L’analista di gaming Mauro Natta prosegue nella sua disamina sui casinò tricolori e le loro fondamenta: focus sul modello classico.
di Mauro Natta
Con l’intento di favorire la comprensione di alcune problematiche emerse nell’ultimo periodo mi permetto di approfondire alcune questioni piuttosto rilevanti secondo quello che è il mio personalissimo punto di vista, supportato da una lunga esperienza nel settore.
Data la complessità degli argomenti ho frazionato le mie considerazioni in 6 parti per non appesantire la lettura:
Parte 3 – Organizzazione aziendale
Parte 4 – Modello classico
Parte 5 – Organigramma aziendale
Parte 6 – Qualità della gestione
che verranno esposte distintamente, pur essendo strettamente collegate e conseguenti, lasciando al lettore la possibilità di mettere tutto in fila.
MODELLO CLASSICO
Nei modelli gestionali “classici”, diversamente, è sempre stata generalmente riconosciuta la centralità della direzione giochi per quanto riguarda gli aspetti operativi e produttivi.
Un breve passaggio si rende necessario anche per inquadrare gli aspetti retributivi.
Di norma questa posizione era riservata ai tecnici di gioco più qualificati e l’individuazione della retribuzione annuale si otteneva “lordizzando” il netto complessivo percepito, formato come è noto dallo stipendio netto più il netto delle mance (che hanno una tassazione agevolata).
Ovviamente il risultato di questa operazione determinava una Ral che raggiungeva importi molto elevati e generalmente di gran lunga superiori a quelli dello stesso direttore generale, il cui reddito era giustamente parametrato alla scala retributiva propria del livello amministrativo (dove la componente “mance” non è presente).
Il fatto che un dirigente (direttore giochi) guadagnasse di più del suo diretto superiore nella scala gerarchica (direttore generale) è sempre stato un fattore di “atipicità” rispetto a tutte le altre aziende.
Nel momento in cui, tuttavia, si è voluto omologare il casinò considerandolo alla stregua di una qualsiasi altra azienda si è reso necessario conformare la scala retributiva, prevedendo un nuovo montante questa volta direttamente proporzionale alla posizione gerarchica.
Da questo momento in poi le retribuzioni dei “nuovi” direttori generali hanno preso quota e questi ultimi hanno ritenuto opportuno, probabilmente per un eccesso di autostima, di farsi carico anche di alcune questioni che prima rientravano esclusivamente nelle competenze specifiche dei tecnici di gioco più qualificati.
Il risultato di questo cambio di tendenza risalta nitidamente nella storia recente di almeno due case da gioco nazionali, Campione d’Italia e Saint Vincent.
Fino a questo punto il ragionamento è stato incentrato sulle problematiche che riguardano due punti fondamentali: antiriciclaggio e supervalutazione delle percentuali da riconoscere ai procacciatori di clienti ma, visto che ci siamo, varrebbe la pena di soffermarsi anche su quello che rappresenta l’aspetto più delicato nella conduzione di un casinò: gli illeciti ai tavoli da gioco.
Questa problematica, vera piaga di tutte le gestioni, emerge di rado allorquando alcuni impiegati infedeli si fanno “beccare” con le mani in pasta, spesso a seguito delle confidenze di qualche giocatore attento piuttosto che per l’efficienza dei meccanismi di controllo dedicati.
Una corretta impostazione del controllo sul gioco prevede in sintesi che: gli impiegati di gioco operano sotto la supervisione dei capi tavolo, i capi tavolo operano sotto la supervisione degli ispettori di sala, gli ispettori di sala operano sotto la supervisione dell’ispettore capo, l’ispettore capo riferisce all’assistente di direzione giochi, il direttore giochi coordina il tutto, garantisce la regolarità del gioco e il rispetto delle normative vigenti.
Quando un impiegato di gioco “ruba” indisturbato, quindi, non ci troviamo di fronte solamente ad una “mela marcia” ma anche: ad un capo tavolo che non ha posto la dovuta attenzione alle operazioni svolte dai propri sottoposti; ad un ispettore di sala che non ha preteso la giusta attenzione da parte del capo tavolo; ad un ispettore capo che non si è accorto della distrazione degli ispettori di sala; ad un assistente di direzione che ha coordinato male l’insieme delle operazioni e a un direttore giochi che ha promosso a ruoli superiori delle persone sbagliate.
Ovvero quando si verificano dei furti al tavolo che sfuggono ai meccanismi di controllo interno tutta la catena di comando, in quota parte, dovrà assumersi le proprie responsabilità che, in un’azienda sana, dovrebbero a grandi linee essere le seguenti: l’impiegato viene licenziato; il capo tavolo si prende 10 giorni di sospensione; l’ispettore di sala 5; l’ispettore capo 1; l’assistente di direzione si prende una bella segnalazione disciplinare; il direttore giochi un duro richiamo da parte della proprietà che potrebbe compromettere, in prospettiva, il proprio prestigio personale.
Un’altra incombenza importante a carico del direttore giochi è quella di saper valutare il livello di fedeltà generale del comparto analizzando i flussi di dati che vengono registrati nel medio periodo (c.d. controllo a posteriori), soprattutto rapportando i volumi rendicontati, rigorosamente tavolo per tavolo (biglietti, mance, risultato in gettoni e quant’altro), con gli introiti netti di gioco.
Il risultato dell’analisi così ottenuta, ove venissero rilevate delle discrepanze rispetto all’intervallo di valori ritenuti normali, impone di aumentare la pressione e il controllo sulle diverse procedure che risultano maggiormente esposte al rischio di illeciti nei diversi e rispettivi reparti.
Una volta elencate e motivate tutte le doti e i superpoteri di un direttore giochi parrebbe logico arrivare alla conclusione che per far funzionare un Casinò basta solo assicurarsi un tale fenomeno della natura.
Nulla di più sbagliato.
Infatti il percorso formativo per un tecnico di gioco esclude la possibilità di acquisire significative competenze specifiche nei ruoli amministrativi e contabili.
Ciò avviene non tanto per la pigrizia o per dei limiti cognitivi degli interessati ma semplicemente perché le competenze necessarie a livello tecnico di gioco maturano in orari notturni e festivi mentre quelle necessarie a livello amministrativo/contabile maturano all’interno del cosiddetto orario d’ufficio.
Sarà opportuno quindi dotarsi anche di un valido dirigente amministrativo, un professionista che dopo una formazione scolastica adeguata in ambito economico/contabile abbia la possibilità di seguire un percorso interno che lo veda coinvolto nei diversi ambiti amministrativi (come: risorse umane, paghe, turni, contabilità, acquisti, marketing, ospitalità e quant’altro) al fine di accumulare tutte quelle specifiche che gli permettano di avere la più ampia competenza possibile in ordine a tutte quelle dinamiche aziendali che rientrano, appunto, nel “ruolo amministrativo”, andando a colmare in definitiva quelli che sono i limiti naturali di un dirigente proveniente dal “ruolo tecnico di gioco”. (segue)
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