Il comparto del gioco pubblico è interventuo nell’evento romano ‘Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi, a tutela della legalità, giocatori, imprese, occupazione ed entrate erariali’. Con Geronimo Cardia (Acadi), Francesco Gatti (Sapar)e Marco Zega (Codere Italia).
Francesco Gatti (Sapar): ‘Manca il dialogo con politica e amministrazioni, il Governo tuteli le Pmi Made in Italy’
“Ci sono 2.500 aziende sul territorio nazionale che rischiano di essere cancellate se i parametri del bando di gara del riordino del gioco fisico saranno, come parlano alcuni rumours, appannaggio di grandi multinazionali con forti disponibilità economiche di cui le piccole e medie imprese non possono ovviamente disporre”. L’allarme lanciato da Francesco Gatti, il presidente del tavolo tecnico operatori dell’associazione Sapar, nel corso dell’evento promosso da Lcd a Roma nella giornata di oggi.
Le Pmi del gioco, secondo Gatti, “sono state e sono tuttora l’ossatura di questo settore e le 2.500 imprese gestiscono le macchine da gioco allacciate attraverso i concessionari di rete che fa la raccolta e la validazione dei dati grazie a 140.000 occupati. La Sapar rappresenta il 50% di queste aziende e siamo a tutela delle piccole imprese e dei posti di lavoro oltre all’esperienza e agli anni di sacrifici che abbiamo prodotto in questi anni. Siamo passati dal videopoker alla completa legalità ma abbiamo subìto nel tempo un’operazione abbastanza demagogica, diciamo anche di soppressione della loro potenzialità di di lavoro. Giustamente o ingiustamente le Regioni, i sindaci hanno operato in maniera un po’ discriminatoria su solo su una sola tipologia di prodotto che viene distribuito dalle macchine. Tuttavia il 73% dei ludopatici del Sert si dichiara dipendente non dalle macchine da gioco Awp o Vlt ma da altri verticali come gratta e vinci, scommesse live e online e iGaming in generale. Siamo convinti che sia questa la battaglia giusta da combattere?”.
Il confronto con la politica c’è stato? “Ricordo una battuta dell’avvocato Agnelli che diceva: ‘I politici passano, i burocrati restano’. Il confronto è mancato, sì, ma per noi è cruciale un rapporto continuativo con le amministrazioni del settore e degli enti locali – ha proseguito Gatti – noi operatori piccoli di settore vorremmo invece continuare a lavorare perché siamo piccoli ma tantissimi vorranno continuare a lavorare partecipando anche alla filiera con qualche concessionario, ma è ovvio che deve essere data la possibilità alle nostre società e ai nostro dipendenti di continuare a fare questo lavoro. Per questo la domanda che dobbiamo fare in modo critico è che se esiste questa necessità e questa voglia di tutela della piccola media impresa italiana allora la politica e il Ministero del Made in Italy dovrebbe ascoltarci. Altrimenti dovremo pensare che questa attenzione non vi è più rispetto alle nostre aziende. Non è possibile pensare a un riordino di un settore importante senza coinvolgere in nessun modo e in nessun caso le parti sociali, quando rappresentiamo decine di migliaia di lavoratori, sarebbe una follia”.
L’assenza di dialogo rimane: “Sì, manca un rapporto con questa amministrazione e chi si prende la responsabilità di scrivere queste regole così importanti debbano ovviamente manifestare una grande responsabilità perché in funzione della loro interpretazione vi è una ricaduta sulle vite delle persone, delle famiglie, sullo stipendio. L’assenza di dialogo è un macigno su questa vicenda, ma probabilmente siamo qui anche per questo per richiedere con grande forza il rispetto per le nostre aziende e la necessità che le nostre aziende siano incluse nel dibattito che possa portare un miglioramento ad una bozza che oggi pare che sia quasi completata. Parliamo sempre di indiscrezioni perché di certo e di vero in questo momento non pare esserci nulla”, ha concluso Gatti.
Geronimo Cardia (Acadi): ‘La priorità è trattare la materia in maniera organica’
Da parte sua Geronimo Cardia (presidente Associazione Concessionari Acadi) sottolinea: “Abbiamo vissuto un momento di travaglio quando si parlava di anticipare la riforma dell’online, per noi solo una visione organica dell’intero comparto consente di mettere mano a quelle leve che servono innanzitutto a tutelare la persona. Il disturbo da gioco d’azzardo se non trattato con attenzione e visione organica finisce per sfuggire alla necessaria tutela. La prima cosa che avevamo chiesto all’epoca era di trattare unitariamente il comparto, come la Delega fiscale prevedeva, saggiamente, già dal 2023. Il riordino dell’online è stato fatto, la gara ha portato a importante gettito erariale per lo Stato. Il settore online aveva già il vento in poppa: l’aumento della raccolta online ha tendenze molto importanti, mentre gli apparecchi da intrattenimento ha perso molto, ma nonostante questo porta più della metà dell’intero gettito erariale del comparto. Nel momento in cui c’è visione organica del prodotto si crea un problema. Certamente è una partita difficile, con le Regioni che regolamentano in materia di salute, ma già le stesse Regioni hanno perso l’occasione di fermare la riforma dell’online pretendendo una riforma organica. Siamo sorpresi che parlando di riordino del territorio le Regioni dicono che è giusto lasciare una distanza di 100 metri da un luogo di gioco a uno sensibile per dissuadere l’utente, ma anche senza percorrerli lo stesso prodotto è disponibile online. Si sta imponendo un distanziometro a uno dei 33 prodotti di gioco”.
Cardia sottolinea: “I dati sono sotto gli occhi di tutti. Proviamo a parlare con le Regioni. Le soluzioni tecnologiche ci sono. Oggi c’è quasi una sommossa popolare, non sappiamo se è vero, ma parliamo del 40 percento, significa valutare se ci sono soggetti giuridici che arrivano ad aggiudicarsi il 40 percento del mercato del fisico. Questa è la cosa che si è scatenata sul territorio”. Secondo le ultime bozze circolare infatti, al contrario di quanto inizialmente prospettato (assegnazione di un lotto minimo di apparecchi e locali ad un prezzo prestabilito con un limite di concentrazione di mercato pari al 25 percento – come per l’ultimo bando che ha emesso le concessioni ancora operanti in regime di proroga) la proposta prevedrebbe: una riduzione drastica di punti ed apparecchi da assegnare col criterio del massimo rialzo; la concentrazione massima di mercato aumentata dal 25 al 35/40 percento.
“Un tempo – ricorda Cardia – le concessioni erano 13, poi 10 in virtù delle fusioni, con questo scenario 6 rischiano di non farcela. Tutti hanno autenticamente paura, ci dicono gli esperti che il legislatore per portare il livello massimo di concentrazione dal 25 al 40 percento lo deve fare per interesse pubblico, ma cosa succede dopo che hai dato il 40 più 40 percento del territorio alle stesse persone che hanno già acquisito l’80 percento dell’online? Sono state fatte simulazioni di quanto può succedere? Ci deve essere una valutazione di impatto che non abbiamo visto. Nel momento in cui il gettito erariale si perde e va nel privato, la persona che accede al prodotto lo fa online, giocherà dieci volte di più di tempo. Vogliamo fare gli errori della caccia alle streghe nel 2011 dicendo che il nemico pubblico è l’online? Bisogna trattare la materia in maniera organica”.
Cardia conclude i lavori dopo gli interventi della politica: “A oggi lo Stato italiano – afferma in riferimento al caso di Booking – consente che su 100 euro di affitto 25 vanno a Booking esentasse, ma perché questo importo non viene tassato? Nel nostro settore se manca la visione organica saremo pieno di dibattiti sulle aliquote e non parleremo del resto. Se il decreto come ne stiamo parlando viene portato in Parlamento la missione sarà impossibile. Potremmo andare in commissione a protestare, in Senato e alla Camera, l’iter lo conosciamo. Già oggi le nostre associazioni chiederanno un incontro motivato e argomentato. Forse non ci vorranno ascoltare ma i temi sul tavolo li avremo messi, di più non possiamo fare”.
Marco Zega (Codere Italia): ‘Ipotesi di riordino a basso Roi e a rischio 1,5 miliardi di gettito e 24mila posti di lavoro’
Marco Zega, direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia, ha messo in guardia sui possibili effetti della riforma del gioco pubblico ed evidenzia criticità economiche e occupazionali. Presentando le simulazioni basate sui dati 2025, spiega che gli investimenti richiesti dalla nuova concessione rischiano di rientrare “in oltre sei anni”, con il risultato che “di nove anni di concessione, due terzi servono solo per ripagare l’investimento”.
Secondo Zega, quasi la metà delle Awp oggi operative non riesce a recuperare i costi nell’intero periodo concessorio, mentre anche per le Vlt “è ragionevole pensare che intorno al 50% delle macchine fa fatica a recuperare l’investimento”.
L’uscita dal mercato delle apparecchiature meno performanti può tradursi, avverte, in una perdita di gettito per lo Stato superiore a 1,5 miliardi di euro e in “circa 24mila esuberi” nel settore. “Una gara al massimo rialzo porta maggiori casse immediate allo Stato, ma nel medio-lungo periodo ci sono ripercussioni molto importanti”, sottolinea, ponendo infine un interrogativo sulla sostenibilità economica del sistema: “Perché si debba partecipare a una gara così onerosa se i numeri non dimostrano un ritorno dell’investimento?”.








