L’analista di gaming Mauro Natta esamina l’equazione tra contante e riciclaggio nei casinò, mostrandone tutti i limiti.
di Mauro Natta
Come già anticipato affronto un’altra rilevante problematica al riguardo delle case da gioco: la circolazione del contante.
Allo scopo di favorire un approccio corretto è necessario sfatare, una volta per tutte, il luogo comune che prevede una equazione molto approssimativa: contante = riciclaggio.
Non è così, non corrisponde affatto al vero che tutti quei giocatori che preferiscono il contante per il gioco d’azzardo siano necessariamente degli spacciatori o, in ogni caso, dei delinquenti generici che intendono riciclare soldi sporchi.
La realtà è ben diversa, ci sono infatti anche moltissime persone per bene e/o benestanti, probabilmente irreprensibili sotto il profilo fiscale, che semplicemente hanno nelle loro disponibilità delle somme rilevanti in contanti onestamente guadagnate, ad esempio gli imprenditori che operano nel mondo delle vendite al dettaglio, che per vari motivi preferiscono evitare che dei titoli a loro collegabili transitino in una casa da gioco.
In questa categoria di giocatori, a solo titolo di esempio, possiamo pacificamente inserire tutti quegli imprenditori che, per esigenze legate alla propria attività, spesso ricorrono a finanziamenti da parte delle banche.
È pacifico che un’eventuale movimentazione di assegni o bonifici che transiti per un casinò, tanto in entrata quanto in uscita, sicuramente non giova alla propria credibilità come “pagatore affidabile” arrivando al punto di compromettere concessioni di credito da parte del sistema bancario.
Molto più semplicemente si pensi al marito che non vuole far sapere alla moglie o a chi può sbirciare il suo estratto conto, quali sono le somme effettivamente dedicate al gioco d’azzardo (molti giocatori, sicuramente, sorrideranno).
Detto “inconveniente” si presenta, credo, a tutti i giocatori appartenenti a questa categoria che sviluppano un volume di gioco superiore a quello che è il limite di cambio previsto per il contante, attualmente di 5.000 euro (mezzi di gioco in cambio di contanti), ma, contrariamente a quanto ritenuto, tale “inconveniente” si può presentare anche a quel giocatore che, pur esprimendo un volume di gioco inferiore a 5.000 euro, incappa in un serata particolarmente fortunata che gli regala una vincita che supera il limite di cambio consentito (contanti in cambio di mezzi di gioco).
Non potendo utilizzare titoli per i motivi citati, è del tutto comprensibile che il giocatore in parola si inventi qualche “innocente stratagemma” con la scopo di evitare uno scomodo tracciamento.
L’esperienza insegna che questi “innocenti stratagemmi” in pratica trovano compimento seguendo generalmente due percorsi: il primo consiste nell’utilizzare amici o persone terze per frazionare l’acquisto/vendita di mezzi di gioco presso le casse di sala per importi sotto soglia e quindi risultare assolutamente in regola con la normativa osservata dalla casa da gioco; il secondo verte nell’acquistare/vendere mezzi di gioco rivolgendosi a giocatori che in quel momento risultano in vincita/perdita.
È chiaro che queste operazioni molto frazionate non sono facilmente intercettabili da parte del personale della casa da gioco, a meno che non risultino particolarmente teatrali. È accettabile, probabilmente, considerare il fenomeno per quello che effettivamente può rappresentare: ben poca cosa.
A ben guardare una certa flessibilità da considerarsi inevitabile in una casa da gioco, è sicuramente legata a delle frenetiche dinamiche e in un certo qual modo riflette la tolleranza che lo stesso Stato dimostra nei confronti del gioco d’azzardo. Ne autorizza la gestione non in tutto il territorio nazionale ma solamente in specifici contesti, tutti posizionati in prossimità dei confini con altri Stati, e non pare un caso.
Approfondendo la problematica non si dovrebbe fare a meno di considerare che, senza entrare nei dettagli di quanto avviene ai tavoli, alla fine della fiera si registra un ingresso di contante (acquisto di mezzi di gioco) e una successiva uscita di contante (vendita di mezzi di gioco), dove il contante che entra nelle casse di sala è sicuramente superiore a quello che dalle stesse ne esce. Diversamente gestire un casinò sarebbe un suicidio economico!
In buona sostanza la differenza tra il contante che entra e quello che esce costituisce una parte dell’incasso della casa da gioco tramite il quale si materializza la possibilità non solo di favorire l’occupazione, ma, soprattutto, di garantire delle entrate per l’Ente titolare della concessione, che, come è noto, sono entrate aventi natura giuridica tributaria.
Paradossalmente si potrebbe affermare che le operazioni riguardanti “contante per contante” e “titoli per titoli” (sia in entrata che in uscita) non dovrebbero creare particolari problemi a nessuno e innegabili vantaggi per tutti.
Il problema infatti nasce solamente allorché le due modalità si incrociamo. Ciò detto una domanda dovrebbe sorgere spontanea: “come possiamo riconoscere i veri giocatori dai riciclatori seriali”?
La risposta potrebbe essere più facile del previsto: i primi movimentano solo contante o soli titoli sia in entrata che in uscita; i secondi movimentano prevalentemente titoli in entrata (quando necessitano di contante) o prevalentemente titoli in uscita (quando necessitano di titoli tracciabili).
Queste indicazioni di massima non sono applicabili ad episodi isolati ed occasionali ma hanno senso soltanto se gestite da personale molto esperto e misurate per un periodo di osservazione sufficientemente lungo.
Concludendo, lo scopo dichiarato delle precedenti considerazioni è quello di riconoscere il dovuto rispetto alla stragrande maggioranza dei clienti dei casinò, quelli che possono permettersi di frequentare i tavoli verdi per puro divertimento e come occasione di svago in un ambiente lussuoso ed elegante, magari con un’ottima ristorazione e qualche spettacolo interessante, anche se non alla portata di tutti.
Troppo spesso vengono associati ingiustamente e quasi automaticamente a questioni che, invece, ruotano attorno a poche persone di malaffare che prima o poi finiscono in manette.
Foto di Bozhin Karaivanov su Unsplash





