Tar Lazio: ‘Concessioni gioco, requisiti morali devono essere continuativi’

Il Tar del Lazio respinge il ricorso presentato contro la decadenza di due concessioni di gioco disposta dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

 

“La decadenza delle concessioni (di gioco Ndr) assumeva carattere vincolato, sia alla luce delle previsioni contrattuali che della normativa antimafia, senza trascurare la rilevanza (parimenti dirimente) del principio di continuità nel possesso dei requisiti cd. morali (o generali), ai sensi del codice dei contratti pubblici, che impone all’operatore economico affidatario di commesse pubbliche di garantire, anche in costanza di rapporto contrattuale, il rispetto dei requisiti che la legge impone per l’affidamento dei contratti. Essendo in gioco principi di natura generale, posti a tutela dell’ordine pubblico economico, non è ammissibile ammettere interruzioni nel possesso del requisito.”
Questa una delle motivazioni che ha portato il Tar del Lazio a ritenere infondato, e dunque a respingere, il ricorso presentato da una società concessionaria nel settore dei giochi pubblici contro due provvedimenti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che avevano disposto la decadenza di altrettante concessioni e l’incameramento delle cauzioni previste dalle convenzioni.

Tre i motivi che avevano portato l’Agenzia a disporre la decadenza delle due concessioni: “la sussistenza di un procedimento penale, con imputazione a carico dell’amministratore della società (precedente rispetto a quello in seguito subentrato)”, la “sussistenza di grave e persistente esposizione debitoria verso l’erario nella gestione della concessione in parola” e “la sussistenza del predetto procedimento penale e per il mendacio costituito dall’omessa dichiarazione di tale pendenza”.
Nella sentenza il Tar sottolinea che “la determinazione adottata (decadenza) non ha natura di sanzione afflittiva in senso proprio (non mirando in ultima analisi alla punizione del ‘reo’)” e che rientra “viceversa nell’ampio genus dell’autotutela, a garanzia precipuamente del pubblico interesse”.

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