Ad Amsterdam entra in vigore il divieto totale di pubblicità della carne, mentre quella del gioco a vincita è rigidamente regolata ma non bandita. Non si tratta di una contraddizione, ma di buona politica. Ecco perché.
Diciamo la verità: se lo avessero fatto gli olandesi, un divieto totale di pubblicità del gioco con vincita in denaro, lo avremmo anche potuto capire (o quasi). E’ notizia di oggi, infatti, che la città di Amsterdam, che dei Paesi Bassi ne è la capitale, ha appena vietato la pubblicità pubblica di carne e combustibili fossili, con l’obiettivo finale di diventare a impatto zero entro il 2050 e che i cittadini dimezzino il consumo di carne nello stesso periodo. Tutto questo dopo essere stata la prima città europea e del mondo a mettere al bando le vetture diesel in un tempo ancor più ristretto (e già diversi anni orsono).
I politici della città affermano che la decisione mira ad allineare il paesaggio urbano di Amsterdam agli obiettivi ambientali del governo locale.
Per questo, se il divieto totale di pubblicità fosse stato emanato in Olanda, invece che in Italia, lo avremmo anche potuto capire. E invece, no. Neppure loro: così attenti al sociale, all’educazione civica e al benessere collettivo, si sono sognati di bandire completamente la pubblicità del gioco, pur avendo utilizzato lo stesso strumento per altri comportamenti ritenuti a rischio. Ma non è certo un caso, né una svista. Anzi. E’ proprio il frutto di politiche sensate e ben ragionate, visto che è noto e risaputo (ma non in Italia, a quanto pare) che vietare in toto la promozione del gioco di Stato, finisce soltanto col favorire il gioco illecito e a rendere indistinguibile l’offerta legale, tutelata dallo Stato stesso. Infatti il governo olandese e il suo regolatore – il Kansspelautoriteit (Ksa) – ha introdotto rigide linee guida nel 2026 contro la pubblicità non mirata, vietando l’uso di influencer/testimonial (role models) e limitando il marketing online per proteggere i gruppi vulnerabili. È inoltre vietata la pubblicità in orari televisivi non protetti, radio e nei luoghi pubblici, con restrizioni severe anche nelle sponsorizzazioni sportive. Ma come spiegato apertamente dal presidente di Ksa, Michel Groothuizen, “un provvedimento così drastico rischierebbe di danneggiare il mercato legale e favorire l’espansione del gioco illegale online”. Ricordando che, su oltre 60mila annunci pubblicitari rivolti ai consumatori olandesi ogni mese, meno di 2mila provenivano da operatori con licenza regolare. Guardando i numeri, appunti, e stando ai fatti. Non basandosi sulle ideologie.
Il presidente dell’autorità ha infatti specificato pubblicamente che “un divieto assoluto colpirebbe soprattutto le pubblicità legali, mentre quelle illegali continuerebbero a proliferare, soprattutto sui social come TikTok e Instagram. Senza un’efficace pubblicità legale, i giocatori potrebbero essere spinti verso operatori non regolamentati, con rischi maggiori legati a sicurezza e protezione dei consumatori”.
Intanto, però, già a partire dal 1° maggio, come racconta il sito della Bbc, le pubblicità di hamburger, auto a benzina e compagnie aeree sono state rimosse da cartelloni pubblicitari, pensiline dei tram e stazioni della metropolitana, almeno per quanto riguarda la capitale olandese.
In una delle fermate del tram più frequentate della città, ora i manifesti promuovono il Rijksmuseum, il museo nazionale dei Paesi Bassi, e un concerto per pianoforte. E perché no, magari anche il casino cittadino. Mentre fino alla settimana scorsa pubblicizzavano crocchette di pollo, SUV e vacanze low cost.
“La crisi climatica è urgentissima”, spiega Anneke Veenhoff del partito GreenLeft. “Voglio dire, se si vuole essere all’avanguardia nelle politiche climatiche e si affittano i propri spazi pubblici a chi fa esattamente il contrario, allora cosa si sta facendo?”. E su questo punto, a guardarla dall’Italia, vengono in mente ulteriori contraddizioni tipiche del nostro paese, come quella – denunciata a gran voce nei giorni scorsi – che vede un brand di prediction market sulle maglie di una squadra di calcio. Ed è per questo che valeva la pena riflettere su questo punto. Qui non è Hollywood, lo sappiamo: ma non è nemmeno Amsterdam.








