Gioco responsabile, Ugenti (Ipsos-Doxa): ‘Le campagne oggi non vengono ricordate’

La ricerca presentata da Ipsos-Doxa evidenzia i limiti della comunicazione sul gioco responsabile in Italia.

Le campagne sul gioco responsabile faticano ancora a lasciare un segno reale tra i cittadini. È quanto emerge dalla ricerca presentata durante il webinar promosso da Fondazione Fair, dove Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos-Doxa, ha illustrato i risultati di un’indagine dedicata alla percezione pubblica della comunicazione nel settore del gioco legale.

Secondo i dati emersi dallo studio, oltre un terzo degli italiani non ricorda alcun messaggio legato al gioco responsabile visto negli ultimi mesi. Un dato che, secondo Ugenti, dimostra come gran parte della comunicazione venga percepita più come un obbligo imposto agli operatori che come uno strumento realmente utile per prevenire comportamenti problematici.

“Molti cittadini vedono questi messaggi come formule standard, poco vicine alla vita quotidiana”, spiega Ugenti nel corso del webinar. “Il rischio è che la comunicazione perda efficacia perché non riesce a creare coinvolgimento né consapevolezza concreta”.

La ricerca, realizzata su un campione di mille persone tra i 18 e i 70 anni, ha evidenziato che il messaggio più riconosciuto resta il classico “Gioca responsabilmente”. Tuttavia, proprio questo slogan viene spesso considerato troppo generico e incapace di spiegare in modo pratico quali siano i comportamenti corretti da adottare.

Ugenti sottolinea come gli utenti ricordino con maggiore facilità il mezzo attraverso cui vedono la pubblicità, televisione, social o piattaforme online, piuttosto che il contenuto informativo legato alla prevenzione. “La comunicazione viene notata, ma non sempre compresa o interiorizzata”, osserva.

Durante il confronto è emersa la necessità di un linguaggio diverso, meno istituzionale e più orientato alla concretezza. Secondo gli esperti intervenuti, i messaggi dovrebbero fornire indicazioni semplici e immediate, spiegando ad esempio come funzionano gli strumenti di autoesclusione, i limiti di spesa o i sistemi di controllo del tempo di gioco.

Per Ugenti, il tema centrale resta quello della credibilità. “Quando la comunicazione appare soltanto come un passaggio obbligato previsto dalle regole, il pubblico tende a ignorarla”, afferma, aggiungendo che servirebbe una maggiore attenzione alla qualità dei contenuti e alla capacità di parlare davvero alle persone più esposte ai rischi.

Credit foto : wired ita