Javier Pastore, il ‘Flaco’ si confessa a Betsson.sport tra mercato e vita privata nella sua carriera tra Palermo, Roma e anche Inter.
L’ultimo appuntamento di Betsson.Sport Talks, il format di approfondimento firmato Betsson.sport, ha segnato il ritorno a casa di una delle leggende più amate del calcio rosanero: Javier “El Flaco” Pastore. In un’atmosfera carica di emozione, l’asso argentino ha ripercorso le tappe di una carriera vissuta con l’eleganza e la leggerezza che lo hanno reso unico.
L’intervista scava nel profondo del rapporto di Pastore con i grandi nomi del calcio mondiale e svela retroscena inediti di mercato, come il mancato passaggio in nerazzurro prima dell’approdo nella Capitale: “Ero vicino all’Inter. Dovevano vendere un giocatore per potermi prendere. C’erano opzioni in Inghilterra e all’estero, ma mia moglie voleva tornare in Italia e a me faceva piacere ritrovare il campionato italiano. Alla fine la Roma ha spinto di più per avermi subito, non abbiamo aspettato i movimenti dell’Inter e abbiamo scelto Roma.”
Un percorso, quello europeo, iniziato sotto l’ala protettiva di Walter Sabatini, definito da Javier come un vero punto di riferimento umano: “Sabatini per me è stato un papà acquisito. Dal giorno in cui mi ha preso fino ad oggi è la persona che più mi ha seguito, chiedendomi sempre come stessero i miei genitori e di cosa avessi bisogno.”
Dalla Capitale al prestigio globale del PSG, il racconto tocca la gestione dello spogliatoio e il rapporto con Zlatan Ibrahimovic: “Ibra era un professionista al 100%, molto duro negli allenamenti perché voleva sempre farti dare qualcosa in più. Era ‘pesante’ nel modo di fare, ma a me piaceva perché sapevo che mi avrebbe fatto migliorare e mi ha trasmesso la voglia di vincere sempre.”
Una competitività che Pastore ha sempre bilanciato con una rara spontaneità, come quando cedette il numero 10 a Neymar: “Il numero non mi ha mai ossessionato. Quando è arrivato Neymar, mi ha detto che per lui era un marchio di fabbrica e gli ho risposto subito: ‘Tienilo pure, tanto io riprendo il mio 27’.”
Ma il cuore del “Flaco” batte ancora forte per Palermo, una piazza che lo ha amato fino all’incredibile: “A volte mangiavo fuori il vetro del ristorante e c’erano 500 persone aspettando e guardando per due o tre ore. Fissi lì a guardarti mangiare solo perché giocavo a calcio.” Proprio per questo, il rimpianto per la finale di Coppa Italia persa resta una ferita aperta: “Mi è rimasta impressa. Mi sarebbe piaciuto tantissimo vincere un trofeo a Palermo, è un desiderio che non sono riuscito a realizzare.”
Oggi, Javier guarda con ottimismo al presente dei rosanero, analizzando una stagione che definisce molto positiva: “Il Palermo è stato quasi sempre lì sopra. È vero, ci sono state partite perse o pareggiate all’ultimo che avrebbero fatto la differenza, ma sulla carta l’effettivo dei giocatori è importante per poter salire in Serie A. La cosa bella è che in città sento l’atmosfera che quest’anno si può fare, e questo è importantissimo. Forse con qualche innesto per dare l’ultima spinta si può puntare a rifarlo l’anno prossimo.”
Il racconto di Javier Pastore per Betsson.Sport Talks non è solo l’analisi di una carriera, ma il manifesto di un calcio vissuto con libertà, dove il talento si intreccia indissolubilmente con la qualità umana e un legame mai interrotto con le proprie radici sportive. A questo link, è possibile vedere il video integrale.






