Tasse e imposte, questo matrimonio linguistico non s’ha da fare!

L’analista di gaming Mauro Natta sollecita una più esatta definizione nei dibattiti pubblici delle tasse e delle imposte.

 

di Mauro Natta

Mio nonno materno che ha passato la vita lavorativa sul mare diceva tante cose, correggeva vecchi proverbi probabilmente per divertimento, una cosa me la ricordo benissimo: “per giudicare il lavoro di altri devi saperlo svolgere correttamente.”
Sicuramente i commissari inviati dal Tribunale di Torino al Casinò di Saint Vincent non credo conoscano, al momento, le mansioni dei singoli che intervengono per definire, al termine della giornata lavorativa, i risultati di tutti i giochi (tavoli e slot) che hanno operato nel giorno considerato.
E neppure quali siano le informazioni richieste e da fornire, ad esempio al direttore generale, che intende avere una visione dell’andamento dell’offerta e della domanda.
Ma i commissari dovranno rivedere il sistema organizzativo del Casinò e pare lecito domandarsi come? Ma non è questo l’interrogativo al quale rivolgo la mia particolare e curiosa domanda.

Posso affermare anticipatamente che l’argomento seguente non ha nulla a che spartire col precedente, ma la continua insistenza nei dibattiti televisivi mi impone, forse con troppe pretese o, di più, per tanta curiosità. La domanda che mi pongo è: per quale motivo persone di cultura e di esperienza, nei loro interventi, continuano a comprendere in un solo capitolo di discussione tasse e imposte mentre, invece, sono convinto che non si tratti proprio dello stesso ragionamento da trattare unitamente?
Se accenno alle tasse penso, credo a ragione, al quantum il cittadino deve contribuire al costo dei servizi che lo Stato offre a tutti, se parlo di imposte siamo in un altro capitolo quello che indica un servizio che lo Stato fornisce al contribuente che lo richiede.
Allora per quale motivo farne una discussione senza evidenziare quella che a me pare la vera differenza? Forse mi ritrovo ad esaminare le trasmissioni televisive dove si comprende già poco da quanto critico, ancora meno dove tutti cercano di superare i decibel dell’interlocutore. Così operando contribuiscono ad accrescere la difficoltà di cognizione di chi tenta di ascoltare sin che decide, purtroppo, che lo meriti.
Forse, e non so se sia sufficiente definirlo così, sono noioso ma parlare di tasse di registro non ritengo sia esatto e dare una falsa o, quanto meno, errata nozione di un esborso che non tutti pagano ma soltanto chi ne ha necessità in quanto esiste una disposizione di legge che lo impone.
Ma parlare di tasse quando, invece, si disquisisce o si tenta di farlo, in tema di “imposta sul reddito delle persone fisiche, Irpef” si dovrebbe, bene inteso a mio personale avviso, essere precisi nelle definizioni.

Certamente non è mia intenzione approfondire le diverse tipologie che vengono trattate in modo veloce, eccessivamente affrettato e, quindi poco chiaro anche perché chi ne parla, in linea generale, dovrebbe essere, anche per l’attività svolta, perfettamente a conoscenza della differenza tra i due argomenti che mi sono permesso di portare all’attenzione.
Al tempo stesso nel quale, come evidenziato, ho miscelato due argomenti che ben poco sembrano avere in comune, continuo a pensare che nel parlare e/o nello scrivere dovremmo, se non trovare, almeno scorgere una maggiore precisione e, conseguentemente sempre a mio avviso, una migliore comprensibilità che non può che conseguire logicamente alla prima accennata qualità.
Nella speranza di essere capito in quanto convinto fermamente che l’esattezza di esposizione conforti e supporti ogni argomento in discussione rendendo un servizio a chi ascolta.

 

Foto di Beatriz Pérez Moya su Unsplash