Solo 123 metri dalla chiesa: per il Tar scatta il divieto previsto dalla legge regionale sui luoghi sensibili.
Una sala scommesse aperta a pochi passi da un luogo di culto non può restare aperta. Lo ha stabilito il Tar della Campania, che ha respinto il ricorso contro la revoca della licenza per un’attività a Napoli.
La questione ruota tutta attorno a una distanza: quella tra il locale e una chiesa della stessa strada. Secondo le verifiche effettuate, sono appena 123 metri. Troppo pochi rispetto ai 250 metri minimi previsti dalla legge regionale per questo tipo di attività vicino ai cosiddetti “luoghi sensibili”.
La società che gestiva la sala aveva provato a difendersi sostenendo che non si trattasse di una vera e propria nuova apertura. In passato, infatti, quegli stessi locali avevano già ospitato un’attività simile. Ma per i giudici questo non basta: senza continuità con il precedente gestore, si tratta comunque di una nuova attività e quindi le regole devono essere rispettate.
Non ha convinto nemmeno il tentativo di mettere in discussione la misurazione della distanza o la stessa natura del luogo religioso, descritto come piccolo e non sempre aperto. Per il tribunale, resta comunque un luogo di culto e quindi rientra pienamente tra quelli da tutelare.
Un altro punto centrale riguarda la scelta dell’amministrazione di annullare la licenza dopo averla concessa. Anche qui il Tar è stato netto: l’intervento è avvenuto nei tempi previsti e con motivazioni sufficienti. Una volta accertata la violazione delle distanze, lo stop diventa inevitabile.
Dietro questa decisione c’è un principio ormai consolidato: limitare la diffusione delle sale da gioco in prossimità di luoghi frequentati da persone più vulnerabili, come giovani o soggetti fragili, il cosiddetto distanziometro. Una misura che punta a prevenire fenomeni di dipendenza e a ridurre l’impatto sul territorio.
Alla fine, quindi, nessun risarcimento e nessuna riapertura: la sala resta chiusa. Le spese legali, invece, sono state compensate tra le parti.







