L’attesa norma che avrebbe dovuto stabilizzare le case da gioco parigine oltre la fine della proroga di dicembre 2027 non compare nella legge di bilancio 2026 e si riapre l’incertezza per il settore.
Il poker live nelle case da gioco parigine che prendiamo sempre ad esempio e a modello per parlare di una regolamentazione del settore, rischia di fermarsi al 31 dicembre 2027. A meno che non si intervenga a fine 2026 o a fine 2027 per inserire quella famosa postilla contenuta in un emendamento che avrebbe dovuto dare una stabilità almeno di 9 anni, alle room e alle sale da gioco della capitale francese.
La legge di bilancio 2026
Quelli che erano rumours o indiscrezioni alla fine sono diventati fatti con l’approvazione definitiva della legge (in Francia lo chiamano progetto) di bilancio 2026. O meglio, come riporta la stampa francese, una non notizia che, però, rischia di gettare nuovamente nell’incertezza un settore che aveva ripreso vigore e programmazione (vedi il palazzo del gioco di Partouche) dopo il rinnovo di due anni delle licenze. Ricordiamo, infatti, che lo scorso dicembre 2024 le case da gioco in questione erano state bloccate dalla crisi di governo che aveva messo in stallo tutto il settore. Mancava sempre quel famoso emendamento che doveva rinnovare la licenza sperimentale di 7 anni partita proprio nel 2018 e che andava rinnovata. Dopo che Emmanuel Macron riuscì a trovare la quadra per un governo stabile i club francesi ottennero la proroga biennale.
Ma, come detto, il documento finanziario del governo non contiene alcuna disposizione relativa alle case da gioco parigine. Nessuna riforma, nessuna proroga, nemmeno un segnale politico: la questione rimane invariata. Il regime rimane sperimentale e ora, a meno che il Governo intervenga in un decreto postumo (come il Milleproroghe italiano, tanto per capirci), la non decisione rimette gli imprenditori nell’incertezza normativa, il male peggiore per chi opera in qualsiasi business.
L’emendamento sparito
All’inizio di dicembre, l’adozione di un emendamento durante i dibattiti parlamentari aveva riacceso le speranze di una continuazione delle sale da gioco oltre il 31 dicembre 2027. Sia tra gli operatori che tra i dipendenti, l’idea di una graduale normalizzazione del modello aveva iniziato a prendere piede. E l’avevamo comunicato.
L’emendamento non è stato incluso nel testo finale della legge di Bilancio francese. A livello tecnico giuridico il Governo ha adottato l’articolo 49.3, accettando pienamente il contenuto – e le omissioni – del disegno di legge. Una specie di “fiducia” sul testo completo arrivato sui banchi dell’esecutivo.
Le reazioni
Le domande che gli operatori si fanno sono legittime e anche chi lavora ed era rimasto nel limbo della cassintegrazione per due mesi e mezzo, ora dovrà proseguire con un orizzonte temporale limitato.
E i colleghi de Les Clubs des Jeux Parisiens si chiedono: “È possibile mantenere un’attività economica sostenibile in un regime sperimentale? Come attrarre investitori o strutturare una strategia a lungo termine senza visibilità normativa? Quale ruolo intende realmente attribuire lo Stato alle sale da gioco all’interno dell’ecosistema del gioco d’azzardo francese? Questa scelta di rimanere in silenzio – né nel disegno di legge di bilancio né attraverso emendamenti governativi – può essere interpretata come una volontà di rinviare il dibattito. La questione delle sale da gioco rimane delicata, all’intersezione tra sicurezza interna, regolamentazione del gioco d’azzardo ed economia parigina”, spiegano.
Ora si riapre il dialogo con la politica con la speranza che questo cavillo normativo venga superato. Un po’ d’ottimismo dovrebbe esservi, però, visto che sembrava tutto pronto già per questa legge di bilancio. In ogni caso tutto il mondo è paese: anche per i politici francesi il gioco e il poker live sembra essere proprio all’ultimo punto della loro agenda.





