Contenimento costi nei casinò, le tante strade possibili

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema del contenimento dei costi nel casinò italiani: ridurre quello del personale non è la sola soluzione possibile.

 

di Mauro Natta

Anche questa mattina, come più o meno sempre, ho sperato di leggere qualche buona notizia. Sicuramente sin che c’è la speranza non dobbiamo allarmarci troppo ma, altrettanto certamente siamo tentati a pensare con una punta di pessimismo; chi più e chi meno, ma la situazione che stiamo vivendo, l’insicurezza economica su un domani anche se ravvicinato perché la crisi potrebbe non essere di breve durata, non mi permette, pur a 85 anni suonati, di immaginare un futuro facile nel mondo in cui ho lavorato e di cui, al momento, mi diletto a scrivere.

Il condizionale è il tempo del verbo più usato dalla stampa e dalla Tv per accompagnare i servizi sulla vicenda in parola e non solo; una punta di leggero pessimismo o di avvertita prudenza è agevole scorgerla nelle previsioni economiche per l’esercizio in corso nelle dichiarazioni relative al Casinò municipale di Sanremo: un utile significativamente  inferiore a quello del precedente 2025.

Ritornando agli argomenti che recentemente mi hanno occupato non posso trascurare la, purtroppo possibile, eventualità che le Case da gioco, ricorrendo in primis al contenimento dei costi, pensino a quello relativo al personale dipendente.

Ebbene, nella speranza che nulla di simile si avveri quale conseguenza di una crisi da confidare contenuta, mi permetto di osservare alcune misure che potrebbero rimediare, ancorché  parzialmente, ad una eventualità possibile.

Non posso omettere che l’imposta (ritenuta alla fonte) sulle vincite al casinò fu inizialmente accantonata e sostituita dall’imposta sugli spettacoli anche perché le entrate tributarie a favore degli enti proprietari avrebbero accusato senza alcun dubbio un calo non indifferente.

Nemmeno si può ignorare che il proprietario (ente pubblico, Comune o Regione) della casa da gioco assolve l’imposta sugli intrattenimenti Isi (10%) sul quantum la casa da gioco incassa dedotto l’anticipo versato dal gestore.

Aggiungo che l’imposta sulle vincite realizzate nei casinò autorizzati  citata è stata abrogata dal disposto della Legge Europea del 2015 e che la mancia ai croupier è definita da sentenze della Suprema Corte parte della vincita mentre l’art. 3 del Decreto n. 314/1997, con il presupposto del fatto che il gestore mette a disposizione il mezzo per riceverle e non reddito di lavoro subordinato, le attrae a tassazione per il 75% del percepito.

Non dimentico che il disposto del citato decreto impone al datore di lavoro l’obbligo di versare i contributi pensionistici sul medesimo importo soggetto ad Irpef escludendone dalla tassazione il 25%.

Mi permetto di invitare chi di dovere a considerare uno o più interventi sugli argomenti ricordati per sommi capi ma credo chiari nella individuazione da parte del Legislatore.

Non per la perfetta comprensione da parte del lettore al quale non è  indirizzato il contenuto del presente articolo se non a livello di notizia anche interessante, ritengo di aver dimostrato il risultato che si intende ottenere:

maggiori entrate tributarie a favore dell’ente pubblico (mi pare, tra l’altro, sia possibile pacificamente notare una imposta (I.S.I) che colpisce una entrata tributaria),

minori costi (per il personale) a carico del gestore e maggiore disponibilità a favore dell’ente pubblico proprietario. Il dipendente che si trova esentato dal pagamento dell’Irpef dovrà sottoscrivere una pensione integrativa, bene inteso a carico dello stesso,

la possibilità conseguente di mantenere l’occupazione (diretta e dell’indotto) con un costo inferiore e di poter impiegare maggiori risorse nei servizi alla clientela, in specie quella di qualità che, presumibilmente potrà disporre di una migliore possibilità di spesa nell’ambito della frequentazione.

Desidero rammentare, concludendo, la rilevanza dell’argomento in discorso in tema di industria turistica che, anche se non mi pare il caso di insistere oltre, ha una rilevanza non indifferente nel prodotto interno lordo del nostro Paese.

In conclusione riporto dalla sentenza n. 152 della Corte Costituzionale in data 6 maggio 1985: “Si impone dunque la necessità di una legislazione organica che razionalizzi l’intero settore, precisando tra l’altro i possibili modi di intervento delle regioni e degli altri enti locali nonché i tipi e  criteri di gestione delle case da gioco autorizzate, realizzando altresì, in tema di distribuzione dei proventi, quella perequazione di cui alle legge 31 ottobre 1973, n. 637, sulla destinazione degli utili della casa da gioco di Campione, può essere considerata solo un primo passo”.

 

Foto di Denys Nevozhai su Unsplash