Sale giochi e Iva, la Cassazione smonta la tesi del Fisco: forfait sugli intrattenimenti e regime ordinario Iva sono scelte indipendenti

La Cassazione separa Iva e imposta sugli intrattenimenti: il gestore di sale giochi può scegliere il regime ordinario in autonomia.

 

Chi gestisce una sala giochi e paga l’imposta sugli intrattenimenti in forma forfettaria non è per questo costretto a fare lo stesso con l’Iva. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18291 del 2026, dando torto all’Agenzia delle Entrate su una questione che riguarda direttamente gli operatori del settore.

La vicenda era partita da una cartella di pagamento recapitata a una società che gestiva sale giochi. Il Fisco sosteneva che le due imposte fossero legate: chi adotta il forfait per l’imposta sugli intrattenimenti, secondo l’Agenzia delle Entrate, è obbligato a usarlo anche per l’Iva, perché le due tasse hanno la stessa base di calcolo e vengono riscosse allo stesso modo. Un’interpretazione che, se fosse passata, avrebbe tolto agli operatori del settore la possibilità di scegliere come gestire l’Iva.

La Cassazione non è stata dello stesso avviso. I giudici hanno ricordato che si tratta di due imposte distinte, con regole proprie, e che il fatto di condividere alcune caratteristiche tecniche non le rende automaticamente inseparabili. Hanno aggiunto che l’Iva è disciplinata anche dalle norme europee, e che il sistema forfettario rappresenta un’eccezione rispetto alle regole ordinarie: costringere il contribuente ad adottarlo senza possibilità di scelta avrebbe creato un conflitto con il diritto dell’Unione europea.

C’è poi un aspetto pratico che la sentenza chiarisce: per dimostrare di aver scelto il regime ordinario Iva non è necessario aver firmato un modulo o presentato una dichiarazione apposita. È sufficiente che dai comportamenti concreti dell’azienda, la contabilità tenuta, le dichiarazioni Iva presentate negli anni, emerga chiaramente che quel regime è stato effettivamente applicato. Nel caso in esame, la società aveva operato così per molti anni, e la Cassazione ha ritenuto che quella storia documentata fosse più che sufficiente.