Gioco verso il riordino, l’analisi di Pedrizzi (e la storia dell’oligopolio)

Con l’approvazione della delega fiscale ci si dirige verso il riordino del gioco fisico. Sulla questione è intervenuto il senatore Riccardo Pedrizzi.

La riforma del gioco pubblico entra nella fase decisiva, “ma tra operatori e osservatori cresce la preoccupazione per l’assenza di un pieno confronto politico”, sottolinea il senatore Riccardo Pedrizzi, già presidente della Commissione Finanza e Tesoro di Palazzo Madama, ricordando le tappe della vicenda.

La delega fiscale approvata l’1/08/2023, poi la scadenza spostata al prossimo 29 agosto 2026 ed al 31/12/2026 per l’adozione dei testi unici, che completeranno tutta la riforma, nell’ambito della quale c’è anche l’atteso riordino del gioco fisico che rientra trai 34 decreti attuativi ancora da approvare. In queste ore l’Antitrust incontra alcuni concessionari per analizzare il nodo della possibile formazione di un oligopolio.

“La concentrazione del sistema nelle mani di pochi operatori è il nodo principale da sciogliere, ma non l’unico. Si va avanti lentamente, anche se è stato fissato a venerdì 10 aprile prossimo il primo incontro tra Enti locali ed i tecnici del Mef che stanno seguendo da tempo la redazione del documento base, che tanto allarma la maggior parte della filiera del gioco pubblico legale. Purtroppo, però, si arriverà a questo incontro senza che, soprattutto negli ultimi tempi, ci sia stata quella interlocuzione più volte richiesta dalle rappresentanze di molti segmenti del mercato, pur essendo sostenuta da gran parte degli schieramenti politici, limitandosi a quanto proposto e disegnato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a cui si vorrebbe attribuire tutta la responsabilità soprattutto per le parti più sensibili e controverse”, sottolinea Pedrizzi, che pone l’accento sulla crescente concentrazione del settore, oggi di fatto dominato da due grandi poli: da un lato Lottomatica, dall’altro il gruppo Flutter Entertainment, che in Italia controlla Sisal e Snaitech.

“Bisogna sciogliere i nodi ancora sul tappeto e, innanzitutto, trai più importanti quello circa la formazione di un eventuale oligopolio. Infatti la gara del 2011 aveva assegnato 13 concessioni ad altrettanti operatori – aggiunge Pedrizzi -. Successivamente, dopo alcune operazioni di fusione, questi concessionari si sono ulteriormente ridotti, con la costituzione di due gruppi maggiori di riferimento, che detengono quote vicine, se non superiori, al limite del 25% delle concessioni attualmente vigenti, che pertanto dovrebbe ritenersi già violato dalla attuale situazione di fatto. Ed a questa violazione si sarebbe dovuto porre rimedio in qualche modo. Si rammenta che in campo bancario quando un istituto assume una posizione dominante, ad esempio, l’organo di vigilanza, la Banca d’Italia, invita e pretende che vengano dismessi sportelli, agenzie, sedi e filiali in numero adeguato per eliminare la distorsione e riequilibrare i vari pesi di quote del mercato”.

Secondo Pedrizzi, l’eventuale innalzamento delle soglie di concentrazione previsto dal riordino potrebbe rafforzare ulteriormente l’attuale assetto: “Il mercato è già oggi vicino a una condizione di duopolio. Senza correttivi, si potrebbe arrivare a un oligopolio con effetti distorsivi sulla concorrenza”.
Non solo. Sul tavolo resta anche il tema del gettito: “La crescita dell’online sta già producendo un calo delle entrate dal gioco fisico. Un’ulteriore concentrazione potrebbe accentuare questo fenomeno, con conseguenze per le finanze pubbliche”.