Brambilla (Fi) e la nuova crociata: stop alla macellazione del cavallo e ai palii antichi

L’onorevole Michela Vittoria Brambilla lancia una nuova battaglia che è sfociata in una proposta di legge alla Camera dei Deputati per trasformare gli equidi in animali d’affezione.

 

L’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, storica paladina dei diritti animali, lancia quella che molti definiscono una “rivoluzione gentile” ma radicale: equiparare giuridicamente i cavalli, gli asini e i muli ai nostri cani e gatti di casa. La proposta di legge (Atto Camera 48), presentata ufficialmente a fine febbraio 2026, mira a trasformare gli equidi da semplici “strumenti” o “prodotti” a veri e propri animali d’affezione.

Mentre il dibattito si accende tra tradizioni secolari e nuove sensibilità etiche, FRV News Magazine ha incontrato l’Onorevole per approfondire i pilastri di questa battaglia che punta a vietare definitivamente la macellazione, lo sfruttamento nei palii e l’uso delle “botticelle”.

Onorevole Brambilla, la Sua proposta mira a riconoscere ufficialmente gli equidi come “animali d’affezione”. Qual è l’impatto immediato che questa legge avrebbe sulla vita quotidiana di questi animali e perché ritiene che il sentimento sociale sia ormai maturo per questo cambiamento epocale?

“Con la mia proposta di legge si affronta e si risolve la questione sul piano culturale, si mette fine all’ambiguità e si stabilisce una volta per sempre che gli equidi non sono animali da reddito, ma d’affezione. Questa scelta ha delle conseguenze immediate in termini di tutela. I cavalli sono nostri amici e gli amici non si mangiano né si sfruttano: basta con la carne di cavallo, con i trasporti che non finiscono mai, con le inenarrabili sofferenze che precedono la macellazione, basta con le folli corse dei palii, le manifestazioni anacronistiche, le corse (clandestine e no), il supplizio delle botticelle sotto il caldo torrido. Rafforzare i controlli e migliorare le condizioni di trasporto sono azioni necessarie a legislazione vigente, ma ciò che la maggioranza degli italiani chiede è che cambi lo status degli equidi. Lo credo perché statistiche e sondaggi, negli ultimi decenni, mostrano un continuo declino del consumo di carne equina e un crescente interesse per le attività che si svolgono con il cavallo “come amico”. Basti pensare, per esempio, al turismo equestre”.

Lo stop alla macellazione e il nodo economico: l’Italia resta uno dei principali consumatori europei di carne equina, con oltre 20.000 capi macellati nel 2025. Come risponde alle critiche del settore zootecnico che teme un tracollo economico e come intende gestire la transizione per evitare il rischio di un mercato clandestino?

“Per avere un’idea del declino nel consumo di carne si consideri che nel 2012 i cavalli macellati ogni anno erano circa 70 mila. L’usanza di mangiare callo è radicata solo in alcune Regioni e territori italiani: Puglia, Veneto, parte della Sicilia, la Sardegna, l’area di Parma e Piacenza. Ma le tradizioni non sono eterne, si possono superare. Penate a quanto è accaduto in Corea, dove l’usanza di mangiare care di cane è antichissima. Nel gennaio 2024 il Parlamento di Seul ha approvato una legge che vieta il consumo di carne di cane a partire dal 2027 e stabilisce incentivi specifici: risarcimenti per ciascun cane (più alti se si anticipa la chiusura dell’allevamento), consulenze amministrative, supporto per la transizione ad allevamenti di altro genere, sussidi per trovare nuova occupazione agli addetti della filiera, dagli allevatori ai ristoratori specializzati. Quanto al mercato clandestino, esiste già oggi: non lo fa sparire né lo incrementa la legge, dipende dai controlli”

Il Suo disegno di legge mette nel mirino l’utilizzo degli equidi in manifestazioni popolari e spettacoli considerati stressanti. Esiste un margine di mediazione per salvaguardare il folklore storico, o la tutela dell’animale come “essere senziente” impone un divieto assoluto e senza eccezioni?

“La questione va esaminata caso per caso, ma francamente mi pare difficile individuare margini di mediazione. Il fatto che una festa crudele sia anche antica, che vi si riconoscano decine di migliaia di persone, che possa rappresentare l’identità di una comunità, non la giustifica né la nobilita. Resta quello che è: un atto di sopraffazione sugli esseri viventi che la subiscono. Vale per la corrida, per l’encierro di Pamplona, per tante altre manifestazioni “tradizionali” con animali. Vale per l’”intoccabile” Palio di Siena. Ci vuole un taglio netto con le cattive abitudini ereditate dal passato. Dal 1975 al 2018 sono 43 gli animali morti sui tracciati medievali dei palii, per non parlare di quelli che perdono la vita durante le più varie manifestazioni storiche (l’ultimo nei giorni scorsi alla Sartiglia di Oristano) o ancora quelli utilizzati per trainare carrozzelle e botticelle nell’anacronistico servizio di piazza”

Dalle sanzioni alla cultura: dopo l’inasprimento delle pene per il maltrattamento ottenuto con la “Legge Brambilla” del 2025, questa iniziativa sembra chiudere il cerchio. Quali strumenti prevede per garantire che la nuova soggettività giuridica del cavallo venga rispettata capillarmente su tutto il territorio nazionale?

“Il problema è sempre lo stesso: controlli e le risorse per eseguirli con efficacia. Io ho grande fiducia nelle forze dell’ordine, che stanno dando una magnifica prova nel far rispettare la legge Brambilla. In più, se i cavalli diventeranno animali d’affezione, saranno tutti di competenza delle guardie zoofile delle associazioni di protezione  animale”.