Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, evidenzia l’importanza di completare l’iter della riforma del gioco nell’anno appena iniziato, portando dunque a compimento anche il riordino del retail.
Tra politica e business, il settore del gioco pubblico si affaccia al nuovo anno con speranze e aspettative, alla luce di un 2025 che gli ha consentito di mettere a rendita alcuni obiettivi raggiunti, come le nuove concessioni per l’online ormai in vigore, ma nel quale sono emerse delle criticità, su tutte la “crisi” del retail, che chiedono di essere affrontate anche per le conseguenze negative che possono avere dal punto di vista erariale.
Su questi temi facciamo il punto con il sociologo Gian Maria Fara, presidente e fondatore dell’Eurispes, nell’intervista pubblicata sul numero di gennaio/febbraio della rivista IGE Magazine, e che riproponiamo online.
Tra le riforme previste nella Delega fiscale voluta dal Governo Meloni e approvata dal Parlamento c’è anche quella del gioco, online e retail. Ritenete che il 2026 sarà l’anno buono per portare a compimento la riforma del gioco fisico e quali potranno essere gli effetti positivi, nel caso di riuscita dell’obiettivo fissato dal Governo?
“Me lo auguro. La riforma recentemente approvata per il gioco online, che mira a creare un ambiente di gioco più sicuro e trasparente, resterebbe parzialmente incompiuta qualora non fosse perfezionata e implementata con la riforma del gioco fisico. Per quanto riguarda i principali benefici direi che, rimanendo nel solco di quanto appena fatto per il gioco online, si possono citare tre elementi principali. Una maggior tutela per gli utenti, lo sviluppo di strumenti più efficaci per contrastare fenomeni illegali come, ad esempio, il riciclaggio e, infine, un incremento delle entrate per lo Stato.”
Nel corso degli anni la percezione pubblica e politica del gioco legale è profondamente cambiata. Come ritenete quella attuale e che cosa si deve ancora fare perché quella del gioco legale sia considerata un’attività economica e, appunto legale, a tutti gli effetti?
“Quando parliamo di gioco legale parliamo di un’attività economica estremamente rilevante e in costante crescita che, come evidenziato dal nostro ultimo studio sull’argomento, ha importanti ricadute anche su altri settori industriali come quello dei media o dello sport. Trattandosi però di un’attività che può causare anche gravi forme di dipendenza, che a loro volta possono avere importanti ricadute sociali, diventa essenziale che il gioco possa venir percepito e praticato come un’attività ricreativa e sicura. In questo contesto, diventano essenziali le norme a tutela dei consumatori e l’uso di strumenti di aiuto e sostegno efficaci per chi si trova in situazioni di difficoltà.”
Il gioco retail sta attraversando un momento di crisi, a causa di diversi fattori normativi ma anche culturali. Ritenete questo declino inevitabile?
“Direi che è una possibilità concreta, ma non una certezza. Parliamo comunque di due modalità di fruizione del gioco che, soprattutto per alcune tipologie di giochi come quelli da casinò, sono abbastanza diverse tra loro. Partendo da questi presupposti, vi sono alcuni elementi come la predilezione del gioco online da parte delle fasce più giovani o la possibilità di ‘personalizzare’ l’esperienza di gioco sulla base delle preferenze del singolo che fanno pensare che la crisi del retail, almeno per i prossimi anni, sia destinata a continuare.”





