Controllo regolarità del gioco, una necessità ‘di legge’?

L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema del riordino normativo dei casinò, ponendo l’interrogativo se dovrebbe occuparsi anche dei controlli sulla regolarità del gioco.

 

di Mauro Natta

Da un articolo del 9 giugno 2026 dei tanti che si ha occasione di leggere in questo periodo: … Chasseur, dirigente del Casinò (di Saint Vincent) considerato dagli inquirenti non l’ideatore dei piani fraudolenti bensì “funzionario progressivamente assorbito in un sistema che altri sembrano gestire”
Da un altro del 2 giugno 2026: “Fra i sedici compiti che i giudici affidano ai due amministratori per ripulire le zone d’ombra, ce n’è uno che colpisce per la sua precisione chirurgica: l’eliminazione della cosiddetta Cassa 44”.

Chi scrive non ha alcuna pretesa di avere la verità in tasca se non l’idea e si appresta a ragionare in argomento case da gioco sulla scorta della propria lunga esperienza nello specifico settore.
Mi pare, da quanto ho potuto ancora leggere sulla stampa che la cassa 44 potesse operare con una dotazione in gettoni di 300mila euro e, quindi, potesse cambiare contanti e/o assegni sino al medesimo importo a clientela particolare frequentatrice del privè. Non ho compreso se la stessa cassa potesse emettere assegni o interessarsi di ordinare un bonifico e, facendone cenno, cerco di immaginare gli uffici che vi potevano intervenire.

Certamente, a mio avviso, non si potrebbe pensare al cambio di contanti alla sola cassa di sala contro ricevuta e/o identificazione del cliente. Altrettanto dicasi di pensare ad un qualcosa di simile per il cambio al tavolo da gioco, l’ho letto ma non rammento dove e quando e mi scuso anticipatamente nel caso avessi mal compreso.
Ritengo altrettanto utile, nel contesto generale nel quale si parla di gioco fisico e legale e senza omettere nel ragionamento i più recenti fatti al momento presunti, legiferare allo scopo dichiarato di porre fine alla mancanza di una legislazione organica del settore, di cui alla sentenza n. 152/1985 della Corte costituzionale con un piccolo iniziale provvedimento.

Un provvedimento legislativo, da estendersi a tutti i casinò italiani che potrebbe originare dalla emanazione di norme obbligatorie per il controllo sulla regolarità del gioco e degli incassi in ragione della natura giuridica delle entrate che, all’ente pubblico proprietario e concedente, derivano dalla gestione della casa da gioco a prescindere se in concessione al privato o al pubblico.

Sicuramente, e la passata esperienza mi conforta, si potrà usufruire di elementi che, facendo riferimento alla percentuale a favore del banco, danno una visione dell’incidenza del contante nei risultati.
È un metodo seguito negli Stati Uniti dove i gettoni si possono acquistare solamente al tavolo e non alla cassa di sala.

Ma, nel Paese, dove i tavoli non sono così numerosi si potrebbe ricorrere, stante che i dati esistono dalla chiusura della cassa di sala del giorno precedente, al saldo della chiusura del giorno che ne evidenzia il movimento nonché, a mente quanto immediatamente precede, da quanto risulta in sede di chiusura dei tavoli relativamente ai contanti cambiati direttamente dai giocatori.

La presente narrazione che inizialmente evidenzia la necessità di un comune corpo di vigilanza, a prescindere dai controllori dell’ente pubblico concedente, mi pare supportata dal fatto che diminuendo le boules (per esempio alla roulette francese) si ridurrebbero le entrate che il concessionario (pubblico o privato) versa alla amministrazione dell’ente proprietario, che, a mente l’art.19 del DL n. 318/86 e la L. n. 488/86 hanno una natura giuridica particolare, lo ripeto: tributaria.

Quanto precede lo trovo anche in linea con le motivazioni che, a datare dal 1927 hanno permesso l’apertura delle case da gioco, permettendo una forma di autofinanziamento degli enti pubblici periferici.

 

Foto di Jonathan Petersson su Unsplash