De Vita (Fondazione Fair): ‘Da giocatore a consumatore, una possibile evoluzione del settore’

Il nuovo editoriale di Stefano De Vita, direttore generale della Fondazione Fair, che propone una riflessione sull’evoluzione possibile del settore: passare dalla figura del “giocatore” a quella di consumatore, con diritti, informazioni e strumenti di tutela più chiari.

 

“Il settore del gioco ambisce da tempo a essere riconosciuto come una vera industry, con regole, standard e una piena legittimazione nel quadro economico e istituzionale. È una dinamica naturale per un mercato che cresce e si struttura. Se lo osserviamo con uno schema microeconomico, il punto centrale diventa l’equilibrio tra offerta e domanda”. È questo l’attacco dell’editoriale di Stefano De Vita, direttore generale della Fondazione Fair, la struttura nata per promuovere la cultura del Gioco Responsabile nell’industria italiana.

Interessante l’approfondimento di De Vita che propone una riflessione sull’evoluzione possibile del settore: passare dalla figura del “giocatore” a quella di consumatore, con diritti, informazioni e strumenti di tutela più chiari. Un cambio di prospettiva che può contribuire a rafforzare un approccio più consapevole e responsabile al gioco.

Ecco il suo messaggio: “Sul lato dell’offerta l’evoluzione è evidente. In pochi anni si è passati da una gestione in larga parte manuale del prodotto a un ecosistema completamente digitalizzato. L’offerta è continua, personalizzata, disponibile in tempo reale. I prodotti sono certificati, i sistemi regolati, la tracciabilità più solida rispetto al passato. Anche la relazione con il cliente si è strutturata attraverso CRM evoluti, programmi di loyalty e strumenti di assistenza dedicata. A questo si aggiunge l’ingresso dell’intelligenza artificiale, destinata a incidere in modo significativo sia nello sviluppo dei prodotti sia nell’interazione con i giocatori. La capacità di analizzare i comportamenti e personalizzare l’esperienza è destinata ad aumentare ulteriormente. L’offerta ha quindi raggiunto un livello di sofisticazione tecnologica elevato.

Dal lato della domanda la situazione è più delicata. Il giocatore si trova immerso in un contesto ad alta intensità di stimoli, con prodotti dinamici e facilmente accessibili. Tuttavia, la capacità di comprendere pienamente probabilità, meccanismi di perdita, effetti della frequenza e dinamiche della rincorsa non evolve con la stessa velocità dell’innovazione tecnologica. La ricerca sul comportamento in condizioni di rischio mostra come le persone tendano a sovrastimare il proprio controllo sugli eventi casuali e a reagire in modo marcato alle perdite. In un ambiente che accelera le decisioni e moltiplica le occasioni di gioco, può emergere uno squilibrio tra complessità dell’offerta e strumenti cognitivi disponibili, soprattutto per le categorie più vulnerabili.

Quando si parla di Gioco Responsabile, spesso il messaggio si limita a un richiamo generico alla moderazione, affidando quasi interamente al singolo la gestione del rischio. Un modello maturo richiede un passo ulteriore. Il giocatore deve poter accedere a informazioni chiare, comprensibili e comparabili. La probabilità di vincita, il funzionamento dei payout, la volatilità dei prodotti e gli effetti della frequenza di gioco devono essere comunicati in modo realmente intelligibile. In molti settori esistono soggetti terzi che garantiscono la correttezza e la trasparenza delle informazioni verso il consumatore. Una riflessione in questa direzione rafforzerebbe la fiducia nel sistema e contribuirebbe a trasformare il giocatore in un consumatore consapevole.

La consapevolezza informativa, da sola, non è sufficiente. Le aziende dispongono oggi di strumenti analitici che consentono di individuare pattern di comportamento a rischio. L’utilizzo responsabile di questi strumenti può tradursi in interventi graduali, suggerimenti personalizzati, limiti proposti in modo proattivo e meccanismi di pausa. Le tecniche di nudge, se applicate con criteri trasparenti e misurabili, possono orientare verso modalità di gioco più equilibrate. L’intelligenza artificiale, in questo scenario, non è soltanto una leva di sviluppo commerciale, ma può diventare parte integrante di un’infrastruttura di protezione.

La nuova gara per il gioco online introduce strumenti che rafforzano tracciabilità e controllo e rappresenta una base normativa rilevante. La differenza sarà determinata dalla qualità dell’implementazione e dalla capacità di integrare gli strumenti regolatori con modelli evoluti di tutela. La concessione definisce un perimetro, mentre la cultura del sistema ne determinerà l’efficacia.

Il passaggio da giocatore a consumatore implica un cambiamento culturale. Un consumatore è informato, dispone di strumenti di controllo e opera in un contesto trasparente. Quando offerta e domanda trovano un equilibrio fondato su trasparenza, strumenti di protezione e responsabilità condivisa, il settore rafforza la propria legittimazione sociale. La sostenibilità del gioco si misura nella qualità della tutela garantita e nella capacità di prevenire gli eccessi attraverso un dialogo costruttivo tra operatori, istituzioni e società civile.

In questo spazio si colloca il contributo della Fondazione Fair: analisi, sviluppo di standard e promozione di una cultura della consapevolezza che renda l’equilibrio tra offerta e domanda un obiettivo concreto e verificabile”.