Casinò e dati, tra narrazione e realtà

L’analista di gaming Mauro Natta osserva come la divulgazione dei dati dei casinò renda a volte difficile la comprensione dell’esatto trend.

 

di Mauro Natta

La prima regola per un dilettante analista, quale mi ritengo, è quella di non dare per scontato che tutte le notizie divulgate siano obiettive, ma di verificarle in prima persona, se possibile.

Chi mi segue già conosce la mia antipatia per quanti confrontano i risultati di un mese rispetto allo stesso dell’anno precedente in quanto il dato potrebbe essere condizionato dal numero dei weekend oppure da un calendario che prevede ponti più o meno lunghi.

Anche il Casino de la Vallèe, come tutti gli altri pur se con una diversa frequenza, è incappato nelle mie critiche. A gennaio 2026 il confronto non si rivolgeva più all’anno precedente ma alla media degli ultimi 5 anni (2022 – 2026), idem per febbraio e marzo 2026.

Incuriosito da tale svolta ho pensato di approfondire la questione, non tanto per verificare se i conteggi erano esatti ma per capirne, se possibile, le motivazioni.

Come approccio iniziale ho scelto di confrontare il primo trimestre 2025 con il primo trimestre del 2026.

A seguito di una semplice ricerca mi risulta che nel primo trimestre del 2025 l’incasso della casa da gioco è stato pari a 21.346.215 euro mentre nello stesso periodo del 2026 l’incasso è stato 18.246.285 euro, quindi 3 milioni circa in meno, un milione al mese rispetto al 2025, salvo errori anche precedenti, un calo del 14,5%.

Devo ammettere che prima di effettuare questa verifica e basandomi sui ufficiali penso comunicati, quando si esibivano risultati in linea con quelli dell’ultimo quinquennio, non avevo avuto la percezione che l’andamento fosse come l’ho trovato.
Sono quasi certo che molti altri possono essere caduti nello stesso equivoco quindi non mi reputo il solo.

A mio avviso siamo, forse, di fronte alla classica dimostrazione che “non tutto è come appare” e che spesso le conclusioni possono essere influenzate dal modo con il quale i fatti vengono rappresentati, nel caso specifico cambiando il periodo di riferimento.
Sarà, non lo nego, una deformazione professionale ma di primo istinto mi è venuto in mente il famoso gioco delle tre carte, un gioco non certamente di azzardo.

In ogni modo, restando fedele alle mie convinzioni, non dovrei scandalizzarmi in un calo trimestrale del 14,5% a Saint Vincent senza avere i dati del mercato nazionale per il fatto che, magari, anche quel mercato potrebbe avere registrato la stessa flessione.

Tuttavia mi sento in dovere di rilevare che, sebbene Venezia e Campione d’Italia non amino rendere pubblici i propri affari, il Casinò di Sanremo, nel rispetto di quella trasparenza che ci si aspetterebbe da tutte le aziende partecipate, registra un incremento degli introiti nel primo trimestre del 2026 pari al 14,25% sul 2025.

Quest’ultimo elemento, anche se non esaustivo, alimenta il sospetto che la “quota di mercato” del Casinò di Saint Vincent potrebbe aver subito una flessione più importante di quanto riscontrato, nei miei conteggi, a livello di introiti assoluti.

Non solo, contestualmente si registra un aumento dell’11,45% degli incassi derivanti dall’attività dell’Hotel Billia provenienti, come mi pare ci si preoccupi di sottolineare, dalla “clientela pagante”, e segnalata come trai giocatori di un certo livello.

Ora, per quanto ho espresso ultimamente, la “clientela pagante” può recarsi al casinò e ricevere un ammontare in gettoni non convertibili pari a quanto speso all’Hotel grazie alla promozione individuata come servizio cashback.

Senza ripetere il ragionamento già fatto in un precedente e recentissimo articolo vorrei ribadire che, per effetto delle dinamiche di gioco, i gettoni non convertibili si trasformano, a mio parere, automaticamente in gettoni convertibili indipendentemente dall’azione del singolo giocatore ma solo per l’effetto di una conseguenza statistica, che erode la puntata iniziale (gettoni non convertibili) solo in una misura pari a quella prevista dalla “tassa di gioco” (ad esempio 2,7% alla roulette francese) restituendo la rimanenza (alla roulette francese il 97,3% al lordo delle mance) in gettoni di valore (che sono convertibili in denaro).

In altri termini mi pare che al cliente giocatore dell’albergo viene offerto come benefit la possibilità di giocare d’azzardo non con i soli soldi suoi, ma grazie al finanziamento della casa da gioco, con qualcosa in più.

Invece rammento, sempre che la memoria non mi faccia danno, dopo aver individuato dei giocatori che partecipano al gioco ad un livello decisamente più alto della media le maestranze dell’Azienda procedevano ad offrire l’ospitalità alberghiera (oppure una cena al ristorante) a proprie spese con il duplice obiettivo di “risarcire” in parte quel cliente che ha subito una grossa perdita oppure favorire la permanenza nella casa da gioco a quel cliente che ha registrato una grossa vincita.

Ma procediamo con l’analisi. A questo punto mi trovo in difficoltà in quanto non mi è dato conoscere in quale data è stata attivata la promozione in discorso. Nell’eventualità che la promozione in parola sia stata attivata dopo marzo 2025, si rende un ragionamento diverso che mi propongo di scrivere, forse, in un secondo tempo.

In chiusura devo ammettere che la maggior parte delle mie conclusioni, del tutto personali, non dipendono dal diploma di ragioniere conseguito nel 1959 ma sono frutto di 40 anni di attività in una azienda atipica quale è una casa da gioco.

Nella sua formulazione originale, a quanto mi è dato conoscere, il noto “bonus cashbanck casino” consisteva nel restituire al giocatore un parziale rimborso sulle perdite nette o sul volume di gioco generato in un determinato periodo, generalmente in una percentuale compresa tra il 5 e il 25%.

Questo strumento di marketing si potrebbe, a mio avviso, applicare esclusivamente al gioco online in quanto per calcolare la perdita netta è necessario conoscere esattamente l’ammontare complessivo delle vincite e delle perdite del singolo giocatore, operazione praticamente impossibile in un casinò fisico.

Il mio obiettivo non è quello di creare facili allarmismi ma per correttezza devo rappresentare che nell’ultimo periodo ho ragionato prevalentemente su questioni amministrative (cassa assegni) e relative al marketing (promozioni), cioè la parte più semplice che riguarda i soli reparti ausiliari del gioco.

A fronte della mia esperienza personale sono arrivato a concludere che le competenze necessarie per gestire una casa da gioco, tecniche ed amministrative, non possono ricercarsi in una unica figura ma debbono risultare dal bilanciamento dei due distinti ruoli.

Un modello gestionale che non preveda un solido equilibrio tra il ruolo tecnico di gioco e il ruolo amministrativo potrebbe aumentare il rischio di disallineare la produzione e la formazione di nicchie di potere.

Costruire un cruscotto, scusate il richiamo all’auto, che permetta di accendere le luci sui fenomeni aziendali è forse l’unico rimedio alle decisioni prese di pancia per una guida dell’organizzazione in tutta sicurezza.

Mi piace chiudere con una frase che mio nonno materno citava spesso in dialetto ligure, ve la traduco: assumi i migliori e lasciali fare il loro lavoro, oppure assumi i più economici e dici a loro cosa fare.

 

Foto di Natalia Y. su Unsplash