Il Consiglio di amministrazione della Pmu ha deciso che il budget da destinare alla filiera ippica nel 2026 sarà di 725 milioni di euro. In calo rispetto agli 802 milioni del 2025.
Il Consiglio di amministrazione della Pari Mutuel Urbain (Pmu), ovvero l’istituzione storica che gestisce le scommesse ippiche in Francia, si è riunito martedì scorso a Parigi ed era particolarmente atteso. Lo riporta Grande Ippica italiana evidenziando che il budget 2026, rinviato per consentire al nuovo management di costruire un quadro più realistico e condiviso con le società madri, prevede un risultato di 725 milioni di euro da destinare alla filiera ippica. È un dato in netto calo rispetto agli 802 milioni del 2025. Per questo viene definito un “budget di sforzo” che serve soprattutto a gestire il presente e non rientra ancora nel piano pluriennale PMU 2030.
Il contesto resta difficile, sia sul piano strutturale, con il calo delle scommesse ippiche, sia su quello congiunturale, tra Coppa del Mondo di calcio e ondate di calore estive. Éric Woerth, presidente del Cda del Pmu, parla apertamente di una situazione “di rottura”. Il budget, però, ha il pregio di fotografare con chiarezza i problemi attuali e di restare coerente con la tabella di marcia 2026 presentata in aprile.
UN BUDGET APPROVATO ALL’UNANIMITÀ
L’iter è stato lungo proprio per arrivare a un documento credibile e votabile. Woerth ha spiegato che l’obiettivo era presentare numeri sinceri, senza abbellimenti, e costruire un consenso su basi realistiche. Il lavoro è stato svolto in stretto confronto con le società madri, che hanno espresso un parere unanime su quello che lui stesso definisce un “budget di sforzo”.
I CINQUE ASSI DELLA TABELLA DI MARCIA 2026
Cyrille Giraudat, direttore generale del Pmu ha ribadito le priorità operative:
- lancio di una nuova offerta entro fine anno, con il nuovo Pick 5;
- rilancio del digitale attraverso l’app Pmu Play;
- campagne di comunicazione più forti;
- consolidamento della rete di distribuzione;
- sviluppo internazionale, rafforzando o creando nuovi accordi.
UN CALO STRUTTURALE E UN CONTESTO PIÙ ONEROSO
Secondo Woerth, il forte arretramento del risultato dipende da più fattori: il calo strutturale della raccolta ippica e l’aumento dei costi legati a una regolamentazione sempre più pesante. Tra i punti critici cita anche le restrizioni sulla circolazione del contante.
IL BUDGET 2026 È SEPARATO DAL PMU 2030
I dirigenti del Pmu precisano che questo budget non va confuso con il progetto strategico Pmu 2030. Su quel piano, spiegano, non esiste ancora un consenso sufficiente. Woerth ricorda che il patto 2030 riguarda non solo il Pmu, ma tutta la filiera delle corse e dovrà quindi essere condiviso anche con lo Stato e con le società madri.
Contenimento dei costi e nuovi investimenti
Per il Pmu, il 2026 deve rappresentare il punto più basso prima della ripartenza. L’obiettivo è avviare un percorso di ristrutturazione, basato sul controllo dei costi ma anche su investimenti aggiuntivi. Woerth insiste su un punto: il rilancio non è facoltativo e il Pmu continua a credere fermamente nelle scommesse ippiche.
DA 719 A 725 MILIONI GRAZIE ALLE OTTIMIZZAZIONI
Le prime stime parlavano di 719 milioni di euro per la filiera. Il dato è stato poi corretto a 725 milioni grazie a risparmi su alcuni costi operativi, tra cui i nuovi terminali di raccolta scommesse, meno onerosi in manutenzione.
L’EFFETTO DELLA CANICOLA
Giraudat ha infine segnalato che l’ondata di caldo della settimana scorsa ha avuto un impatto pesante sulla raccolta, con una perdita stimata tra 25 e 30 milioni di euro. Ha però sottolineato la capacità di reazione delle squadre Pmu , citando come esempio lo spostamento di un Quinté da La Teste a Laval, operazione complessa ma gestita con efficacia.
Foto in alto © Violeta Pencheva su Unsplash






