Campione d’Italia, settimana decisiva tra passato e futuro

Entro il 25 aprile il deposito delle liste per le prossime elezioni amministrative, intanto inizia il secondo processo sulla gestione di Casinò e Comune.

 

Settimana decisiva per Campione d’Italia, che guarda ovviamente al futuro e alle prossime elezioni amministrative. Il 25 aprile scade infatti il termine ultimo per depositare le liste e dopo gli annunci ufficiali (in ordine cronologico) di Sergio Aureli (oggi consigliere comunale indipendente, prima in quota maggioranza con l’attuale sindaco Roberto Canesi) e di Luca Frigerio, si aspettano altre candidature. C’è infatti da supporre che lo schieramento di partenza non sia ancora definitivo e che anche Simone Verda (attuale capogruppo di minoranza di Campione 2.0) possa annunciare la propria candidatura, chissà se prima o in occasione della scadenza del termine ultimo per presentare le liste. Così pure, potrebbe essere prossima la discesa in campo di Barbara Marchesini, avvocata campionese che si è più volte, nella sua attività legale, occupata di sanità. Ricordiamo invece che alcune candidature annunciate sono poi, per così dire, rientrate: il segretario organizzativo della Fiamma Tricolore di Como Carlo Russo ha da tempo ritirato la propria, mentre Giuseppe Cianti ha fatto un passo indietro nella corsa a primo cittadino, dicendosi però pronto ad alleanze e a lavorare per un progetto comune con altri candidati.

Intanto però, mentre arriva una deliberazione della Corte dei conti sui bilanci comunali 2018-2024, Campione d’Italia è costretta a guardare anche al passato meno recente.
Il prossimo 23 aprile prenderà infatti il via il secondo filone processuale sulla gestione del Comune e del Casinò di Campione d’Italia dal 2013 al 2018, un filone che mira all’accertamento di eventuali responsabilità da parte di sedici imputati per l’essere poi arrivati al dissesto del Comune e alla dichiarazione di fallimento (poi revocato) del secondo, questo appunto dopo la revoca del fallimento che ha portato a una diversa qualificazione di alcuni reati ipotizzati in caso di fallimento. Tra i capi di imputazione di cui rispondere: false comunicazioni sociali, bancarotta fraudolenta e bancarotta preferenziale relativamente al fallimento, poi tramutatosi in un concordato, del Casinò di Campione d’Italia. Sarà probabilmente il primo atto di un lungo processo, articolato e complesso.
Certamente la situazione di Campione d’Italia, dopo anni travagliati, sembra essere più tranquilla, con il Casinò riaperto, i suoi bilanci in utile, i debitori pagati regolarmente e la prospettiva concreta che il concordato possa concludersi addirittura in anticipo rispetto ai tempi previsti.
I motivi della crisi finanziaria, sfociata nel 2018, addirittura con la chiusura del Casinò, sono da ricercare in molteplici fattori che dal 2012 hanno influenzato i bilanci ma certamente l’origine della fragilità del “sistema Campione” riale a molti anni prima.
Se si guardano i blianci del Casinò e del Comune di Campione d’Italia, dal 2000 circa, si nota infatti come i costi siano esponenzialmente aumentati principalmente a causa dell’aumento dei costi del personale. Certamente il Casinò era stato originariamente istituito (con il Regio decreto legge n. 201 del 2 marzo 1933) al fine di sostenere economicamente il Comune di Campione d’Italia data la sua posizione geografica particolare e ha tra gli scopi istitutivi quello di offrire posti di lavoro per il sostentamento della popolazione locale, ma nel corso degli anni, forse anche per logiche politiche, il costo del personale era cresciuto fino a diventare insostenibile. Da qui la corsa ai ripari che però non ha evitato il disastro del 2018: la dichiarazione di dissesto del Comune, con conseguente licenziamento di una novantina di dipendenti, e il “fallimento” (poi revocato) del Casinò, con conseguente chiusura della struttura, durata fino a gennaio del 2022.
Tra i nominativi dei politici coinvolti nel processo penale, nel 2024 già condannati dal tribunale di Appello della Corte dei Conti, tra le altre cose, a dieci anni di interdizione alla candidabilità, ci sono anche politici e dirigenti che in quegli anni turbolenti hanno gestito le sorti politiche del paese, tra cui gli ex sindaci dell’epoca (2012-2018).
Il legame tra Comune e Casinò, tra politica e vicende giudiziarie, è stato anche all’origine della lunga indagine della Guardia di Finanza che ha poi portato alla richiesta di fallimento del Casinò, alle condanne in appello della Corte dei Conti e al processo che prenderà il via nei prossimi giorni. Era infatti il febbraio del 2016 quando gli allora consiglieri comunali di minoranza Roberto Salmoiraghi e Alfio Balsamo presentarono un esposto alla Procura della Repubblica di Como, lamentando il fatto che era stata modificata la convenzione tra Comune e Casinò e che la casa da gioco non pagava quanto dovuto al Comune stesso, esposto che aveva dato il via all’indagine.
Una volta eletto sindaco, Salmoiraghi intraprese delle azioni per sanare i conti di Casinò e Comune, ma infine, nell’estate 2018, si arrivò, come detto, sia alla dichiarazione di dissesto del Comune che al “fallimento” e chiusura del Casinò.
Il 23 aprile, con la prima udienza del processo penale, si aprirà quindi un nuovo capitolo di una vicenda i cui risvolti sono al momento imprevedibili.