Le forze dell’ordine comunicano le 50 denunce e il sequestro della Jambo poker, sala di Hold’em live a Santa Maria degli Angeli, intanto si ragiona sul precedente in Corte di Cassazione proprio a Perugia.
Arrivano i dettagli delle denunce del blitz delle forze dell’ordine alla Jambo poker nella serata di lunedì 12 gennaio dove si stava giocando un freeroll. Spunta, intanto, un precedente che avevamo già ricordato ieri e che dovrebbe riuscire a far cadere l’ipotesi di reato per la sala che si trova all’interno di un bocciodromo a Santa Maria degli Angeli.
I risultati del blitz
Polizia di Stato e Polizia Locale, intervenute con una 50ina di agenti, al momento del blitz hanno trovato ai tavoli decine di players e 40 di questi sono stati denunciati. Oltre ai giocatori, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria il titolare del circolo e altre 10 persone appartenenti alla società sportiva responsabile dell’organizzazione dell’attività illegale all’interno della struttura, per un bilancio complessivo che quindi supera le 50 denunce.
L’operazione è scattata a seguito di un controllo amministrativo condotto dal personale del Commissionariato di Pubblica Sicurezza di Assisi, unitamente agli operatori della Divisione Polizia Amministrativa e di Sicurezza della Questura di Perugia. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine Umbria – Marche e della Polizia Municipale di Assisi.
Gli accertamenti hanno permesso di rilevare gravi carenze sotto il profilo della sicurezza dei luoghi e l’assenza delle autorizzazioni necessarie per l’esercizio delle attività svolte nel circolo. Tuttavia, come hanno tenuto a specificare dalla Jambo poker, proprio in relazione a queste irregolarità, sono tuttora in corso approfondimenti amministrativi da parte delle autorità competenti e il club sta fornendo tutta la documentazione. Il sequestro dei locali è stato disposto d’iniziativa ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale.
Il precedente di Perugia
La provincia di Perugia e proprio nel capoluogo umbro, c’è un precedente importantissimo che è arrivato addirittura alla Suprema Corte di Cassazione. La sentenza aveva stabilito che il poker in modalità torneo vada considerato uno skill game e non un gioco d’azzardo e aggiunge l’altro punto di forza che il gioco live sembra ormai aver acquisito: la mancata regolamentazione dell’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli di Stato, di fatto, rende inapplicabile il divieto di organizzare tornei di poker. Almeno fino a quando il settore non verrà regolamentato. Una conclusione alla quale, però, autorità e concessionari Adm sembrano ormai essersi rassegnati.
L’udienza era del 16 gennaio 2013 e aveva visto assolto “tutti gli imputati perché il fatto non è previsto come reato e dispone la restituzione agli aventi diritto di quanto ancora in sequestro”. Gli imputati erano stati accusati di aver organizzato tornei di poker Texas Hold’em e gli era stato contestato il reato “di cui agli articoli d.l.vo 496/48 e L. 401/89, per aver organizzato senza autorizzazione dei Monopoli di Stato un torneo della specialità suindicata, nei locali della menzionata associazione/la AS Dilettantistica Csb Small Billiards con sede in Corciano, ndr) cui partecipavano numerose persone mediante pagamento di posta in denaro di 120 euro ciascuno”.
Tutto succedeva il 18 settembre 2010 dopo il blitz della Guardia di Finanza a questo circolo di poker perugino.
Le motivazioni della sentenza
“Deve in particolare rilevarsi – si legge nella sentenza – che il gioco del poker Texas Hold’em si caratterizza quale variante del poker non costituente gioco d’azzardo, bensì gioco d’abilità per la mancanza dei requisiti propri della prima specie. In effetti non ricorre l’estremo essenziale dell’alea, in quanto i vincitori e la classifica sono definiti sulla base di un gioco che presenta tratti connotativi di abilità, anche in termini di sagacia, psicologia e resistenza ed in quanto la posta in gioco coinvolge la sola quota di iscrizione. Ed invero i giocatori non utilizzano il denaro per le puntate ma dispongono di un gruzzolo di gettoni, uguale per tutti. La finalità è quella di acquisire l’intera quantità di gettoni con eliminazione di coloro che vengano a perdere la propria dotazione. La vincita era nel caso di specie rappresentata da una partecipazione per quote al montepremi stabilito, fino ad una certa posizione in classifica”.
E con riguardo al tema dell’autorizzazione necessaria dei Monopoli di Stato “è necessario rilevare come, diversamente dal poker online, il poker sportivo non a distanza non formi oggetto di specifica regolamentazione da parte dell’Aams, il che peraltro non vale a rendere il gioco illecito, dovendosi aver riguardo alla sottostante disciplina generale in tema di giochi di abilità”. In questo caso il giudice cita la suprema Corte di Cassazione del 12 novembre 2011.
Perché il reato non sussiste
“Nel caso di specie può dirsi dunque che per l’organizzazione di poker THM all’interno dell’associazione CBS non sarebbe stato necessario il rilascio dell’autorizzazione evocata nell’imputazione il che comporta l’impossibilità di configurare il reato ipotizzato con conseguente proscioglimento di tutti gli imputati con la formula il fatto non è previsto dalla legge come reato”, dissero i giudici.





