Club di gioco a Parigi: stabilizzazione al via, iter piuttosto complesso

Lo scorso 5 febbraio 2026 è iniziato l’iter normativo per rendere stabile il periodo di sperimentazione dei circoli di gioco e poker live nella capitale francese ma il percorso potrebbe essere più tortuoso di quel che si pensava.

 

L’odissea per la stabilizzazione dei circoli di gioco parigini che ospitano table games, slot e un circuito florido di poker live sembra non trovare mai pace. Le ultime notizie arrivate dalla Francia sembravano confortare. Adesso si parla di percorso avviato ma ben lontano dal vedere il traguardo e quindi la fine della sperimentazione che è stata prorogata per due anni proprio alla fine del 2024.

Con l’European Poker Tour Parigi al via in queste ore e dopo lo slittamento dello scorso anno a causa della chiusura provvisoria dei Circle des Jeux della capitale transalpina, le notizie politiche francesi avevano rassicurato il settore.

Insomma, il percorso sembrava ormai definito, indirizzato. L’articolo 19 bis del disegno di legge finanziaria era stato adottato da entrambe le Camere e il quadro giuridico sembrava stabile. Restava un passaggio, standard ma comunque importante: l’esame da parte del Consiglio Costituzionale.

Questo passaggio è iniziato. Cos’è che non va, quindi? Il 5 febbraio 2026, è stata depositata una petizione presso la cancelleria del Consiglio. Tra le disposizioni contestate c’è l’articolo 19 bis, proprio quello che intendeva porre fine al programma pilota. Questo non dovrebbe impedire la stabilizzazione normativa dei circoli ma il processo è subordinato a una decisione tutt’altro che automatica.

I parlamentari che hanno presentato la petizione contestano l’articolo 19 bis su due fronti distinti. Il primo è di natura tecnica: sostengono che questa disposizione costituisca una clausola di bilancio. La seconda obiezione è di natura procedurale: denunciano la mancanza di un dibattito autentico e la soppressione della relazione di valutazione prevista dalla legge.

Si scende sugli aspetti tecnici ma il succo è tutto qua: esiste un iter ma le cose potrebbero complicarsi proprio a livello normativo.

Per quanto riguarda la clausola di bilancio, l’argomentazione è formulata con precisione nel rinvio:

La conclusione di questo esperimento è prevista per il 2028 come scrive Enjeux; pertanto, la sua prosecuzione non avrà alcun impatto sulle finanze pubbliche nel 2026. […] La prosecuzione di questo esperimento costituisce una misura di regolamentazione degli affari economici. Di conseguenza, questa disposizione non è né una disposizione relativa alle risorse statali, né una disposizione relativa alla base imponibile, all’aliquota, all’allocazione e alle modalità di riscossione di imposte di qualsiasi tipo. […] Di conseguenza, questo articolo costituisce una clausola di bilancio e i parlamentari ricorrenti ne chiedono la censura.

Per quanto riguarda l’eccezione procedurale, i ricorrenti sottolineano una duplice irregolarità. In primo luogo, l’utilizzo dell’articolo 49.3 in seconda e ultima lettura avrebbe presumibilmente privato l’Assemblea Nazionale di dibattiti “genuini e informati”.

Inoltre, la legge del 2017 prevedeva una relazione di valutazione del governo al Parlamento otto mesi prima della fine del periodo di prova. Tale relazione non è mai stata redatta. Rendendo permanente il sistema senza questa valutazione preventiva, il legislatore avrebbe ignorato “il principio di intelligibilità e chiarezza della legge, nonché il principio di sincerità nei dibattiti”.