Ippica, i numeri del 2025 e l’inizio di un percorso tra dati negativi e aspetti positivi

Tempo di bilanci per l’ippica con dati sulla raccolta in crescita ma alcuni indicatori negativi e molti aspetti positivi su cui basare il lavoro del futuro.

Trend positivo per le scommesse ippiche nel 2025 nei bilanci di inizio anno: dicembre ha visto un incremento su base mensile del 14,65% e un dato complessivo annuo per le giocate a quota fissa. Mentre il totale delle scommesse dei 12 mesi è poco sotto i 668 milioni di euro contro i 649 milioni dello scorso anno: un più 2,91%.

Questi i numeri rivelati e rilevati da Grande Ippica Italiana che ha analizzato il 2025, l’anno della “rivoluzione” che ha portato all’allineamento dei prelievi sulle scommesse a quota fissa dell’ippica con quelle dello sport.

Per questa tipologia di raccolta l’aumento è sostanzialmente imputabile alla seconda metà della stagione, visto che nei primi mesi dell’anno i numeri erano stati piuttosto deludenti.

Passando al totalizzatore, anzi ai totalizzatori, il mese di dicembre mostra un leggero calo di quello “d’agenzia” e una leggera salita di quello “nazionale”. “I due dati vanno letti congiuntamente, in quanto le due tipologie di accettazione sono alternative. In pratica, come noto, le giocate su vincente, accoppiata e trio nelle corse associate all’ippica nazionale vengono instradate su un totalizzatore, lo stesso che raccoglie anche quarté e quinté. A fine anno, comunque, il tot tradizionale si attesta a meno 1,12% e quello “nazionale” a meno 5,23%, anche qui con un recupero di due punti percentuali nella seconda parte della stagione”, si confermano nell’analisi del totalizzatore alcuni indicatori negativi già evidenziati nei giorni scorsi da alcuni sindacati.

Tuttavia anche il dato annuale è inferiore alle aspettative con il traino della quota fissa. “Un dato che va letto comunque in maniera positiva, in quanto leggendo e rileggendo il trend, i segnali sono comunque confortanti. Certamente ci si aspettava probabilmente di più dai bookmaker, che hanno approcciato l’evoluzione dei prelievi sulla quota fissa con grande prudenza e che ancora oggi lavorano spesso “in difesa”, con percentuali d’apertura vicine al 140% sul vincente, spesso addirittura al 400% sui piazzati, con quote in graduale salita nell’approssimarsi della corsa, ma sempre con percentuali ben sopra il 125% e spesso anche sopra il 130%. Ci sono poi, come segnalano parecchi giocatori, scoperture basse (soprattutto per il trotto) che in pratica impediscono di scommettere cifre di qualche centinaio di euro. Insomma, su questo fronte il margine di progresso è probabilmente ancora ampio, ma la possibile crescita è legata anche all’indispensabile equilibrio delle corse, che consente ai bookmaker di “bancare” puntate distribuite su più cavalli e non solo su uno o due come accade spesso oggi”.

Ma ci vuole tempo visto che il totalizzatore necessita di alti volumi di scommesse per poter “funzionare” e la discesa dell’interesse sul gioco ippico aveva portato a movimenti per singola corsa troppo esigui. Il secondo è che le aliquote di prelievo sulle scommesse al totalizzatore, studiate per far fronte alle necessità dell’ippica, non sono mai state adeguate alla realtà di un mercato profondamente modificato.

Il confronto con la Francia è palese: “In Italia oggi il prelievo sul vincente al tot tradizionale è del 25/27% rispettivamente per le corse con partenti da 7 a 9 e per quelle da 10 a 14, ovvero la maggior parte, e del 29% su quelle dell’ippica nazionale, mentre in Francia è del 15,05%. E anche sulle giocate “esotiche” vi sono differenze importanti, visto che il PMU lavora al massimo con prelievi dal 31  al 35% , mentre in Italia su Trio, Tris, Quarté e Quinté si parte dal 35% e si arriva addirittura al 43%”.

Ultimo aspetto è la variabile “psicologica”, perché grazie alle scommesse sportive è stato sdoganato il concetto di “quota”, “che necessariamente deve essere il più “fissa”  possibile per andare incontro alle aspettative del giocatore – si analizza su Gii – quindi del cliente. Insomma, fino a quando non sarà possibile procedere all’unificazione dei due totalizzatori con annessa riforma dei prelievi e delle formule di gioco (ovvero fino al varo della legge di riforma complessiva dei giochi e delle scommesse che è ancora in fase di elaborazione) è difficile pensare a un totalizzatore davvero attrattivo”.

Ecco perché i numeri sono scesi:La redditività delle scommesse deriva dallo spostamento verso la quota fissa e dalla diminuzione del prelievo sulla stessa. I numeri dicono che l’aliquota di prelievo sulla quota fissa è scesa dal 5,27% al 2,05%, con una diminuzione dei proventi da 2,19 milioni a poco meno di un milione. Anche qui però l’analisi va integrata con un dato, ovvero quello del cosiddetto GGR (il margine lordo sul quale viene calcolato il prelievo) che è sceso in quanto le vincite dei puntatori sono salite, per quote migliori, bravura o fortuna… In ogni caso il dato che oggettivamente pone degli interrogativi e suscita qualche polemica, va adeguatamente valutato, in quanto l’abbassamento della tassazione è stato adottato in parallelo con l’innalzamento del prelievo sulle scommesse virtuali, destinando una parte dei maggiori proventi proprio alla compensazione della diminuzione. Si tratta quindi sostanzialmente di uno “spostamento” della tassazione da un comparto (l’ippica) all’altro (le virtuali). La copertura quindi è prevista, così come la penalizzazione in termini di prelievo maggiore, delle scommesse virtuali, che sono il vero “spettro” per le scommesse ippiche reali, una concorrenza micidiale che coniuga velocità estrema e basso costo per i gestori. Magarti si potrebbe pensare a uno “stimolo” nei confronti dei concessionari per il riutilizzo di una parte degli “extra-profitti” in promozione o sponsorizzazioni per l’ippica”

Come va la raccolta negli ippodromi? “Spicca a dicembre il dominio di Pisa che nella classifica mensile guarda tutti dall’alto, con circa il doppio rispetto di giocate medie per corsa a Siracusa e Milano. Si conferma in alto Palermo che viaggia a medie alte così come Bologna e Roma. Poi c’è la fascia “media” e infine quelli che raccolgono davvero pochi spiccioli sul campo. Ma i dati della raccolta negli ippodromi sono ovviamente legati a variabili come la presenza o meno di corse importanti, ai giorni festivi assegnati e, non ultime, le condizioni climatiche che soprattutto a dicembre svolgono un ruolo decisivo. E’ chiaro a tutti che i dati mensili non sono un riferimento assoluto, visto che i numeri dovrebbero essere confrontati per tipologie omogenee, quindi paragonando per esempio trotto con trotto, infrasettimanali con infrasettimanali e via così. Va quindi effettuata un’analisi decisamente più approfondita, cercando di sviscerare in profondità i vari aspetti”.

Le corse più attrattive per il gioco sono quelle con numero di partenti da 10 a 16, con protagonisti di medio-alto livello dalla forma “leggibile” e soprattutto equilibrio fra le varie chances. Non è un caso se gli handicap  del galoppo proposti nel mese sono arrivati a cifre di gioco multiple rispetto alle altre corse con i top (abbinati a TQQ) arrivati a un movimento di circa 200mila euro. “Questo fatto porta ad un ulteriore ragionamento. L’obiettivo del lavoro che il Masaf sta effettuando anche attraverso il monitoraggio continuo dei risultati è quello di arrivare ad una programmazione che possa portare alla proposizione di corse più appetibili per lo spettacolo e le scommesse, anche partendo dal numero e dalla distribuzione delle stesse, geografica e qualitativa, dei cavalli che saranno poi i protagonisti delle varie tipologie di corsa, ovviamente in sinergia con le esigenze della selezione. Che diventano fondamentali soprattutto quando si tratta dei giovani”.

Queste le conclusioni: “Il lavoro è appena iniziato e dovrà procedere su più fronti da parte di tutti, del Masaf e dalle componenti ippiche (ippodromi in primis) che dovranno ottimizzare i palinsesti e cercare di programmare corse più attrattive per il gioco, ma anche dai concessionari, che dovranno spingere ulteriormente in direzione dei clienti con quote più attrattive e aumentando la possibilità di scommettere nei limiti del rischio d’impresa. Il cammino è solo all’inizio, ma tornare a riproporre le ricette fallimentari del passato o ipotizzare scenari fantasmagorici è solo controproducente per tutti”.