D’Angelo è intervenuto nel corso della tavola rotonda “Riordino gioco fisico: che mercato sarà? Online tra politica e sviluppi socio-economici”, che si è svolta all’Università di Salerno.
Un dettagliato excursus storico sull’evoluzione del gioco e dell’intrattenimento in Italia è stato tracciato da Sergio D’Angelo, presidente Sapar, nel corso della tavola rotonda “Riordino gioco fisico: che mercato sarà? Online tra politica e sviluppi socio-economici”, che si è svolta all’Università di Salerno.
D’Angelo, prima di fare focus sul delicato tema del riordino del gioco fisico, ha ripercorso le tappe principali dello sviluppo dell’intrattenimento dalla seconda metà del Novecento fino ad oggi e al ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale. “Da qui a un prossimo decennio, il gioco come lo conosciamo noi oggi sarà totalmente stravolto, quindi prepariamoci”. D’Angelo ha anche richiamato l’attenzione sull’importanza economica e occupazionale del comparto del gioco legale: “Oggi, quando si parla di gioco, l’attenzione dei media è rivolta soprattutto alle patologie legate al settore, ma in pochi in Italia parlano dell’importanza della filiera del gioco legale. Ricordo che stiamo parlando di un settore che occupa quasi 150.000 addetti tra produttori, distributori ed esercenti, la maggior parte dei quali è impiegata nel gioco fisico. Si tratta di un settore al quale i giovani devono guardare senza paura e come un’opportunità da cogliere per sviluppare le proprie professionalità”.
A seguire, il presidente di Sapar è intervenuto sulla questione del gioco fisico: “Si tratta di un segmento che subisce politiche proibizionistiche molto forti, come ad esempio quelle legate ai distanziometri. In alcune regioni le aziende di gioco devono stare lontano da scuole, istituti sanitari. In certe regioni addirittura da cimiteri. Insomma si hanno politiche che sfiorano il ridicolo. In tutto questo si inserisce il rischio, per le informazioni che sono finora circolate, che l’atteso riordino del gioco fisico favorisca le grandi multinazionali estere, facendo di fatto scomparire le piccole e medie imprese di gestione che sono un’eccellenza italiana sia in termini lavorativi sia di tutela dei giocatori e degli interessi erariali”.
In Italia, ha aggiunto D’Angelo, ci sono 33 tipologie di gioco. Queste 33 tipologie di gioco si dividono in tre grandi gruppi: “Abbiamo i giochi da intrattenimento senza vincita in denaro, i giochi da intrattenimento con vincita in denaro che sono le slot e le Vlt, e giochi, lotterie e scommesse con vincita in denaro. Desidero soffermarmi sugli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro. Il settore raccoglie 31 miliardi dei 165 miliardi totali, ma contribuisce alle entrate erariali con oltre 5 miliardi di euro, vale a dire il 50% dell’intero introito derivante dal mercato del gioco pubblico. Il riordino potrebbe intaccare in maniera determinate questo settore, mettendo a rischio anche questo valore importante per lo Stato. In Italia il riordino è una necessità che va però portata avanti rispettando gli interessi di tutta la filiera. Ricordo – ha sottolineato – che abbiamo una frammentazione della normativa nazionale che viene disciplinata dalle regioni. In Campania abbiamo tre luoghi sensibili: scuole, chiese ed ospedali. Se andiamo nel Lazio abbiamo sei luoghi sensibili. Se andiamo in Toscana cambia ancora, in Sicilia cambia nuovamente e così via per ogni regione. Insomma una normativa così diversa per regione incide molto sul lavoro degli imprenditori”.
Altro punto che si sta discutendo per quanto riguarda il riordino è l’introduzione degli esercizi certificati e non certificati. “Un altro punto da valutare per capire quale sia la strategia migliore. E l’ultimo dei punti che ci tenevo a sottolineare è passare dall’attuale mercato libero di oggi alla messa al bando dei punti vendita, ma non rilasciando la concessione direttamente al punto vendita ma a un terzo soggetto che poi lo rilascia all’esercente. C’è da discutere, perché dal punto di vista sanitario aumenterebbe ancora di più il rischio sanitario se si considera che già oggi gli esercenti sono vincolati dai contratti dei concessionari a raggiungere livelli di raccolta sempre più alti”.






