Peculato e slot, Cassazione conferma la condanna a Catania

La Corte di Cassazione conferma quasi tre anni di reclusione per l’uomo che non versava il Preu, rafforzando l’orientamento giuridico sul peculato nel settore dei giochi.

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per un gestore di apparecchi da intrattenimento a Catania, ritenuto responsabile di peculato. L’uomo era accusato di aver trattenuto indebitamente somme di denaro destinate al prelievo erariale unico (Preu), invece di versarle all’ente competente, appropriandosi così di fondi pubblici.

Il procedimento era partito dopo le indagini che avevano messo in luce come il gestore, a fronte delle entrate generate dalle slot, non avesse effettuato i regolari versamenti previsti dalla legge. Secondo quanto emerso nei gradi di giudizio precedenti, il comportamento dell’imputato configurava chiaramente il reato previsto dall’articolo 314 del codice penale.

La difesa aveva presentato ricorso in Cassazione, sostenendo presunte irregolarità procedurali e contestando la qualificazione della condotta come peculato. Tuttavia, i giudici della Suprema Corte hanno respinto tutte le argomentazioni, confermando integralmente le decisioni dei tribunali di primo e secondo grado.