La Relazione Mef sul gioco: ‘Bingo, fatturato in flessione e procedimenti in corso’

La Relazione del Mef sul gioco si sofferma sull’andamento del bingo anche in riferimento ai procedimenti in corso.

 

La Relazione al Parlamento del Mef sul gioco dedica un capitolo anche al bingo, ricordando la complessa e ancora in corso vicenda relativa al pagamento dei canoni di proroga, su cui è intervenuta anche la Corte di giustizia europea, evidenziando che “l’Agenzia si trova nella condizione di dover ottemperare a quanto disposto con le sentenze”, affrontando “un’istruttoria che, come riconosciuto
dallo stesso organo d’appello amministrativo, è di ‘evidente complessità’, e, perciò, ha ravvisato l’opportunità di proporre ricorso ex articolo 112, comma 5, c.p.a., volto a ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza delle sentenze di interesse”.

Spazio poi ai dati, segnalando che sulla base di quelli consolidati al 31 dicembre 2025, nel corso del medesimo anno, è stata registrata una lieve flessione del fatturato del gioco del bingo (inteso come il valore nominale delle cartelle acquistate dai concessionari presso gli Uffici Adm) e del gettito erariale (inteso come 12% del fatturato), pari a -0,47% rispetto all’anno precedente: il fatturato totale, al 31 dicembre 2025, è stato pari a 1.499.247.000,00, con un gettito erariale pari, conseguentemente, a 179.909.640,00 euro.

C’è anche da segnalare “la riduzione, nel corso dell’anno 2025, di due unità delle concessioni attive”, nonché “la circostanza che per alcune concessioni si è rivelato impossibile procedere alla raccolta del gioco con continuità, sia a causa di forza maggiore (alluvioni, smottamenti e crolli), sia per procedure di sfratto o per ritardi nell’ottenimento della licenza ex articolo 88 Tulps da parte delle Questure”.

Inoltre, l’articolo 1, comma 91, della legge di bilancio per il 2025 ha previsto un tetto massimo al montepremi da destinare alle vincite dei giocatori: “A decorrere dal 1° gennaio 2025, il montepremi è fissato in una misura compresa tra il minimo del 70 per cento e il
massimo del 71 per cento del prezzo di vendita delle cartelle”, una misura che il Mef ritiene “abbia ridotto gli spazi di concorrenza sleale tra i concessionari di sale bingo che possono avere margini di utile fortemente differenziati, rivelandosi neutrale sotto il profilo degli effetti finanziari per lo Stato”.

Foto di Alejandro Garay su Unsplash