L’attuale rete nazionale di supporto alle vittime di violenza domestica è finanziata quasi esclusivamente da fondi pubblici provenienti anche da lotterie nazionali e gioco regolamentato
Fondi pubblici utilizzati provenienti dal settore del gioco per finanziare supporto e protezione alle vittime di violenza domestica. Si parla anche di questo nella Relazione sull’analisi comparata degli strumenti di Contrasto al femminicidio e alla Violenza di genere da parte degli stati membri dell’Unione europea approvata dalla Commissione nella seduta del 1° luglio 2026, con relatori la deputata Martina Semenzato (Coraggio Italia), la senatrice Giulia Cosenza (Fratelli d’Italia), la senatrice Michaela Biancofiore (Coraggio Italia) e la deputata Valentina Ghio (Partito Democratico).
Nel testo viene specificato che “la presente relazione analizza l’attuale situazione in materia di contrasto al femminicidio e ad ogni forma di violenza di genere con riferimento all’Unione europea e agli Stati membri dell’Ue, ad eccezione dell’Italia.
L’attività conoscitiva svolta dalla Commissione si è compendiata in una serie di audizioni di esperti internazionali in diritto comparato1, nell’analisi di documenti provenienti dai singoli Paesi europei e dalle associazioni o da enti direttamente impegnati nella lotta al contrasto della violenza di genere, nonché dalle risultanze delle missioni svolte dalla Commissione in Spagna (Madrid) e presso l’Eige (European Institute for Gender Equality) in Lituania.”
Alla voce in cui si parla di risorse finanziarie e del ruolo degli enti locali entrano in ballo i fondi provenienti dal gioco: “Nel 2021, infatti, nell’ambito del supporto e della protezione delle vittime di violenza domestica, l’istituto di Sicurezza sociale ha finanziato 45 case, di cui 17 Centri di Assistenza alle vittime di violenza domestica e 28 Case Rifugio”.
“L’attuale rete nazionale di supporto alle vittime di violenza domestica (Rnavvd) è composta da: 204 centri di supporto, di cui 3 specifici per migranti, situati nelle città con i flussi migratori più elevati, 36 case rifugio e 17 presidi di accoglienza d’emergenza.”
Fondamentale, dunque, che il “funzionamento di questa rete è finanziato quasi esclusivamente da fondi pubblici provenienti dal bilancio dello Stato, fondi comunitari, lotterie nazionali e gioco d’azzardo regolamentato”.







