Il Tar sospende il provvedimento Adm: il patteggiamento senza pene accessorie non basta per l’esclusione.
Una decisione che potrebbe cambiare gli equilibri nel settore del gioco legale arriva da Roma, dove il Tar Lazio ha sospeso la cancellazione di un operatore dal registro Ries, mettendo in discussione un meccanismo automatico applicato finora dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Al centro della vicenda c’è un imprenditore escluso dall’albo a seguito di una sentenza di patteggiamento per reati fallimentari, senza però l’applicazione di pene accessorie.
Il punto chiave, su cui i giudici amministrativi hanno ritenuto necessario intervenire in via cautelare, riguarda proprio il valore da attribuire oggi al patteggiamento dopo le modifiche introdotte dalla riforma Cartabia. Secondo il Tar, infatti, non può più essere dato per scontato che una sentenza di patteggiamento produca automaticamente effetti sfavorevoli nei procedimenti amministrativi, soprattutto quando non sono previste pene accessorie.
L’Agenzia aveva invece applicato una norma secondaria che considera ostativa, in modo quasi automatico, la presenza di determinati precedenti penali, assimilando il patteggiamento a una condanna. Un’impostazione che, alla luce della nuova formulazione dell’articolo 445 del codice di procedura penale, appare ora in contrasto con il quadro normativo vigente. Proprio su questo aspetto i giudici hanno evidenziato come l’amministrazione avrebbe dovuto adeguarsi alla legge in vigore al momento dell’adozione del provvedimento, richiamando il principio del tempus regit actum, cardine del diritto amministrativo.
In sostanza, il Tar ha ritenuto che l’automatismo utilizzato dall’Adm non sia compatibile, almeno in questa fase, con la normativa aggiornata, accogliendo quindi l’istanza cautelare e sospendendo gli effetti della cancellazione dal Ries. Una decisione che consente all’operatore di restare nel sistema in attesa del giudizio di merito, già fissato per il 22 settembre 2026.
La pronuncia, pur non definitiva, lancia un segnale chiaro: le amministrazioni non possono ignorare le modifiche legislative e continuare ad applicare criteri automatici ormai superati. E proprio su questo terreno si giocherà la partita nei prossimi mesi, con possibili ricadute su numerosi casi analoghi nel comparto del gioco pubblico.





