Partenza positiva per la stagione ippica 2026, ma preoccupano le corse con pochi partenti tra i cavalli più giovani.
Nei primi mesi della stagione ippica 2026 emergono segnali incoraggianti, ma anche alcune criticità che il settore non può permettersi di ignorare. È questo, in sintesi, il quadro tracciato da Antonio Viani, presidente dell’Unione Proprietari Galoppo (Upg), in una lettera rivolta agli associati per fare il punto sull’impatto della nuova Circolare di Programmazione.
Secondo i primi dati, “il numero dei partenti di media delle varie giornate sia aumentato, se vogliamo spesso anche in maniera considerevole”. Un risultato che potrebbe essere legato alla diversa distribuzione del calendario e alla riduzione delle sovrapposizioni tra ippodromi, anche in considerazione dell’assenza delle corse di Roma dal programma.
Effetti positivi anche sul fronte delle scommesse: “gli incrementi nei volumi scommessi sono sensibili”, nonostante la mancanza di una piazza storicamente rilevante. Tra le novità più apprezzate viene segnalata l’introduzione degli handicap per fasce, che ha portato “una maggiore trasparenza e facilità di comprensione anche per lo scommettitore”.
Accanto ai segnali incoraggianti, resta però l’allarme per le prove dedicate ai cavalli di due anni. Le prime corse stagionali hanno registrato campi molto ridotti, con episodi che rappresentano “un campanello di allarme che deve assolutamente farci riflettere”.
Il nodo principale riguarda il rapporto tra numero di corse programmate e disponibilità effettiva di cavalli. Secondo l’Upg, “il numero di prove deve essere tarato sul numero di cavalli che possono correre”, per evitare competizioni poco attrattive e con scarso impatto sul pubblico.
La questione non è solo sportiva ma anche economica: “una corsa con 3 cavalli partiti non permette molte delle possibili giocate”, con effetti negativi sull’intero sistema.
Nel complesso, la programmazione 2026 viene comunque valutata positivamente nella sua impostazione generale, anche grazie al lavoro di coordinamento tra gli ippodromi. Tuttavia, viene ribadita la necessità di monitorare l’andamento della stagione nei prossimi mesi e intervenire dove necessario
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