Cambio contanti nei casinò, tra procedure e controlli

L’analista di gaming Mauro Natta si sofferma sul tema del cambio dei contanti nei casinò, sottolineando le procedure da adottare e l’importanza di accurati controlli.

 

di Mauro Natta

Cerco di chiarire come si potrebbe svolgere in una casa da gioco il fenomeno del cambio di contanti al tavolo o alla/e cassa/e di sala.
I tavoli possono essere numerosi ed è normale, è dovuto alla estensione dello spazio destinato al gioco. Considerando quanto meno la presenza di tavoli e di slot machine e che le casse di sala possono essere più di una è altrettanto normale. Ecco una eventualità agevolmente prevedibile in cui si potrebbero verificare difficoltà anche spiacevoli per le conseguenze.

Mi sia consentita una piccola distrazione citando il vantaggio del banco che nella roulette francese, nelle combinazioni semplici, ad esempio il pieno, è del 2,7027. Non desidero ripetermi in ordine alla specifica motivazione in quanto l’ho scritto nel mio ultimo articolo unitamente alla proporzionalità tra contante cambiato al tavolo e risultato.
L’accenno non è fuori tema perché la velocità, in primis nel caso in esame, con la qualità della partita concorre a formare il risultato. È più che agevole ammettere che il numero delle boules (lancio della pallina) influisce sul concorso del vantaggio del banco all’attivo del tavolo salvo rare occasioni (vincite eccezionali).

Quanto precede per far comprendere come la presenza di due casse di sala e parecchi tavoli agevolano l’acquisto di mezzi di gioco e non sarebbe normale pensare che lo stesso impiegato (al tavolo o alla cassa) rammenti di aver già effettuato un cambio di contanti ad un medesimo giocatore.
Certamente potrebbe essere più semplice e realizzabile se in presenza di poco gioco si dovesse procedere a un maggior controllo sul ricorso al cambio di contanti per gettoni o il contrario. Non si può negare che la presenza di più di una cassa di sala aggrava l’operatività mirata al controllo in parola.

Ma, allo stesso tempo, non possiamo omettere che il contante cambiato e giocato al tavolo produce un controllo indiretto sulla scorta della resa proporzionale statisticamente nota; 22,7 alla roulette francese tradizionale in ordine al risultato.
Se ne può ragionevolmente convenire che limitando il cambio dei contanti soltanto alla cassa di sala non si ottiene un effetto positivo: minori boules e giocatori in fila alle casse di sala; forse siamo al già visto.
Sicuramente non si può assolutamente ammettere che il cassiere di sala non si accorga di chi, con troppa frequenza, fa la spola tra il tavolo e la cassa come abbiamo già notato o il contrario ma, al momento, disponiamo di un elemento di valutazione in aggiunta che ci permetta una indagine più precisa e diretta.

Ma non è, a mio avviso, ammissibile che un cliente possa far finta di giocare, che la sua vincita non sia nota in quanto capo tavolo, ispettore e controllore regionale dovrebbero averlo rilevato. La mia esperienza mi dice che è impossibile e non è la prima volta che lo scrivo allo stesso modo di quanto segue.
Non è possibile che un giocatore ricorra al cambio di assegno senza che qualche responsabile di sala non lo sappia e possa seguirlo adeguatamente. Si trattava, parlando dei miei tempi, di un più che normale comportamento fondato sulla comunicazione tra gli addetti nell’interesse dell’azienda.
È quasi, e mi pare esagerato, inimmaginabile che un forte giocatore vincente possa passare inosservato ai responsabili di sala, che non se ne conosca il nome stante l’ufficio tessere e, nel caso di pagamento rilevante la necessità dell’indispensabile per emettere un assegno o provvedere ad un bonifico, obbligatoriamente nominativi.

Ora provo a produrre un’ipotesi anche perché sono trascorsi troppi anni da quando lavoravo e non posso permettermi altro di più di un esempio: provo a immaginare la cassa, temporaneamente richiamata nell’indagine, come un tavolo con una dotazione iniziale di soli gettoni ed una consistenza finale formata da titoli di credito, contanti e gettoni residui.
Il problema è questo: in quale modo, con quali mezzi e quali operazioni si ritorna alla dotazione iniziale?
Se si tratta di un tavolo da gioco non mi sorgono dubbi: si versano i gettoni in eccedenza sulla dotazione iniziale, si ricevono quelli mancanti (qualità e quantità), si conteggiano i contenuti nell’apposita cassetta e, se del caso, si tiene opportunamente conto dell’eventuale aggiunta: ecco il risultato del tavolo.

Ma nel caso in esame l’operazione di reintegro credo sinceramente sia molto più complessa e non la ritengo affatto semplice ma, al contrario, molto complicata.
Spesso, forse anche troppe volte, accuso la mia innata curiosità quale causa principale di quanto mi ritrovo a scrivere; mi sorge però il dubbio che non sia, in questa occasione, la sola e unica.

 

foto di Ben Lambert su Unsplash