Il Codacons chiede di rifare Inter‑Juventus e rimborsare le scommesse, ma tecnicamente è praticamente impossibile.
Una partita di calcio può cambiare la giornata di migliaia di tifosi, ma nel caso di Inter‑Juventus, il 3‑2 dei nerazzurri rischia di fare discutere ancora più a lungo. Dopo le polemiche per l’espulsione di Pierre Kalulu, che ha lasciato la Juventus in dieci per oltre un’ora, il Codacons è sceso in campo con una proposta che suona quasi incredibile: chiedere che la partita venga ripetuta e che tutte le scommesse sul match vengano rimborsate.
Secondo l’associazione dei consumatori, il cartellino giallo mostrato a Kalulu avrebbe inciso pesantemente sull’equilibrio dell’incontro, penalizzando la squadra bianconera e, di riflesso, gli scommettitori che avevano puntato sui risultati. Una posizione che ha subito catturato l’attenzione dei media e che ha alimentato il dibattito sul confine tra decisioni arbitrali, diritto dei tifosi e tutela degli scommettitori. La notizia è stata ripresa da testate come Agimeg, che hanno evidenziato la portata dell’iniziativa del Codacons.
Ma al di là del clamore, la richiesta resta teorica più che pratica. Le regole della Serie A e della Figc prevedono che i risultati sul campo siano vincolanti, a meno di casi estremi di illecito accertato da organi competenti. Allo stesso modo, una volta confermato ufficialmente il risultato, le scommesse sportive diventano definitive e difficilmente possono essere annullate retroattivamente. In altre parole, ripetere la partita o rimborsare le puntate è praticamente impossibile, anche se la battaglia del Codacons ha senza dubbio un forte valore simbolico e mediatico.
Questa vicenda, quindi, entrerà negli annali non solo per il risultato sul campo, ma per le polemiche e le conseguenze extra‑sportive che ha scatenato, tra tifosi delusi, scommettitori e consumatori che chiedono giustizia, anche quando la giustizia sportiva ha regole molto precise.
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