Petrosino, il pizzo sulle slot machine: 850 euro al mese nelle casse del clan

L’ordinanza dell’operazione antimafia del 23 luglio ricostruisce il sistema di controllo imposto ai gestori delle slot machine nei locali del territorio di Petrosino.

Marco Buffa, 53 anni, già detenuto per una precedente condanna per associazione mafiosa e indicato come vertice della cosca, avrebbe continuato a dirigere l’organizzazione anche dal carcere. È lui, secondo l’accusa, il destinatario finale di gran parte dei pagamenti raccolti sul territorio, insieme a un altro esponente del gruppo, Maltese.

Al centro della vicenda ci sarebbe il controllo esercitato dal clan sul settore del gioco lecito attraverso gli apparecchi da intrattenimento installati in numerosi esercizi commerciali di Petrosino. La società Alicos Giochi e il suo titolare Vincenzo Corvitto avrebbero versato per anni una somma fissa agli esponenti dell’organizzazione per ottenere l’autorizzazione, di fatto imposta con metodo mafioso, a installare e mantenere le slot machine nei locali del paese. La cifra indicata nell’ordinanza è precisa: 850 euro al mese, da consegnare entro il giorno 15.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, riportata da Tp24 nella terza puntata dell’inchiesta pubblicata sul caso, quel denaro non sarebbe servito soltanto a garantire la presenza delle slot negli esercizi commerciali, ma avrebbe contribuito anche al sostentamento economico degli affiliati e delle loro famiglie, compresi gli uomini detenuti. Una struttura che gli investigatori descrivono come radicata in un territorio di poco più di ottomila abitanti, ma inserita negli equilibri più ampi di Cosa nostra nella provincia di Trapani.

L’inchiesta, che conta complessivamente quaranta indagati, contesta al gruppo anche estorsioni ai danni di commercianti, detenzione di armi e traffico di droga. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati 156 grammi di cocaina, due fucili, una pistola e 23 cartucce, mentre gli inquirenti avrebbero ricostruito un approvvigionamento complessivo di circa 1,2 chilogrammi di cocaina, sei chilogrammi di hashish e 130 grammi di crack.

Il provvedimento che ha portato all’arresto delle dodici persone è stato eseguito il 23 luglio da carabinieri e Direzione distrettuale antimafia di Palermo, su coordinamento del pm Bruno Brucoli insieme ai colleghi Pierangelo Padova e Federica Scuderi. Davanti al gip Claudia Rosini, lo scorso 28 luglio, gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le indagini restano ora nella fase degli interrogatori, con particolare attenzione al ruolo degli operatori del settore slot nel finanziamento del clan.