Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio interviene nuovamente sul sistema delle concessioni bingo e accoglie i ricorsi presentati da alcuni operatori del settore, annullando i provvedimenti con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva disciplinato la proroga onerosa per il biennio 2023-2024. La decisione riguarda in particolare gli atti amministrativi che imponevano ai concessionari il pagamento di un canone maggiorato per proseguire l’attività dopo la scadenza delle concessioni, prevista dalla normativa nazionale.
Secondo i giudici amministrativi, la questione non si limita a un aspetto economico, ma tocca il principio di legittimità dell’intero meccanismo di proroga adottato. Il Tar ha infatti rilevato un contrasto con il diritto europeo, richiamando la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che stabilisce limiti stringenti all’estensione automatica delle concessioni senza gara pubblica. In particolare, la proroga prevista dalla legge italiana non rientrerebbe tra le eccezioni consentite dalla direttiva europea, rendendo quindi illegittima la sua applicazione così come strutturata.
Alla luce di queste considerazioni, il tribunale ha disposto l’annullamento delle note e degli avvisi emanati dall’Adm nel maggio 2023, con cui erano stati definiti importi e modalità di pagamento per gli operatori. Si tratta di un passaggio rilevante che si inserisce in un quadro già segnato da numerose contestazioni nei confronti delle proroghe automatiche, spesso ritenute in contrasto con i principi di concorrenza e trasparenza.
La decisione non comporta però l’azzeramento totale degli obblighi economici per i concessionari. L’amministrazione dovrà infatti intervenire nuovamente per ridefinire i criteri di calcolo, che dovranno essere più coerenti con i principi europei, prevedendo importi proporzionati ai ricavi e ai vantaggi effettivamente ottenuti dagli operatori. La vicenda potrebbe avere effetti più ampi sull’intero comparto, aprendo la strada a una revisione del sistema concessorio e rendendo sempre più probabile il ricorso a nuove gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni





