Riordino gioco, la politica: ‘Riforma tuteli consumatori, concorrenza e libero mercato’

I politici presenti al convegno organizzato a Roma dal Milton Friedman Institute sottolineano l’importanza che il riordino del gioco fisico tuteli i consumatori, la concorrenza e il libero mercato.

Roma – Fitto parterre di politici, oltre che di rappresentanti delle associazioni e delle aziende del settore,  al convegno organizzato quest’oggi, 4 marzo, a Roma, dal Milton Friedman Institute e dal titolo “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato”, occasione di confronto tra istituzioni, esperti e operatori del settore su un tema centrale per l’economia italiana: il rapporto tra regolazione pubblica, tutela dei consumatori, concorrenza e principi di libero mercato nel comparto del gioco legale.

BERTOLDI – L’apertura dei lavori spetta al direttore esecutivo del Milton Friedman Institute, Alessandro Bertoldi: “L’incertezza delle regole rappresenta oggi uno dei principali ostacoli agli investimenti, e non è pensabile che un settore con questi numeri possa continuare a investire in un Paese in cui le regole sono folli”. Bertoldi sottolinea poi come il gioco legale rappresenti “l’unico vero antidoto all’illegalità e al sommerso, ma restrizioni eccessive possono favorire lo spostamento dell’utenza verso il mercato illegale o verso l’online, fenomeni che per il consumatore risultano spesso difficili da distinguere”.

Un riferimento anche alle teorie economiche di Milton Friedman, secondo cui monopoli e oligopoli duraturi non nascono dal mercato ma dagli interventi governativi, per fare il collegamento al “rischio di una possibile concentrazione del mercato derivante dalle regole previste nei futuri bandi per il gioco fisico, con particolare riferimento alle concessioni per gli apparecchi”.
Secondo Bertoldi “una concentrazione eccessiva, eventualmente indotta dalle regole pubbliche, potrebbe non solo danneggiare le imprese ma anche creare una situazione di dipendenza dello Stato da poche grandi aziende in un settore che genera circa 11 miliardi di euro di gettito, configurando di fatto una sorta di joint venture tra Stato e poche imprese”.

In questo contesto serve “un’assunzione di responsabilità politica sul riordino del settore: decisioni di questo tipo non possono essere delegate esclusivamente ai tecnici ma devono essere affrontate a livello politico. Auspico l’apertura di un tavolo di confronto tra decisori pubblici e operatori della filiera”, ed è anche necessario “correggere l’impostazione seguita finora nel riordino del comparto, che ha visto procedere prima con la gara per l’online e solo successivamente con il riordino del gioco fisico”.

CAPEZZONE – Il direttore de Il Tempo Daniele Capezzone, moderatore dell’incontro, sottolinea “la preoccupazione per una situazione che negli anni ha visto crescere attorno al settore un clima di fobia illiberale generato dalla confusione tra gioco legale e gioco illegale e accompagnato da un quadro regolatorio e fiscale ritenuto eccessivamente gravoso”.
Questo contesto rischia, a suo dire, di “produrre effetti controproducenti sotto diversi profili, incidendo negativamente sulla vita delle aziende che operano nel rispetto delle regole, sull’occupazione e persino sul gettito fiscale, mentre potrebbe finire per favorire indirettamente gli operatori del gioco illegale”.

A prendere la parola il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, che evidenzia: “Il settore è arrivato a una fase di svolta” e “il sistema dovrà essere in grado, nei prossimi mesi, di dare piena attuazione alla delega sul riordino del gioco pubblico” con l’obiettivo di arrivare entro agosto 2026 al completamento del riordino complessivo del settore. Secondo Mulè questa tappa è “necessaria per superare definitivamente un approccio che negli anni ha spesso condizionato il dibattito sul gioco legale, un approccio che si è rivelato nemico della realtà, finendo per inquinare la discussione su temi centrali come concorrenza e libero mercato”.
Secondo Mulè due sono gli obiettivi della riforma: “il gettito erariale e la tutela della salute pubblica. Due dimensioni che non possono essere considerate in contrapposizione, ma che devono trovare una sintesi all’interno di un sistema regolatorio coerente”. Si deve dunque “superare una logica emergenziale che ha caratterizzato molti interventi del passato, spesso legati alla cronaca o a situazioni contingenti” e basarsi invece “su interventi complessi e complessivi, capaci di evitare interventi frammentati o a compartimenti stagni”.
Misure isolate come i distanziometri o limitazioni su specifici prodotti “rischiano di spostare la domanda verso canali meno presidiati e questo avrebbe conseguenze negative sia sul piano del gettito sia su quello del controllo pubblico”.

L’esponente azzurro evidenzia dunque i punti fondamentali del riordino: “La necessità di fissare regole stabili e omogenee tra gioco fisico e gioco online, superando differenze che nel tempo hanno creato squilibri tra i diversi canali dell’offerta” e “la costruzione di un modello di offerta ‘safe’, cioè dotato di strumenti reali di tutela, come sistemi di autoesclusione, limiti di gioco, tracciabilità delle operazioni e formazione degli operatori. Strumenti che devono servire sia alla prevenzione sia alla presa in carico delle persone che sviluppano comportamenti problematici”. Serve poi “garantire il rafforzamento dei presìdi di controllo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e contrastare con decisione l’offerta illegale”.

DE BERTOLDI – Il deputato Andrea de Bertoldi (Lega), componente della Commissione Finanze della Camera, ricorda come appena otto giorni prima si sia svolto alla Camera, nella Sala della Lupa, un convegno dedicato alla riforma del gioco pubblico. Il parlamentare spiega di aver scritto il giorno successivo al viceministro Maurizio Leo e al direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli Roberto Alesse per segnalare alcune criticità legate al decreto legislativo atteso sulla materia, sottolineando che “nella tecnica legislativa un decreto non può essere emendato ma solo accompagnato da pareri o condizioni” e che per questo dovrebbe nascere da “un confronto approfondito, soprattutto con gli operatori del comparto”. Secondo De Bertoldi, questo confronto non è stato finora pienamente realizzato e il ritardo nell’emanazione del provvedimento potrebbe indicare la volontà del governo di riconsiderare alcuni aspetti alla luce delle osservazioni ricevute.

Il deputato pone quindi alcuni interrogativi sulla direzione della riforma: “Vogliamo davvero andare verso un oligopolio o vogliamo garantire, da liberali, il libero mercato e la concorrenza?”, afferma, facendo riferimento anche alle ipotesi di innalzamento dei limiti di concentrazione fino al 40%. Tra i temi affrontati anche il diverso trattamento fiscale tra gioco online e gioco fisico: “Se avessi entrambe le concessioni , spiega, indirizzerei i clienti verso il gioco online, perché rende di più all’impresa, ma questo è davvero l’interesse dello Stato?”. De Bertoldi riassume quindi i nodi politici della riforma in tre questioni centrali: libero mercato o oligopolio, tutela dell’erario o massimizzazione dei profitti privati, e quale sia l’approccio più efficace per gestire i rischi sociali legati al gioco.“Sono domande semplici e chiare alle quali attendiamo risposte” conclude.

ROSATO – Interviene anche l’onorevole Ettore Rosato (Azione), che sottolinea come il tema del gioco pubblico riguardi direttamente la vita dei cittadini e sia spesso segnato da “elementi di demagogia” nel dibattito pubblico. Il parlamentare ribadisce un principio che definisce centrale: “il gioco legale rappresenta uno strumento di contrasto al gioco illegale e alla criminalità organizzata”, spiegando che proprio dove manca una regolamentazione chiara si inseriscono circuiti illegali spesso gestiti dalla criminalità. Rosato richiama quindi la necessità di distinguere tra il ruolo dello Stato che regola il gioco e l’idea che lo Stato lo alimenti, affermando che le istituzioni devono “disciplinare pienamente il settore e assumersi la responsabilità delle scelte regolatorie”. Il deputato affronta anche il tema della regolamentazione territoriale, osservando che il sistema delle concessioni è nazionale e che non è coerente che su concessioni statali intervengano regolamenti comunali differenti, creando disomogeneità tra territori. Infine sottolinea come la filiera del gioco pubblico rappresenti “una realtà con caratteristiche anche industriali e con un forte contenuto di innovazione”, evidenziando che le prossime decisioni normative saranno decisive per affrontare le questioni ancora aperte, a partire proprio dalla regolamentazione territoriale.

SALA – L’onorevole Fabrizio Sala (Forza Italia), componente della Commissione Finanze della Camera, che invita a superare la contrapposizione tra gettito fiscale e contrasto alla ludopatia nel dibattito sul gioco pubblico. “Quando si affronta un tema come questo c’è da una parte il rischio di un populismo mediatico sulla ludopatia e dall’altra il tema del gettito per lo Stato”, osserva, sostenendo che il settore debba essere considerato innanzitutto “un’economia”. Sala sottolinea quindi la necessità di stabilità normativa: “Il punto numero uno è la certezza delle norme nel tempo. Meglio una norma mediocre che rimane per tanti anni piuttosto che una buona norma che viene cambiata ogni anno”, afferma, evidenziando come l’instabilità regolatoria rappresenti un rischio per gli investimenti. Il deputato richiama anche la necessità di allineare Stato ed enti locali e invita ad affrontare la riforma partendo dal riconoscimento del gioco pubblico come filiera economica. “Questo è un settore economico che produce ricchezza e deve produrre ricchezza per tutta la sua filiera”, conclude, proponendo anche l’istituzione di un tavolo tecnico tra istituzioni e operatori per costruire una riforma stabile e capace di attrarre investimenti.

TREVISI – Il senatore Antonio Salvatore Trevisi (Forza Italia), componente della Commissione Bilancio,  richiama l’evoluzione del gioco pubblico negli ultimi anni e le trasformazioni del comparto. Il parlamentare ricorda come in passato alcune forme di gioco fossero legate a specifiche filiere economiche e a eventi sportivi, citando ad esempio il settore ippico e realtà come l’ippodromo di Capannelle, sottolineando che oggi il gioco è “sempre più elettronico e digitale”, una trasformazione che “non va criminalizzata” ma che richiede di distinguere tra diverse tipologie di offerta. Secondo Trevisi, il gioco collegato a eventi sportivi e filiere produttive presenta caratteristiche diverse rispetto alle forme più rapide e virtuali, che possono risultare “più compulsive”. Il senatore annuncia quindi l’intenzione di presentare un emendamento per introdurre nei sistemi di tutela dei giocatori la possibilità di “un’esclusione parziale e non soltanto totale dalle piattaforme di gioco”, permettendo agli utenti di limitare l’accesso alle modalità considerate più virtuali mantenendo invece la possibilità di partecipare ai giochi legati agli eventi sportivi. Conclude sottolineando la necessità che la riforma valorizzi i segmenti del gioco pubblico che generano ricadute economiche e sociali più ampie, in particolare quelli collegati allo sport e alle filiere produttive.

PEDRIZZI – Nel dibattito interviene anche Riccardo Pedrizzi, già senatore, che afferma: “Da mesi si rincorre il ritornello di una riforma imminente, ma la realtà parla di un andamento lento che rischia di paralizzare l’intera filiera. Per attrarre investimenti, specialmente dall’estero, è fondamentale superare la frammentazione legislativa e scongiurare lo spettro di un oligopolio che danneggerebbe lo Stato e le imprese”.

Secondo Pedrizzi “uno dei problemi principali del sistema attuale è la mancanza di una legislazione uniforme. Oggi, un investitore si trova a dover navigare tra una miriade di regole che cambiano non solo da regione a regione, ma addirittura da comune a comune”. ​Per garantire stabilità, è necessario che “il Governo vari linee guida normative valide per tutto il territorio nazionale e, soprattutto, per un arco temporale che giustifichi l’investimento iniziale. Senza certezza del diritto, il capitale straniero continuerà a percepire l’Italia come un mercato ad alto rischio”.

Pedrizzi scende nel dettaglio: “La riforma deve definire con precisione i confini d’azione dei vari dicasteri coinvolti: il ministero dell’Economia e delle Finanze per la gestione del gettito erariale, il ministero della Salute per la prevenzione e contrasto alle ludopatie, il ministero dell’Interno per la tutela dell’ordine pubblico e legalità”.

Anche Pedrizzi si sofferma sui rischio oligopolio: “​Prefigurare un mercato limitato a pochissimi grandi attori sarebbe un errore strategico gravissimo. Il tessuto produttivo italiano è composto da medie e piccole aziende che garantiscono capillarità e controllo ” e “se il mercato si riducesse a due o tre soggetti, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli perderebbe forza negoziale, trovandosi in ginocchio di fronte a giganti privati.”. Non solo: ci sarebbe, a detta di Pedrizzi, “un incasso immediato dalla vendita di poche mega-concessioni non compensa la perdita di entrate costanti garantite da una filiera diversificata e sana. Non sono un amante di un mercato senza regole, ma un sistema concessorio deve regolamentare, non soffocare la concorrenza”,

E così conclude: “Il settore non può più aspettare. La filiera è pronta a fornire cifre e analisi per costruire un sistema che tuteli la salute pubblica, garantisca il gettito e protegga migliaia di posti di lavoro. Chiediamo trasparenza e coraggio politico: è tempo di passare dai ‘prossimi giorni’ ai fatti”.

DAMIANI – Il senatore di Forza Italia e componente della commissione Bilancio Dario Damiani richiama, nel suo intervento, la necessità di “mantenere alta l’attenzione sul settore del gioco pubblico” e di “arrivare in tempi brevi a un quadro normativo stabile e definito”.

“Negli ultimi anni sono state adottate diverse iniziative  – ricorda il senatore – e alcuni risultati sono già stati raggiunti, ma resta ancora da compiere l’ultimo passo per passare a una fase pienamente operativa, fondata su regole certe e durature. L’incertezza normativa rappresenta oggi uno dei principali problemi per il mercato, che coinvolge imprese, occupazione e gettito erariale, considerando che il comparto genera circa 13 miliardi di euro di entrate per lo Stato e impiega numerose aziende e lavoratori. Proprio per queste ragioni è necessario garantire una cornice regolatoria stabile nel tempo, che consenta alle imprese di organizzarsi e programmare investimenti, affrontando in modo equilibrato i temi della regolazione, della concorrenza e del libero mercato”. E certamente “negli anni il quadro normativo è stato complicato dall’intervento degli enti locali, che hanno introdotto regolamentazioni su distanze e orari, con il risultato di bloccare in molti casi la possibilità di aprire nuovi punti di gioco. Ha citato, ad esempio, numerosi comuni in cui, a causa delle distanze minime da luoghi sensibili come chiese, palestre o oratori, è diventato di fatto impossibile avviare attività sul territorio”.

Anche da parte di Damiani, un appello a “superare questa fase attraverso un confronto tra tutti i livelli istituzionali: un tavolo di lavoro in cui stabilire con chiarezza ruoli e competenze tra Stato, regioni ed enti locali, al fine di definire una pianificazione di lungo periodo per il settore”.

L’obiettivo, conclude, “deve essere quello di riportare la domanda di gioco all’interno del circuito legale, rafforzando al tempo stesso le politiche di prevenzione della ludopatia e creando condizioni favorevoli per lo sviluppo di un mercato regolato. Il governo sta lavorando al riordino del settore e l’obiettivo è arrivare entro la fine del 2026, termine dell’ultima proroga concessa, alla definizione di una normativa stabile e chiara che possa offrire prospettive certe agli operatori e al mercato del gioco pubblico”.

 D’ATTIS – L’onorevole Mauro D’Attis (Forza Italia), sottolinea come il riordino del gioco pubblico debba garantire un equilibrio tra regolazione, tutela della legalità e sostenibilità economica per le imprese della filiera. Il deputato ricorda il proprio impegno sul tema fin dal 2018 e invita a evitare contrapposizioni ideologiche, evidenziando come il sistema concessorio rappresenti uno strumento fondamentale per contrastare il gioco illegale: “Quello che riuscite a fare tenendo il gioco nella legalità ci consente di arginare i margini dell’illegalità”. D’Attis richiama anche le difficoltà vissute dal settore durante la pandemia, sottolineando il ruolo delle piccole e medie imprese della filiera, ma osserva che il riordino comporterà inevitabilmente anche una razionalizzazione del comparto. Tra i nodi da affrontare indica il superamento delle normative disomogenee tra territori, dai distanziometri alle restrizioni locali, ricordando anche alcune contraddizioni legislative del passato come il divieto di pubblicità introdotto con il decreto Dignità. Il parlamentare conclude assicurando attenzione alle istanze degli operatori e ribadendo che il rafforzamento del gioco legale rappresenta uno degli strumenti più efficaci per contenere l’espansione dell’offerta illegale.