Il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi vuole riformare il calcio, ma le sue disposizioni sulle scommesse trovano già la ferma contrarietà del deputato Pd Stefano Vaccari.
“Il calcio italiano perde oltre 700 milioni l’anno e non produce da troppi anni risultati all’altezza del nostro Paese.
Non è sufficiente sostituire un presidente con un altro, servono regole nuove e riforme profonde che le componenti del calcio non sono riuscite a fare, facendo precipitare tutto il settore calcio e la nazionale in fondo ad un baratro.
La politica non può commissariare il calcio, ma deve smettere di piegarsi alle esigenze di un calcio che pensa al business producendo invece insuccessi e debiti. La politica deve avere il coraggio di intervenire con misure a sostegno ma solo se finalizzate a ripartire dai Vivai, dai ragazzi selezionabili per la Nazionale e da infrastrutture più idonee e moderne.”
Lo scrive sulla sua pagina Facebook il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, a commento dell’articolo di Calcio e Finanza nel quale si dà conto e notizia del disegno di legge che l’esponente politico sta predisponendo in merito alla riforma del calcio italiano.
La proposta di legge, secondo quanto riporta il quotidiano, punta da un lato a portare maggiori entrate al sistema calcio, dall’altro a ridurne i costi. Per quanto riguarda il primo obiettivo, si chiama in campo il settore del gioco, e più in dettaglio si punta a recuperare i diritti sui giochi sportivi della ex quota “Schedina Totocalcio”, prevedendo che il 2 percento sulle scommesse sportive legate al settore calcio sia destinato alla Figc (per un importo di circa 16 miliardi di euro).
In dettaglio, è l’articolo 4 della proposta di legge in arrivo a prevedere “una quota delle scommesse per vivai, ludopatia e femminile“.
Secondo questo punto i concessionari per la raccolta delle scommesse sportive verserebbero alla Figc un contributo pari al 2% dell’importo raccolto che, a sua volta, sarebbe destinato a: “per almeno il 50% allo sviluppo dei settori giovanili, anche femminili, alla formazione e all’utilizzo di calciatori convocabili per le squadre nazionali italiane, al sostegno degli investimenti negli impianti sportivi di proprietà pubblica e allo sviluppo dei centri federali territoriali”, “per almeno il 30% al finanziamento di programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia, del gioco d’azzardo patologico e per progetti sociali finalizzati a combattere l’abbandono dello sport, con particolare attenzione alle fasce giovanili”, il restante 20% destinato “allo sviluppo del calcio femminile e a favore delle scuole calcio gestite da società dilettantistiche”.
La contrarietà del Pd
Una disposizione, ancora da formalizzare, che trova la netta contrarietà del deputato del Pd Stefano Vaccari: “Nella bozza di riforma del calcio promossa dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia apprendiamo dai media che si prevederebbe un contributo pari al 2% della raccolta delle scommesse sportive da destinare alla Figc e al finanziamento del settore calcistico. Una parte di queste risorse andrebbe pure al contrasto della ludopatia. Credo che sia profondamente sbagliato che la destra e il governo guardino al gioco d’azzardo come possibile fonte strutturale di finanziamento per il calcio e, più in generale, per lo sport italiano. Lo sport dovrebbe rappresentare educazione, salute, inclusione, crescita dei giovani, coesione sociale e rispetto delle regole. Legarlo economicamente alle scommesse significa finanziare un sistema che dovrebbe proteggere i cittadini, soprattutto i più giovani e le persone più fragili, attraverso un settore che trae profitto dalla propensione al rischio e che può alimentare fenomeni di dipendenza”.
Il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, che è anche coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo, aggiunge. “Il paragone giustificatorio con il sistema che il totocalcio prevedeva per finanziare il Coni, un secolo fa ormai, non regge proprio. Perché rispetto ad allora è cambiato il mondo del calcio, dello sport e dei giochi pubblici. Quindi punto non è soltanto fiscale ma culturale e politico. Se il calcio viene finanziato in base al volume delle giocate, si crea un legame pericoloso. Più si scommette, più arrivano risorse allo sport. È un meccanismo distorto, che normalizza ulteriormente la presenza del gioco d’azzardo attorno al calcio, proprio mentre famiglie, territori e servizi sanitari fanno i conti con gli effetti sociali della ludopatia e delle attività criminali e mafiose che parallelamente ci lucrano sopra. È inaccettabile, inoltre, che una quota delle risorse venga destinata al contrasto alla dipendenza da gioco mentre la fonte di quelle stesse risorse resta il gioco d’azzardo.
La prevenzione della ludopatia deve essere una responsabilità pubblica, sanitaria e sociale, non un capitolo finanziato dal circuito economico che contribuisce a generare il problema. Il calcio italiano e la nazionale hanno certamente bisogno di riforme, trasparenza, sostenibilità, investimenti nei vivai, nello sport femminile, nel dilettantismo e nelle infrastrutture. Ma queste risorse – conclude – devono arrivare da politiche pubbliche serie, da una migliore redistribuzione dei ricavi, dal controllo dei bilanci, dalla responsabilità gestionale dei club e da investimenti puliti, non da un prelievo forzoso non ancora chiaro nelle modalità, costruito sulle scommesse. Perché lo sport deve educare, unire e proteggere”.