L’analista di gaming Mauro Natta riepiloga quale sia l’organizzazione ideale all’interno dei casinò italiani.
di Mauro Natta
Nello scorso mese di marzo mi ero cimentato in tema casa da gioco di Saint Vincent con 5 o 6 articoli. Di questi, a memoria, vorrei rammentare alcune considerazioni e idee dovute alla mia esperienza nel settore dei casinò italiani.
Nei modelli classici, in relazione alla gestione, la centralità della direzione giochi ha sempre ottenuto la priorità per quanto agli aspetti operativi e produttivi.
Detta posizione era di norma riservata ai tecnici di gioco più qualificati ma nel momento in cui si è scelto di considerare il casinò alla stregua di una altra azienda si è anche reso necessario considerare ed inquadrare il direttore giochi come dirigente.
Una corretta impostazione del controllo sul gioco prevede in sintesi che gli impiegati operano sotto la supervisione dei capi tavolo, questi sotto la supervisione degli ispettori di sala, gli ispettori rispondono all’ispettore capo, poi interviene l’assistente di direzione. È il direttore giochi che coordina il tutto garantendo la regolarità del gioco ed il rispetto delle norme in vigore.
Non si può omettere che il direttore giochi valuta il livello di fedeltà generale del comparto analizzando il flusso dei dati registrati nel periodo (c.d. controllo a posteriori o susseguente) rapportando i volumi rendicontati rigorosamente tavolo per tavolo (biglietti, mance, risultato in gettoni e quant’altro) con gli introiti netti di gioco.
Il risultato dell’analisi ottenuta nel modo indicato, nel caso fossero rilevate delle discrepanze rispetto ai valori ritenuti normali, impone l’aumento della pressione ed il controllo sulle diverse procedure che risultano maggiormente esposte al rischio di illeciti.
Una volta enumerate e motivate doti ed incombenze del direttore giochi non possiamo illuderci che per far funzionare un casinò sia sufficiente quella sorta di fenomeno che ho appena descritto. Nulla di più errato!
Il percorso formativo per un tecnico di gioco esclude la possibilità di acquisire significative competenze nei ruoli amministrativi e contabili.
A questo punto, a mio avviso, entra prepotentemente in gioco la figura del direttore generale che dovrebbe avere il compito di conciliare le diverse derive, spesso antagoniste, che potrebbero riscontrarsi in capo ai due dirigenti, l’uno proveniente dal ruolo giochi, l’altro dal ruolo amministrativo.
Questa, per me indispensabile figura, dovrà porre molta attenzione nel creare un sistema di pesi e contrappesi che di volta in volta andranno a bilanciare le scelte produttive al fine di mantenere in perfetto equilibrio l’azienda.
L’obiettivo primario del direttore generale, in estrema sintesi, non sarà quello di gestire la casa da gioco in prima persona ma di intervenire nei casi in cui non dovesse registrarsi la indispensabile convergenza delle altre due figure apicali di: garantire alla proprietà il rispetto delle linee guida; informare la proprietà al riguardo delle iniziative promosse al fine di ottimizzare i ricavi tenendo in evidenza la possibile diminuzione dei costi e l’incremento della soddisfazione del cliente. In ultimo, non per rilevanza, conservare dei buoni rapporti con in mezzi di informazione al fine di mantenere integra l’immagine dell’azienda.
Ecco in chiusura un possibile e brevissimo schema di organizzazione:
consiglio di amministrazione (proprietà), direttore generale, direttore giochi e direttore amministrativo.
foto di Ben Lambert su Unsplash






