Focus sul mercato del gioco illegale italiano durante l’evento ‘Misurare l’invisibile – il mercato del gioco non regolato in Italia‘, organizzato da Fortune Italia e in agenda presso lo spazio eventi La Lanterna a Roma.
Roma – Analizzare un settore sommerso, difficile da quantificare perché senza confini. Sono alcuni degli obiettivi emersi dal confronto avvennuto durante l’evento ‘Misurare l’invisibile – il mercato del gioco non regolato in Italia‘, organizzato da Fortune Italia in agenda oggi, mercoledì 13 maggio, presso lo spazio eventi La Lanterna a Roma. Un incontro all’interno del quale è stato presentato uno studio sulla dimensione del gioco illegale in Italia, realizzato dal Gruppo Ricerche Industriali e Finanziarie “Fabio Gobbo” della Luiss Guido Carli University diretto dal professor Cesare Pozzi, in collaborazione con Prisma Spa e con il supporto di Novomatic Italia.
Nel primo panel tecnico è stato proprio Pozzi ad aprire l’analisi partendo dalle metodologie utilizzate. Il professore ha dunque sottolineato che “non esiste un confine netto tra legale e illegale e una stima reale è impossibile. Tuttavia per inquadrare il fenomeno si possono usare tecniche statistiche e noi in particolare abbiamo usato tre metodologie: una basata sugli elementi ritenuti vicini a un approccio criminogeno al problema, con la seconda abbiamo cercato di separare gli elementi caratteristici delle singole aree e infine abbiamo usato uno strumento di machine learning.”
“Abbiamo dunque combinato queste tre metodologie per studiare il fenomeno, analizzando anche i vari apparecchi di intrattenimento. Abbiamo capito, studiando le diverse aree del Paese, che l’online è il canale dove l’illegale ha più possibilità. L’online rappresenta infatti l’85 percento del mercato illegale italiano. Attenzione, però, perché la matematica però può ingannare: non esiste un criterio oggettivo e questi studi servono soprattutto per inquadrare il settore”.
Marco Piatti di Prisma ha aggiunto che il gioco illegale “ha delle caratteristiche di viscosità e aderisce a tutto ciò che tocca, attraversa diversi sistemi, giocatori, istituzioni ed è caratterizzato da un altro elemento non è totalizzabile e non ci sono numeri che lo possono rappresentare per intero. Non ha sede ed è distribuito e modula in relazione al soggetto che lo osserva. Infine lascia tracce su tutti i soggetti, la presenza del gioco illegale può infatti alterare i prezzi di mercato e gli affitti, altera anche le traiettorie di evoluzione dei soggetti che giocano affetti da dipendenza.
“Parliamo di 5,5 milioni di italiani che giocano sui circuiti illegali, ovvero un quarto dei giocatori totali. Di questi 4,2 scelgono il canale fisico e 1,8 scelgono l’online. Hanno una buona istruzione e gran parte sono laureati, la diffusione territoriale è prevalente in meridione e la motivazione è quella di associare la pratica a un obiettivo di svago. Qui entra un altro aspetto perché un terzo dei giocatori che giocano illegalmente lo fanno in modo inconsapevole perché c’è un problema di confine. Questo può far riflettere in una prospettiva di revisione di un approccio regolatorio”.
A introdurre il lavori nel secondo panel, che ha visto un confronto tra tecnici, politici e operatori, è stato il Ceo di Novomativ Italia Markus Buechele che ha evidenziato: “Il gioco illegale è uno dei principali fattori di distorsione del mercato, questo perché gli operatori di un mercato regolato devono investire in autorizzazioni, sistemi di controllo e in fiscalità. Questo genera una competizione asimmetrica visto che gli operatori illegali possono creare un’offerta più attrattiva mentre il rischio per il gioco legale è che perda di competitività. Il gioco legale deve rimanere sicuro e l’innovazione è fondamentale perché se i prodotti sono rigidi la domanda si sposta verso un mercato con meno regole”.
A prendere la parola subito dopo è stato il generale di Brigata della Guardia di Finanza, Michele Esposito: “Quando si parla di gioco pubblico – ha spiegato – si analizzano interessi nazionali. Noi abbiamo interesse a tutelare la salute, la legalità e anche alle casse dell’erario perché la fiscalità del settore garantisce 11 miliardi di euro. Tuuttavia, come tutti i fenomeni dell’economia anche il gioco rientra tra quelli che hanno un’attività sociologica; in questo senso evidenzio che è essenziale un’attività regolatoria che tengo conto dell’innovazione tecnologica. La criminalità che può essere comune o organizzata è interessata al settore del gioco perché agevola l’accumulo di profitti e consente attività di riciclaggio, per questo abbiamo sviluppato una forte sinergia con l’Agenzia delle dogane e monopoli.”
Il direttore dell’area giochi dell’Agenzia delle dogane e monopoli, Mario Lollobrigida, ha invece aggiunto che il problema dell’illegale “è evidente e il primo fattore rilevante è che questi operatori stanno in paradisi fiscali anche difficilmente raggiungibili con le indagini. Quello che noi facciamo è l’inibizione dei siti, ne chiudiamo sempre di più ma il problema non si risolve così perché appena viene chiuso un sito, immediatamente se ne apre un altro. Inoltre stiamo cercando di sensibilizzare i nostri colleghi europei anche sull’implementazione del controllo attraverso il Digital service act che prevede a sua volta che possano essere indicate linee di intervento per evitare che i siti illegali offrano servizi sulle grandi piattaforme e motori di ricerca”.
L’onorevole Ettore Rosato, componente della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha agagiunto: “lo spostamento verso l’online sarà sempre più evidente e gli investimenti da chi lavora nell’illegalità saranno sempre più grandi perché i margini sono davvero ampi vista l’assenza di tasse. Bisogna trovare strumenti efficaci e uscire dall’ipocrisia perché un pezzo importante della politica fa ancora con difficoltà la divisione tra gioco legale e illegale considerandolo immorale in ogni caso. Tutto dipende da come ci si approccia al gioco e dall’informazione: in primis il gioco legale garantisce entrate allo Stato; per questo chiuderlo vuol dire trasferirli all’illegale”.
“Io penso – ha aggiunto Rosato – che la prima cosa da fare per combattere l’illegalità sia quella di normalizzare il fatto che esista il gioco. Questo vale anche per il fisico dove c’è un alto tasso di evasione che alimenta la criminalità organizzata. Aiuterebbe, inoltre, uscire dalla regolamentazione dei comuni e adottare una legge nazionale. Combattere il gioco illegale e la ludopatia si fa quando il settore è regolamentato, solo così ci si può mettere nell’ottica di spiegare quali sono i rischi del gioco illegale. Sono d’accordo che bisogna aumentare le sanzioni per chi alimenta il gioco illegale e raccontare quali sono i rischi e inoltre bisogna combattere anche la ludopatia con la chiarezza che il divieto di orari e pubblicità non servono a nulla.
Un breve intervento anche per il dottor Pozzi che ha spiegato come l’online sia “molto difficile da inseguire e coinvolgere chi sta lavorando sul gioco legale può aiutare davvero a fare la differenza nella lotta al gioco illegale. Il punto per noi era che stiamo sottovalutando l’online in un momento in cui la digitalizzazione la fa da padrone”.








