Futura gestione Casinò St. Vincent, riflettori puntati sulle mance

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema della mancia ai croupier, ai fini di una scelta ponderata in merito al futuro gestionale del Casinò di Saint Vincent.

 

di Mauro Natta

La mancia al croupier quale elemento meritevole da una attenta considerazione e di essere valutata nella scelta sul futuro gestionale delle casa da gioco di Saint Vincent.
Mi permetto di addizionare ciò che penso, ovvero che il primo beneficiario è, indiscutibilmente, il croupier. Il gestore non ha titolo originario a parte della vincita, cioè la mancia; d’altra parte sarebbe
paradossale che partecipi alla vincita chi, perdendo, la deve finanziare…

E questa integrazione permette di credere che il decreto legislativo n. 314/1997 qualifica le mance stabilendone la tassazione e la contribuzione ai fini pensionistici.
La sentenza n.1775 del 18 maggio 1976 della Sezione Lavoro della Suprema Corte di Cassazione, a proposito della mancia ai croupier recita: Il sistema mancia è retto da un uso normativo si ricava dall’indirizzo consolidato della giurisprudenza dal 1954 tanto consolidato quanto idoneo ad assumere un ruolo di fonte secondaria del regime giuridico proprio del particolare rapporto che obbliga il giocatore vincente ad elargire una parte della vincita al croupier e questi a ripartirla con gli altri addetti ed il gestore…

Con sentenza 9 marzo 1954, n. 672, la Cassazione, prendendo in esame il caso specifico dei dipendenti delle case da gioco, in una causa instaurata da alcuni dipendenti del casinò di Sanremo contro il Comune perché fosse dichiarato nullo il patto di devoluzione di una quota del monte mance all’ente gestore del Casinò si pronuncia concludendo, tra l’altro, che il patto che attribuisce all’azienda una parte delle mance non è nullo per mancanza di causa dato che il datore di lavoro offre al lavoratore l’organizzazione e l’occasione per ricevere le mance.
Al proposito si ricorda la motivazione che è dato leggere quale presupposto reperibile nel citato decreto legislativo.

Allo stesso tempo, così come avviene in una casa da gioco del Paese, la ripartizione avviene con percentuali differenti dal 50 percento e lo si potrebbe imputare alla minore consistenza delle mance nei giochi da tavolo americani.

Ora ritorno sul patto di devoluzione che ritengo estraneo al contratto di lavoro. Sono gli impiegati, di cui al Decreto n. 314/97, che stabiliscono la ripartizione di quanto loro spettante sulla scorta dell’anzianità o altro e contrattano col gestore per quanto alla percentuale in discorso.
Pare che i giochi da tavolo americani siano maggioritari nella scala dei proventi netti (mance escluse) delle case da gioco e che la diminuzione del monte mance possa influire su richieste salariali o patti col gestore relativi a percentuali di devoluzione diverse, come già avviene, dal 50 percento. Il tutto si potrebbe ridurre in minori utili con una adeguata diminuzione della tassa di concessione che il gestore, pubblico o privato che sia, versa al Comune o alla Regione.

Mi permetto un suggerimento; perché non trattare fiscalmente le mance alla stregua delle vincite, non assoggettarle più a contribuzione pensionistica a carico del datore di lavoro, rendendo obbligatoria la pensione integrativa relativa alle mance, lasciando al gestore soltanto quella sulle retribuzione ordinaria?

Non intendo dilungarmi oltre; se la vincita realizzata nei casinò della Comunità Europea è esente da imposta sul reddito delle persone fisiche come statuisce la Legge Europea per il 2015, per quale motivo
non lo è per una parte, la più piccola?

Se i proventi spettanti alla gestione, ovvero al netto di quanto versato all’amministrazione regionale maggiorato dalla quota mance derivante dal patto di devoluzione, dovessero diminuire, il costo del
personale, in specie quello amministrativo, avrebbe un peso maggiore sui costi della produzione.
Ne deriverebbe un minore utile che, nel caso di gestione pubblica, potrebbe comportare una altrettanto minore disponibilità economica da utilizzare sul territorio. Se, invece, la gestione fosse privata, il minor utile si trasformerebbe irrimediabilmente in una ridotta tassa di concessione in quanto l’utile rimane all’azionista privato.
A questo punto, rammento che nel Paese esiste una realtà dell’azzardo autorizzato nella quale le mance sono devolute dai primi beneficiari alla gestione in una percentuale differente dal 50 percento (Cassazione 9 marzo 1954, n. 672).

Quante volte ho scritto di “multifunzionalità” da applicare per il personale di gioco, forse troppe. Ma si tratta del modo provato per acquisire la dovuta professionalità in tutti i giochi. E’ appunto la conoscenza di più giochi che lo permette e, al tempo stesso, interessati d’accordo, può contribuire ad accelerare il percorso tramite una partecipazione al “punto” (mancia) differenziata sulla scorta della professionalità acquisita.
Mi permetto di aggiungere dopo tutto un esempio di percorso standard per tecnici di gioco.
Al termine non si può concludere in modo diverso da quello di affidare, come è giusto, alla politica la scelta sul futuro gestionale della casa da gioco e del complesso alberghiero collegato con la sola speranza che la competenza sia maggioritaria all’appartenenza.

Nel pieno convincimento di aver espresso quanto mi deriva dall’esperienza esprimo la speranza di essere stato di qualche utilità.
a) maneggio gettoni americani, a1) maneggio gettoni francesi,
b) impiegato: black jack, poker, craps, punto banco. Roulette fair e americana nell’ordine,
c) capo isola o impiegato roulette francese e trente et quarante,
d) capo tavolo roulette francese, ispettore, ispettore capo,
d1) capo partita chemin de fer, commissario chemin, commissario capo,
e) assistente direzione giochi,
f) direttore giochi.

Come anticipato trattasi di un esempio ma posso assicurare che è molto utile alla produzione che, a ben vedere, racchiude gli interessi economici di tutti: Ente pubblico proprietario, gestore e dipendenti.

 

Foto di Richard Ciraulo su Unsplash