L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema della dotazione di gettoni e placche nei casinò.
di Mauro Natta
L’occasione di aver scritto di placche mi ha dato l’idea di riflettere sulla dotazione di gettoni e placche. Si tratta di un patrimonio aziendale da non sottovalutare tanto che, almeno ai miei tempi, il cassiere di sala registrava quotidianamente l’importo dei c. d. gettoni a mani clienti.
Tra le altre osservazioni, conto tenuto che stiamo pur sempre nel campo di valori effettivi, è ipotizzabile che l’uscita delle placche dal tavolo, a prescindere da quelle utilizzate per i cambi al tavolo e per le aggiunte regolarmente documentate e che lo provano, possa essere oggetto di verifica tramite sistemi audiovisivi, e ciò a tutela appunto del “patrimonio aziendale”.
Visto che i movimenti in discorso sono riscontrabili con le telecamere installate nelle sale, non mi pare una esagerazione pensare che l’uscita dal tavolo di placche a seguito di vincite consistenti possa essere riscontrata rivedendo le registrazioni, che di norma rimangono a disposizione almeno per 24 – 48 ore.
E allora il fatto di chiedersi della provenienza delle placche, sempre che non si riscontri nei movimenti ai quali ho fatto cenno, ritengo possa essere in qualche modo possibile e discretamente agevole concludere che, non derivando da vincite ma da altra sorgente, per così dire, potrebbe emergere la necessità di monitorare il comportamento di quei “clienti attenzionati” in occasione dei loro futuri ingressi, anche con l’ausilio appunto delle telecamere e/o “con personale dedicato”.
Non risulta a chi scrive che l’utilizzo di tali mezzi violi, nella specifica fattispecie, alcuna normativa di cui all’art. 4 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 recante “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”.
Come ho già più volte sottolineato in precedenti articoli, tutta una serie di interventi ed accorgimenti devono essere posti in essere, anche e soprattutto, a “livello operativo”, in quanto al solo “livello amministrativo o contabile” alcune “atipicità” proprie delle aziende che operano nel settore del gioco d’azzardo potrebbero diventare quasi “invisibili”.
E questo è il motivo principale per il quale più volte mi sono trovato a sottolineare la centralità della direzione giochi nella gestione complessiva di una casa da gioco e la necessaria esperienza di chi vi è preposto, la quale non deve limitarsi alla semplice conoscenza dei regolamenti di gioco, garantendone la regolarità, ma deve anche sapersi interfacciare correttamente con il resto dell’azienda e i suoi vertici.
Ovviamente a livello amministrativo e contabile è funzionale all’azienda valutare comunque le movimentazioni di contante e titoli, ma, ancora una volta, per attivare l’insieme di quei “marcatori” che possono evidenziare situazioni di un potenziale tentativo di riciclaggio è necessaria una profonda conoscenza di quelle che sono le dinamiche tipiche del gioco d’azzardo.
Per quanto si è letto sulla stampa sembra che il livello di “flessibilità e tolleranza” abbia superato, magari involontariamente, quello che si può definire come il “punto critico”, cioè quel punto oltre il quale possono verificarsi episodi spiacevoli.
Nel porvi rimedio è consigliabile valutare attentamente quali potrebbero essere gli eventuali effetti collaterali.
Foto di Amanda Jones su Unsplash





