Ippica, corse e gran premi: fa discutere il criterio di storicità. Il Tar: ‘Legittimo’

Respinto il ricorso di una società gestrice di ippodromo contro il ministero dell’Agricoltura.

 

Disparità di trattamento rispetto ad altri ippodromi del Nord-Ovest. È quanto lamentava una società gestrice di impianto, contestando dabanti al tar del Lazio i criteri adottati dal ministero competente per l’assegnazione delle giornate di corsa e dei Gran Premi per gli anni 2020 e 2021.

Il contenzioso si focalizza sull’uso del criterio di storicità, ritenuto dall’ippodromo ligure penalizzante e privo di una solida base normativa. Tuttavia, i giudici hanno respinto le richieste della società, confermando la legittimità dell’operato ministeriale e la validità dei calendari nazionali stabiliti.

La decisione sottolinea che tali atti amministrativi sono coerenti con i principi generali di programmazione del settore ippico già consolidati in precedenza.

Secondo il Tribunale amministrativo, il criterio mira a valorizzare la reale capacità operativa di ciascun ippodromo. L’idea è che i risultati passati garantiscano l’attitudine dell’impianto a organizzare corse con adeguati standard tecnico-organizzativi e ad assicurare la manutenzione delle strutture esistenti.

La distribuzione delle giornate basata sulla storicità ha un impatto diretto sui bilanci delle società di gestione. Infatti, il numero di corse assegnate e disputate è uno dei parametri utilizzati per determinare l’ammontare delle sovvenzioni pubbliche che l’ippodromo ha diritto a percepire.

L’applicazione di questo principio tende a mantenere stabili nel tempo i volumi di attività dei diversi impianti ma questo aspetto è oggetto di critica da parte della società ricorrente che sostiene che il criterio possa creare una “rendita di posizione” a favore degli ippodromi storicamente più attivi, rendendo difficile per gli altri migliorare la propria condizione competitiva.

Ad ogni modo, il Tribunale ha stabilito che la ripartizione delle date e delle sovvenzioni non è risultata né irragionevole né priva di motivazione sufficiente.