Poker online per il chip dumping: frode con account di familiari

Weighting on table. Free public domain CC0 photo.

Tenta il ricorso in Cassazione ma la condanna per frode informatica e tentato riciclaggio è definitiva.

 

Indirizzi IP condivisi, legami familiari e la tecnica fraudolenta del chip dumping. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto accusato di aver cercato di incassare somme di denaro provenienti da una frode informatica attraverso prelievi da una carta Postepay e l’uso distorto di piattaforme di scommesse e poker online.

Il fenomeno del chip dumping ha facilitato il trasferimento illecito agendo come un meccanismo di manipolazione delle dinamiche di gioco volto a mascherare lo spostamento di capitali di provenienza delittuosa.

Il meccanismo permette a uno o più partecipanti, in accordo tra loro, di porre in essere condotte di perdita volontaria delle mani giocate. Questo consente di trasferire artificialmente somme di denaro (sotto forma di chips virtuali) dai conti di gioco di soggetti consenzienti verso un unico account preventivamente individuato.

In questo modo, il denaro viene inserito in un circuito di movimentazione apparentemente lecito, rendendo più complessa l’identificazione della sua origine criminale. Una volta che i proventi illeciti sono stati fatti confluire sull’account centrale tramite le partite fittizie, il beneficiario può tentare di monetizzare le somme attraverso prelievi (ad esempio su carte Postepay), completando così l’attività di riciclaggio o tentato riciclaggio.

Le indagini hanno accertato che, dei tredici account sospetti sulla piattaforma “Casinò Plex”, tre erano direttamente legati a Monterosso: il suo account personale (“haigiocato365”), quello della madre convivente (“mamma365”) e quello del nonno (“il pazzo 69”), creato utilizzando i documenti di identità dei familiari.