Malagò riapre il fronte scommesse: la Figc punta a pubblicità libera e a una quota della raccolta betting

Il neopresidente incontra Abodi per sbloccare Decreto Dignità e Decreto Crescita, mentre cresce la pressione dei club sulla riforma del settore.

Il primo vertice tra Giovanni Malagò e il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, in programma nei giorni immediatamente successivi all’elezione del nuovo presidente della Figc, ha rimesso al centro dell’agenda federale uno dei nodi più controversi degli ultimi anni: il rapporto tra calcio e scommesse sportive. Tra i cinque dossier prioritari che Malagò dovrà affrontare nella fase di avvio del suo mandato figura proprio l’abolizione del divieto di pubblicità per il betting, introdotto nel 2018 dal Decreto Dignità.

La misura, spiega la Gazzetta dello Sport, ha alimentato negli anni il malcontento della quasi totalità dei club di Serie A, convinti che la norma abbia finito per penalizzare i conti delle società italiane rispetto ai concorrenti europei, dove le sponsorizzazioni legate al gioco restano ammesse. La richiesta di intervenire sul Decreto Dignità, riporta il quotidiano sportivo, è arrivata a Malagò direttamente dalla Lega Serie A, ma non solo, e rappresenterà uno dei primi terreni di confronto con l’esecutivo.

Il tema, del resto, non è nuovo. Già nel programma elettorale presentato in vista dell’assemblea federale, un documento di 23 pagine intitolato “Uniti per il futuro del calcio italiano”, Malagò aveva indicato le scommesse sportive come una possibile leva di sostenibilità economica per il sistema calcio, ipotizzando che una quota della raccolta, quantificata attorno al 2%, potesse essere destinata al finanziamento dei settori giovanili e del movimento femminile. Una previsione che, secondo le stime circolate su alcune testate specializzate del settore gioco, varrebbe tra i 290 e i 384 milioni di euro se calcolata sulla raccolta lorda, a fronte dei circa 160 milioni indicati nello stesso programma del neopresidente, cifra che sembrerebbe riferirsi piuttosto alla componente di spesa netta degli operatori.

Interpellato nei giorni scorsi da Radio Rai 1, lo stesso Malagò ha confermato la centralità del dossier, distinguendo tra le competenze che restano in capo alla Federazione e quelle che necessitano invece dell’intervento del Parlamento. “Ci sono provvedimenti che passano da attività interne, endofederali. Altri, invece, come gli sgravi fiscali, gli introiti supplementari con le scommesse generate dal mondo del calcio, su cui ci sono emendamenti in pista, rappresentano una serie di opportunità per il tanto amato e desiderato supporto al settore giovanile, su cui si può accelerare con il sostegno della politica”, dichiara il presidente, sottolineando la ristrettezza dei tempi a disposizione per portare a termine le riforme.

Il nodo scommesse si intreccia peraltro con un altro dossier fiscale rimasto aperto dopo l’abolizione, dal gennaio 2024, delle agevolazioni del Decreto Crescita per i calciatori professionisti con reddito superiore al milione di euro. Anche su questo fronte, ricorda la Gazzetta, la richiesta dei club è di ottenere una riformulazione dello strumento per restare competitivi sul mercato internazionale dei cartellini. Resta da capire quanto Malagò riuscirà a far pesare, nei rapporti con il governo, il capitale di credibilità istituzionale maturato in tre mandati alla presidenza del Coni, in un dossier che i suoi predecessori alla guida della Figc avevano tentato di sbloccare senza risultati concreti.