Il testo per le prossime gare di assegnazione delle concessioni di apparecchi e scommesse è ormai pronto: per lo Stato attesi 1,8 miliardi di euro.
Meno slot e meno agenzie di scommesse sul territorio. Ma anche meno operatori. Sono queste le prime certezze che scaturiscono dall‘impostazione delle prossime gare per i rinnovi delle concessioni del gioco terrestre attualmente in via di definizione al Ministero dell’Economia. Ma se il numero di apparecchi e punti vendita è scritto nero su bianco nel provvedimento, quello dei futuri operatori non è ancora definibile, ma è il frutto delle stime e riflessioni che tutti, all’interno della filiera, stanno facendo in queste ore, tenendo conto dell’ulteriore innalzamento dell’asticella imposto dal Legislatore con il nuovo, futuro decreto legislativo.
Nel testo – ormai semi-definitivo – del Dlgs di riordino del settore che giungerà in queste ore sulla scrivania del Ministro, per poi approdare in Consiglio dei Ministri entro la fine del mese corrente, sono previste anche le procedure per riassegnare le concessioni per la gestione delle reti di Apparecchi da intrattenimento (Awp e Vlt), Scommesse e Bingo, attualmente in proroga fino al 31 dicembre 2026.
La nuova rete Apparecchi
Come anticipato nei giorni scorsi su queste pagine, lo schema generale delle gare impostate dai tecnici del Mef e AdM, è previsto il meccanismo dell’offerta al rialzo sui lotti predefiniti dal legislatore, mettendo in palio 50 lotti per gli apparecchi, ognuno dei quali composto di 4000 slot, 920 Vlt, 800 Punti vendita per slot, 90 Sale specializzate, tenendo conto della riduzione che viene apportato dallo stesso provvedimento rispetto all’attuale mercato (200mila Awp invece delle attuali 235mila e 46mila Vlt contro le attuali 55mila, per un massimo di 4500 sale dedicate). Con una base d’asta di 25 milioni per ciascun lotto. Lasciando così prevedere entrate per almeno 1 miliardo e 250 milioni di euro da questa procedura, che potrebbero addirittura aumentare tenendo conto dei possibili rialzi.
I numeri del Betting
Per quanto riguarda le scommesse, invece, il totale dei diritti in vendita sarà di 10mila unità, che potranno vendere scommesse sportive, ippiche, concorsi e virtual, superando la vecchia divisione dei punti vendita, tra corner e agenzie. Oltre all’unificazione del Totalizzatore che diventerà unico per tutte le tipologie di scommesse. La gara del betting sarà organizzata per la vendita di 400 lotti, ognuno con 25 diritti al prezzo base di 1 milione e 250mila euro. Per un incasso di almeno 500 milioni di euro per lo Stato, a cui si andranno ad aggiungere anche i circa 75milioni di euro provenienti dalla gara per il Bingo, che prevede l’assegnazione di 210 concessioni, anche se attualmente le sale in attività risultano essere solo 183 (qui la base d’asta sarà di 350mila euro). Tuttavia anche la concessione della tombola elettronica potrebbe risultare maggiormente appetibile rappresentando un presidio strategico come sala dedicata.
La “nuova” concentrazione del mercato
Tra i numeri previsti dal nuovo testo, importanti anche quelli relativi alla concentrazione del mercato: massimo 40 percento nel caso delle scommesse sportive e 35 percento nel caso degli apparecchi da intrattenimento. In questo caso non si tratta di particolari stravolgimenti, bensì di una mera fotografia dell’attuale rete di mercato, la quale registra, nel caso degli apparecchi, un quota di mercato di circa il 36 percento da parte del primo concessionario italiano e circa il 31 percento da parte del secondo. Mentre sulle scommesse la quota di mercato maggioritaria si aggira attorno al quaranta.
I tempi del decreto e delle gare
Per quanto riguarda il rinnovo delle suddette concessioni, di tratterà a tutti gli effetti di una gara comunitaria, il cui accesso sarà quindi consentito a tutte le società con sede legale nello Spazio Economico Europeo in possesso di adeguati requisiti finanziari e tecnologici e assegneranno concessioni valide nove anni a partire dalla data di aggiudicazione, ipotizzata per il primo semestre 2027. Per questa ragione le regole tecniche che conseguiranno dall’attuazione del nuovo decreto legislativo dovranno anche superare il vaglio della Commissione europea e sottoporsi al periodo di stand still di almeno 90 giorni previsto dalla normativa comunitaria.
Prima però l’intero decreto legislativo, per poter essere adottato, dovrà superare l’iter di approvazione in Consiglio dei Ministri, Conferenza Stato-regioni e Parlamento, con l’obiettivo di essere pronti con le procedure di gara per la fine dell’anno corrente.





