L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea l’importanza che riveste il direttore giochi nei casinò.
di Mauro Natta
Faccio seguito al mio precedente senza altra pretesa di riassumere quanto scritto nello scorso mese di marzo.
In un casinò tutte le operazioni “equivoche” generalmente possono avvenire soltanto durante l’apertura delle sale, il sistema più efficace per intercettare eventuali tentativi di speculazione ai danni della casa da gioco, malgrado il graduale inserimento di tecnologie sempre più avanzate e normative sempre più stringenti, rimane ancora e sino a prova contraria quello classico, il quale prevede che alcune movimentazioni ed informazioni come quelle elencate:
• aggiunte ai tavoli,
• crediti ai tavoli da gioco,
• registrazioni di titoli in entrata,
• emissione di titoli in uscita,
• valutazione dei clienti Vip ed elenco dei volumi di cambio proposto dai procacciatori per i propri clienti (sui quali vengono liquidate le relative percentuali di spettanza)
debbano sempre essere trasmesse al dirigente preposto al presidio delle sale affinché quest’ultimo possa eventualmente verificare e riscontrare in prima persona la correttezza dell’insieme delle operazioni che determinano una vincita o una perdita significativa.
Di norma il presidio delle sale viene assegnato al direttore giochi o suo delegato in quanto tale posizione facilita il monitoraggio dell’intero processo, non solo dal momento in cui vengono acquistati i mezzi di gioco al momento in cui gli stessi vengono convertiti in titoli, ma soprattutto nella fase intermedia dove i mezzi di gioco transitano sui tavoli.
Il compito è certamente favorito dal fatto che il direttore giochi, oltre a conoscere a fondo le dinamiche del gioo d’azzardo e disporre di una propria struttura gerarchica di riferimento (Capi Tavolo, Ispettori e Assistente di direzione), può agevolmente utilizzare tutti gli strumenti garantiti da reparti ausiliari al gioco (Sistemi audiovisivi, software aziendali e banche dati in genere).
Nell’applicare protocolli operativi magari con l’ausilio occasionale dei sistemi audiovisivi nei casi più complicati da gestire, si raggiungerebbe infatti un livello di guardia ben più efficace rispetto ad altri metodi di controllo e si creerebbero delle buone occasioni per educare il personale a quelle che di solito vengono definite come “buone pratiche” (formazione quadri aziendali/assistenti di direzione).
A chi non è del mestiere l’insieme delle “attenzioni” di competenza del direttore giochi potrebbe sembrare assai complesso da gestire ma nella realtà è più semplice di quanto appare infatti, per un tecnico di gioco esperto, la valutazione dell’attività di gioco dei diversi clienti presenti in sala richiede pochissimo tempo e rientra nella routine quotidiana.
Passando alla “organizzazione aziendale” troviamo, oggi, la descrizione di quella che di fronte a precise contestazioni, almeno così pare, le eventuali responsabilità si disperdono in un intricato sistema di controllori e controllati ciascuno a vario titolo collocato all’interno di commissioni, comitati e servizi, ovviamente tutti regolamentati da un infinito insieme di norme e ordinamenti che, in ultima analisi, più che chiarire le incombenze in capo ad ognuno finiscono per garantire validi alibi per tutti i chiamati a svolgere delle precise mansioni all’interno, appunto, dell’organizzazione aziendale.
Molti ritengono che tra le diverse forme di opzioni gestionali quella tradizionale sia la più semplice, funzionale e meno dispendiosa ma non solo in quanto nessuno lascia intendere la voglia di prendersi la briga di individuare un professionista adatto al ruolo. Si ricorre, invece, a selezioni generiche con l’utilizzo questionari impersonali e assolutamente per iscritto, tali da evitare fastidiosi coinvolgimenti.
Il rovescio della medaglia, stante che l’eventuale nomina come direttore giochi attualmente non implica rischi a posteriori ma addirittura garantisce un posto di lavoro a tempo determinato (Dirigente, Quadro aziendale = Posto fisso).
Probabilmente le aziende non hanno approfondito l’argomento precedente e, forse, rinunciano alla possibilità di sostituire il convenuto (quadro aziendale) anche nei casi di scarso rendimento o addirittura di “mala gestio”.
Per chi ha vissuto i tempi d’oro dei casinò rimane imbarazzante anche solo commentare taluni episodi che vengono a verificarsi sempre con maggiore frequenza.
Foto di Paul Green su Unsplash






