L’analista di gaming Mauro Natta esamina nel dettaglio il ricorso al cashback da parte dei casinò italiani.
di Mauro Natta
Ci risiamo, già ai miei tempi, era stato un argomento di accese discussioni ma non lo rammento sufficientemente da scriverne. Ecco, in merito alla vicenda attuale, ossia sull’utilizzo del cashback al Casinò di Saint Vincent (oggetto di attenzione anche da parte del Consiglio Valle), alcune mie considerazioni.
È comune opinione che regalare dei gettoni che non possono essere cambiati in denaro e per il fatto che gli stessi vengono recuperati nella loro totalità al termine della giornata nell’insieme dei tavoli da gioco (cioè dove vengono persi) rappresenti una operazione alla pari, ovvero a nessun costo per l’azienda. A mio modo di vedere e considerare il tutto, la realtà mi pare cosa diversa!
Nell’ipotesi in cui fosse confermato quanto letto sulla stampa e cioè che ai clienti dell’hotel venisse corrisposto un importo in gettoni non convertibili pari a quanto hanno speso per il soggiorno si verrebbe, penso, a determinare un costo vivo a carico della casa da gioco.
Se ad esempio un ospite dell’hotel spende 370 euro e riceve gettoni non convertibili per uguale importo; si reca all’interno della casa da gioco e punta 10 euro su tutti i numeri della roulette francese. Sicuramente, qualsiasi numero esca, il cliente riscuote una vincita i 350 euro (si immagina in gettoni convertibili). Si reca alla cassa ed incassa una vincita che va a coprire, quasi per intero, quanto speso in hotel. A fine serata i suoi 37 gettoni iniziali (non convertibili) saranno recuperati sicuramente al tavolo da gioco ma il suo soggiorno è stato offerto dal casinò.
Nel caso specifico, e si evidenzia che è solo un esempio, ho considerato un singolo ospite che gioca a un solo tavolo; se consideriamo l’insieme degli ospiti e dei tavoli il risultato statistico non cambia: il gettone non convertibile è trasformato in convertibile a meno della “tassa di gioco”.
Nel caso di un giocatore di roulette francese, dove la tassa di gioco (il vantaggio del banco per intenderci) è del 2,7% (1/37), significa che dare a un giocatore 100 euro in gettoni non convertibili equivale a dargli 97,30 euro cash (100 – 2,70).
Certamente il regolamento permetterà soltanto alcune specifiche giocate e ci sarà una discreta sorveglianza in merito, ma alcuni accadimenti in altri casinò italiani si risvegliano mentre sto leggendo per l’ennesima volta del cash back.
In definitiva a leggere tutte le notizie che ruotano attorno alle case da gioco negli ultimi anni si ha quasi l’impressione che la clientela possa essere composta maggiormente da uomini d’affari che da giocatori, forse esagero?
È probabile inoltre, secondo chi scrive, che con l’attivazione di questa, a mio avviso, costosa “campagna promozionale”, il rapporto mance/introiti e contanti/introiti (un tempo e in un altro casinò i gettoni non convertibili erano immessi nella cassetta biglietti del tavolo ma conteggiati a parte) rammento il controllo a posteriori più volte richiamato, non tanto per una maggiore disponibilità dei giocatori ad elargire le mance quanto per una diminuzione degli introiti netti di gioco.
Per uscire da questo giro vizioso, ripetendolo ancora una volta, è necessario individuare un tecnico di gioco molto esperto, che non partecipi alla divisione delle mance e curi invece gli interessi dell’azienda non solo per quanto riguarda la cosiddetta “produttività” ma, anche e soprattutto, per impedire che alcune iniziative possano risultare controproducenti se applicate al gioco d’azzardo, bene inteso a mio personalissimo avviso.
Mi pare una buona regola, per chi amministra una casa da gioco, evitare di farsi ammaliare da quanti propongono qualche “idea meravigliosa” per incrementare gli incassi e prestare maggiore attenzione a coloro i quali raccomandano il massimo rigore nel rispetto delle regole fondamentali che stanno alla base di un corretto utilizzo degli strumenti di cui ci si può servire per conseguire tale scopo.
A chi mi legge non sarà sfuggita la mia totale avversione per questo genere di iniziative, dato che il Casinò di Saint Vincent dove ho lavorato per 40 anni non è l’unico ad utilizzare queste “pratiche”, mi sono imposto di cercare una motivazione logica che le giustifichi.
Alla fine sono giunto alla conclusione che l’errore di valutazione risalga a tempi molto lontani, laddove per incentivare gli ingressi era stato deciso da più parti di omaggiare con un gettone non convertibile di 10 euro (gettone omaggio) tutti i clienti che pagavano un biglietto di ingresso di pari importo.
Dal punto di vista “amministrativo” il fatto di emettere 100 gettoni da 10 euro e poi recuperarli tutti ai tavoli potrebbe indurre a pensare che l’operazione si svolga a costo zero per l’azienda.
Un tecnico di gioco, diversamente, sa benissimo che i 100 gettoni inizialmente emessi prima di venire recuperati dai tavoli passano inevitabilmente per delle fasi di gioco generando delle vincite (e delle mance) che vengo pagate con gettoni di valore.
L’ammontare di queste vincite (quelle ottenute con i gettoni non convertibili) non potrebbe essere riscontrato da un impiegato amministrativo. Il tecnico di gioco sa esattamente (o dovrebbe sapere) che le vincite complessive derivanti dai gettoni non convertibili corrispondono, nel caso siano giocati alla roulette francese, al 97,3% dei gettoni non convertibili complessivamente emessi (al lordo delle mance).
A parte ogni altra possibile considerazione, qui torna in campo la politica che, a mio avviso, ha voluto attribuire a un unico dirigente la responsabilità di gestire un’azienda così complessa e articolata senza preoccuparsi di affiancargli un professionista qualificato nel settore che sia in grado di prevedere con una certa precisione tutte quelle conseguenze che possono derivare da eventuali iniziative, magari compatibili con la produzione in altri settori, ma non proprio opportune in un contesto in cui viene esercitato il gioco d’azzardo.
In generale, secondo il mio modesto parere, si percepisce la mancanza di una figura esperta, scaltra, disinvolta e smaliziata, capace di muoversi agevolmente in situazioni complesse nell’interesse della casa da gioco.
Foto di FlyD su Unsplash





