L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea come variare le regole fondamentali del gioco d’azzardo possa presentare degli elementi di aleatorietà per i casinò.
di Mauro Natta
Devo ammettere che, non conoscendo la specifica regolamentazione del Casinò di Saint Vincent in merito alla possibilità della giocata con i gettoni non convertibili, non mi rimaneva che il proporre congetture.
La sola certezza mi deriva dalla evidente impossibilità di utilizzare i gettoni in parola allo chemin de fer stante la tipologia del gioco, ovvero di circolo. Rimanendo, come gioco di contropartita, la roulette francese che tutti o quasi conoscono, ho scelto questa e un relativo calcolo statistico consolidato.
Devo doverosamente premettere che se per un tecnico di gioco alcune conclusioni sono scontate lo stesso non può essere per tutti, non è semplice e agevole seguire la matematica del gioco d’azzardo. Quindi provo a fare due esempi e ad evidenziarne le differenze, come al solito a mio modo personale di vedere.
Esamino due statistiche, la prima in cui un giocatore perde 10.000 euro al tavolo di roulette con gettoni regolarmente acquistati, la seconda in cui sono persi sempre 10.000 euro ma in gettoni non convertibili o promozionali che dir si voglia; il tutto utilizzando il calcolo statistico precedentemente citato.
1° caso gettoni convertibili: incasso netto del casinò 67% 6.667, mance (il 50%) 1.667 e l’altro 50% agli impiegati. Per un totale di (scusate il modestissimo arrotondamento) di 10.000;
2° caso gettoni non convertibili: incasso netto del casinò 67% 6.667 solo nominale in quanto in gettoni non convertibili, mance (il 50%) 1.667 e l’altro 50% agli impiegati. Per un totale di di 10.000;
Dove la differenza? Nel primo caso il giocatore perde 10.000 euro e il risultato per il casinò è+ 8.334 (6.667 + 1.667) per gli impiegati nulla cambia; nel secondo caso il giocatore non perde alcunché e per il casinò rimane il 50% delle mance, idem per gli impiegati. Il casinò ha pagato con gettoni convertibili le vincite del giocatore che, al termine della seduta, figura come perdente a livello contabile (in quanto ha perso tutti i gettoni promozionali) ma il realtà non lo è (perché ha in tasca dei gettoni convertibili).
In buona sostanza ogni qualvolta l’Azienda emette un quantitativo di gettoni non convertibili l’operazione, sotto il profilo esclusivamente contabile, appare a costo zero in quanto tutti i gettoni sono recuperati (ritengo si mettano nella cassetta dei biglietti) ma, indirettamente per effetto delle dinamiche del gioco d’azzardo si genera un beneficio del 17% per i dipendenti che partecipano alle mance.
Le mance che vanno all’azienda non sono un guadagno in quanto quei gettoni li paga (convertendoli in denaro) con soldi suoi …. che provengono dagli incassi…
Gli unici a guadagnare sono solamente i dipendenti che partecipano alle mance.
Sino ad ora ho esaminato il caso del giocatore perdente ma non perde sempre. Nel momento in cui il giocatore, risultando vincente, dovesse decidere di smettere si ritroverà tra le mani un importo in gettoni trasformabile in denaro indipendentemente che a formare la vincita abbiano contribuito gettoni promozionali o, eventualmente, gettoni convertibili, anche acquistati a sue spese.
Praticamente nel bilancio della sua sessione di gioco tra i gettoni persi risulteranno anche quelli non convertibili (che non ha pagato in quanto ricevuti in omaggio) mentre tra quelli vinti risulteranno soltanto gettoni convertibili.
Ritornando alla tassa di gioco che alla roulette francese è del 2,7% (1/37 che sono i numeri della roulette più lo zero) è chiarissimo che per ogni gettone non convertibile vincente (puntato sul pieno) vengono pagati 35 gettoni di valore e la puntata rimane del giocatore. Quando l’Azienda emette 370 euro (37 gettoni da 10 euro) cosa avviene dal punto di vista statistico? Che:
10 euro ritornano alla azienda (il gettone puntato e vincente se non si ripete il numero);
10 euro vanno a finire nelle mance (trattasi di un gettone convertibile, quindi 5 euro per gli impiegati e 5 euro per il casinò);
350 euro vanno al giocatore (il pagamento del pieno, gettoni convertibili).
Mi domando, e non mi pare di essere in errore ma nemmeno lo posso escludere, che si determini un costo vivo per l’Azienda pari a 345 euro.
Penso si possa ritenere che l’equivoco nasca dal presupposto che il giocatore finisca per perdere anche quanto guadagnato per mezzo dei gettoni promozionali. Ma la decisione spetta al giocatore che può rimetterli in gioco oppure no.
Ecco la mia personale conclusione: tutto ciò che si aggiunge alle regole fondamentali del gioco d’azzardo, secondo la mia esperienza, non crea maggiori vantaggi a chi “banca” i diversi giochi ma solo un terreno fertile per la nascita di speculazioni.
Foto di Amanda Jones su Unsplash






