I dati della raccolta evidenziano un aumento complessivo del 9,58% rispetto al 2025. Bene Milano e Pisa nel galoppo, Palermo sorprende nel trotto. Restano criticità per alcuni ippodromi e per l’ippica nazionale.
Il mercato delle scommesse ippiche italiane non smette di crescere. Aprile 2026 conferma il trend positivo già emerso a inizio anno, con la quota fissa che continua a fare da locomotiva a un settore in cerca di stabilità strutturale.
Il totalizzatore ordinario chiude il mese con un +5,60 per cento rispetto ad aprile 2025, mentre la quota fissa, ormai padrona dell’83% della raccolta complessiva, segna un deciso +12,76 per cento sull’anno scorso. In controtendenza l’ippica nazionale, sempre più dipendente dalla Tris e penalizzata dal numero ridotto di corse abbinate. La raccolta complessiva di aprile sfiora i 64 milioni di euro, in crescita del 9,58 per cento sul 2025.
Il bilancio dei primi quattro mesi è ancora più netto: 242,5 milioni di euro raccolti, +13,25 per cento sul 2025 e +4,14 per cento sul 2024. La quota fissa vola a +18,10 per cento sull’anno scorso, l’ippica nazionale arretra dell’11,82%. Resta in ombra il dato del prelievo, negativo del 28,81% rispetto a due anni fa.
Sul fronte degli ippodromi, le giornate festive di aprile restituiscono un quadro a due velocità. Nel trotto la sorpresa è Palermo, che con 34mila euro nella prima uscita e 44mila nel giorno del Gran Premio Trinacria supera perfino Bologna, tradizionale riferimento del settore. Bene Torino, con il picco di 64mila nel giorno del Costa Azzurra, e Milano, mentre deludono Treviso e Aversa, ferme a numeri marginali. Nel galoppo Milano si conferma il punto più alto del panorama nazionale con una media superiore ai 70mila euro nei festivi, seguita da Pisa che nel giorno del suo Premio sfiora i 104mila. Sottotono Merano e Chilivani, al di sotto delle attese.
Il divario tra le due discipline rimane netto: 42mila euro di media per il galoppo contro i 25mila del trotto. Dati che, secondo l’analisi di Grande Ippica Italiana, sollevano anche una questione di programmazione: troppi ippodromi attivi in contemporanea nei festivi affollano il palinsesto senza incrementare la raccolta. Il modello francese, con le corse distribuite su fasce orarie distinte, potrebbe essere una strada percorribile.
A fine 2026 si tirerà la riga definitiva. Per ora, i segnali sono incoraggianti.







