Il celebre calciatore Micheal Owen espone il suo punto di vista sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mondo dei cavalli. Secondo lui è un settore ‘anni luce indietro’.
Se parliamo di intelligenza artificiale, il settore dei giochi è senza dubbio all’avanguardia e lo dimostra l’uso innovativo di questa importante tecnologia che sta rivoluzionando il mondo intero. Anche il comparto dell’ippica non fa eccezione e tra le dimostrazioni c’è la recente partnership che Pythia Bloodstock ha stretto con allenatori di primo piano come George Boughey e Hugo Palmer per integrare l’Intelligenza Artificiale (AI) nell’analisi dei puledri alle aste breeze-up.
A evidenziare queste nuove tendenze è Grande Ippica italiana che al contempo riporta anche alcune dichiarazioni di Michael Owen, leggenda del calcio inglese e ora proprietario della scuderia Manor House. L’ex calciatore ha dichiarato in proposito: “Non ho bisogno di capire ogni dettaglio tecnico del sistema, ma i ragazzi di Pythia ci dicono esattamente cosa cercare. Usiamo i dati per fare un controllo incrociato con ciò che vediamo a occhio nudo. Spesso il sistema serve a ‘scartare’ un cavallo: non vogliamo sprecare soldi su soggetti che, secondo i dati, non hanno un futuro brillante”.
Owen ha inoltre aggiunto: “Ho sempre pensato che l’ippica fosse anni luce indietro. Altri sport d’élite come il canottaggio, il ciclismo o le discipline olimpiche usano i dati da decenni; il calcio si è adeguato dieci anni dopo. Quando sono entrato nel mondo delle corse, sono rimasto sbalordito da quanto i metodi di allenamento e acquisto fossero arcaici. I dati non ti garantiscono il vincitore del Derby, ma ti danno un vantaggio competitivo e aumentano drasticamente le tue percentuali di successo”.







