Nel Dfp 2026 le Regioni chiedono una compartecipazione stabile al gettito del gioco, non più una tantum.
Nel confronto parlamentare sul Documento di Finanza Pubblica 2026 riemerge con forza il dossier sul gioco pubblico, riportato al centro del dibattito dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Nella memoria depositata alle Commissioni Bilancio di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, l’organismo che rappresenta le autonomie territoriali inserisce il tema all’interno di una riflessione più ampia sugli equilibri del federalismo fiscale e sull’attuazione della delega prevista dalla riforma tributaria.
Non si tratta di un passaggio formale. Il richiamo al riordino del gioco fisico compare accanto ai pilastri della finanza territoriale, segnalando come il settore non sia più confinato alle sole logiche regolatorie, ma stia diventando parte integrante della ridefinizione dei rapporti finanziari tra Stato e autonomie. Un cambio di prospettiva che pesa, soprattutto in una fase in cui il riassetto del comparto è ancora in costruzione.
Il nodo centrale è quello delle entrate. Le Regioni tornano a chiedere una quota del gettito generato dagli apparecchi da gioco nei territori, ma soprattutto chiariscono la natura della richiesta: non un intervento temporaneo, bensì una componente stabile della finanza regionale, priva di vincoli di destinazione. Nella memoria si sottolinea infatti la necessità di superare l’impostazione attuale, parlando esplicitamente di una compartecipazione “non una tantum come previsto ora dalla legislazione vigente”.
Una formulazione tecnica ma politicamente netta, che segna una linea di discontinuità rispetto al passato. L’obiettivo è trasformare un trasferimento episodico in un meccanismo strutturale, capace di incidere in modo permanente sugli equilibri di bilancio delle Regioni e di riconnettere ai territori una parte delle entrate generate localmente.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio, in cui il riordino del gioco pubblico viene osservato anche come leva di riequilibrio nella finanza territoriale. Da un lato lo Stato mantiene la titolarità del sistema concessorio e delle scelte regolatorie, dall’altro le Regioni rivendicano un ruolo più incisivo nella distribuzione delle risorse, anche alla luce degli impatti economici e sociali del settore.
Il passaggio parlamentare del Dfp non produce effetti normativi immediati, ma definisce il perimetro entro cui si costruirà la prossima legge di bilancio. Il fatto che le Regioni abbiano scelto proprio questa sede per formalizzare la richiesta indica una strategia chiara: portare il confronto sul gioco pubblico dentro il cuore della programmazione economica nazionale.
credit foto: regioni.it







