Andamento casinò, la nostalgia dei dati del mercato nazionale

L’analista di gaming Mauro Natta torna a sottolineare l’attuale mancanza di dati dettagliati e comparabili sull’andamento dei casinò italiani.

 

di Mauro Natta

Campione d’Italia e il suo Casinò, quello vecchio, sino al 2000 sono stati frequentati da chi scrive per motivi collegabili ai compiti e alla carica che nel sindacato rivestivo temporaneamente.

Certamente non posso dire, attualmente in pensione dal 2001 dopo quaranta anni da dipendente di una casa da gioco e a 85 anni compiuti, di trovare lo stesso interesse, anche se ne continuo a scrivere, del mondo dell’azzardo autorizzato.

L’argomento è motivo di interesse, minore da quando non è più possibile seguire il mercato nazionale come lo era quando la Federgioco ne forniva l’opportunità. Al momento, salvo qualche rarissima eccezione, trovo i risultati mensili suddivisi solitamente tra slot e giochi da tavolo e con fugaci accenni alle presenze.

Forse perché, al lavoro, mi preoccupavo di esporre nella nostra bacheca tutti i dati di interesse su proventi, presenze e quote di mercato. Il trend della domanda era facilmente consultabile dagli impiegati ed era gradito.

Ora non è più possibile e dovrei mettermi a consultare tutti i bilanci approvati, quindi con un certo ritardo, con tutti gli allegati a iniziare dal conto economico con particolare attenzione a costi e ricavi.

Ma ancora non basterebbe. Conoscendomi mi ritroverei a cercare sempre più notizie e informazioni sulla tipologia dei proventi e del numero e relativo costo del personale; non mi vorrei pentire per una iniziativa gravosa alla mia età e che potrebbe interessare, a mio avviso, pochissime persone a fronte di un impegno da non definirsi di poco conto.

Ai tempi mai dimenticati di Artorige e Sergio, anche per il nostro comune interesse, mi impegnavo in continue ricerche e non me ne pento ma, ora, non mi sento di imbarcarmi in una impresa che si presenta irta di imprevisti e critiche per argomenti ostici per molti a mio avvivo e di scarso interesse.

Da alcuni anni mi diletto a scrivere esponendo le mie avvalorate convinzioni, le vigenti disposizioni legislative e quanto, a mio parere, può avere attinenza al modo dell’azzardo autorizzato. Mi sono anche trovato ad esporre quali strade si potrebbero seguire per incrementare le entrate tributarie per gli enti titolari dell’autorizzazione alla casa da gioco sul proprio territorio. Molto probabilmente un interessantissimo residuo della questione fiscale che per molti anni ha tenuto occupata una folta schiera di croupier delle case da gioco italiane. Dal 2015 c’è un nuovo provvedimento legislativo che riguarda la Ue, la Legge europea.

Qualcuno se non molti potrebbero domandarsi dove e quali sono le motivazioni a supporto e conforto di simili iniziative; mi pare sia semplice trovarle in quanto può leggersi nei decreti che a datare dal 1927, hanno permesso l’istituzione delle case da gioco.

Queste infatti sono di proprietà dell’ente pubblico poiché trattasi di una deroga alle disposizioni del codice penale e quanto può concorrere alle loro entrate tributarie non dovrebbe essere dimenticato.

Non credo possa negarsi che l’identico presupposto impositivo che dalla lontana approvazione della riforma pensionistica, in occasione del cosiddetto stipendio convenzionale, lo ritroviamo nel decreto n. 314/97: perché il datore di lavoro consente il l’arricchimento derivante dalle mance.

Una sostanziale differenza un tempo sullo stipendio convenzionale, oggi sul 75% delle mance il datore di lavoro versa i contributi pensionistici. A mente la citata Legge europea che esenta le vincite al gioco nei casinò autorizzati dal pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e che la mancia è una parte della vincita (sentenza Corte di Cassazione n.1776, mi pare), la più piccola.

Non può nutrirsi dubbio sul fatto che a fronte di minori costi per il personale (contributi pensionistici) corrisponde una maggiore entrata (tributaria) per l’ente proprietario e concedente.

L’occasione di ricordare vecchi tempi mi ha dato l’input per trattare, ancora una volta, la questione che mi e ci ha visto molto impegnati e che, forse, potrebbe avere nuove attenzioni dal legislatore. Non lo posso promettere ma credo che non mi ripeterò sull’argomento se non a richieste di specifica documentazione.

 

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